FREDDIE MERCURY

VENTENNALE DELLA MORTE DI FREDDIE

The King
Il prossimo 24 novembre sarà il ventennale della morte di Freddie Mercury e se fosse ancora tra noi, oggi, il grande Freddie avrebbe 65 anni.
L’articolo che segue è quanto dice su di lui il suo assistente personale Peter Freestone, che gli ha dedicato il libro intitolato “Freddie Mercury, una biografia intima” ( Freddie Mercury: An Intimate Memoir by the Man Who Knew Him Best).

Sesso, droga e vita spericolata, la più rock delle star raccontata da chi gli è stato vicino e che in occasione di un evento organizzato dalla Mercury Band, la più famosa tra le tribute band dei Queen, a Seriate, vicino a Bergamo, ha rilasciato un intervista alla rivista Panorama. 
Lo storico collaboratore del leader dei Queen dice: “Io sono un uomo fortunato. Per dodici anni della mia vita sono stato l’ombra di un personaggio eccezionale come Freddie Mercury. Ero il suo assistente personale, il cuoco, l’autista, l’amico fidato. Con Freddie ho girato il mondo, sono stato ospite degli alberghi più belli del pianeta, ho conosciuto star di ogni età”.
«Negli anni ottanta Freddie se l’intendeva con un certo Bill Reid, un tipo ben piazzato e flemmatico del New Jersey, che aveva conosciuto in un bar di New York. Fu una relazione turbolenta, a
Peter Freestonevolte con punte di violenza da brivido. Un giorno Reid morse la mano di Freddie fra il pollice e l’indice. Freddie sentiva un dolore fortissimo e perdeva sangue dalla ferita, ma rifiutò qualunque tipo di soccorso. E salì comunque sul palco.
Ho visto questo e molto di più, ero il suo assistente personale, la sua ombra, la prima persona a cui si rivolgeva per qualsiasi esigenza. Sono stato al suo fianco nei gay club di tutto il mondo, in vacanza e a casa di Michael Jackson. L’ho preso in braccio nelle stanze della sua villa a Londra: l’aids gli aveva scarnificato un piede e  per Freddie camminare era diventato un calvario dolorosissimo. Ero lì anche quando ha chiuso gli occhi per sempre, la sera del 24 novembre 1991. Non puoi capire che cos’è l’Hiv finché non vedi da vicino come consuma gli uomini
»,  racconta Peter commosso a Panorama.
«Freddie adorava il Saint, un vecchio teatro nel Lower East Side di New York trasformato in uno spettacolare nightclub per omosessuali. Riuscii a ottenere la tessera di socio onorario in modo che il suo nome non comparisse fra quello degli avventori. Il difficile fu conquistare l’armadietto. Non se ne poteva fare a meno perché, dopo aver indossato gli indumenti fetish e il necessario da mettersi sopra durante le danze, vi si doveveano riporre i vestiti normali e la droga. Il venerdì pomeriggio
Il barbiere nella casa newyorkese di Freddieandavo a casa del nostro “amichevole” spacciatore di fiducia nel Lower West Side. Su un tavolo c’erano due cestini da lavoro di metallo con dentro un vasto assortimento di pastiglie e polverine, tutti etichettati con nome e prezzo. Mancava solo il carrello…..  Ma lui adorava anche tre hot club bavaresi, il Pop-As, l’Eagle e il Mrs Henderson’s, che frequentava negli anni ottanta insieme col suo amante tedesco Winnie Kirchberger. Quando si trasferì a Montreux, invece, scelse una villa nota come “La casa delle anatre” perchè aveva un giardino pieno di anatre impagliate.
Lui capì che qualcosa non andava quando gli apparsero delle macchie scure intorno ai polsi. Per una settimana ha fatto finta di niente, poi ha fatto gli esami e in pochi giorni ha ottenuto i risultati. Un giorno mi ha chiamato in cucina, ha chiuso la porta e mi ha detto: “Peter, il mio tempo sta per finire. La vita mi ha dato tanto e adesso si prende tutto. Non sono solo sieropositivo. Ho l’Aids e morirò di sicuro. Ma ho vissuto ogni secondo di questa esistenza
”».
Scampoli di una vita sopra le righe, bruscamente interrotta dalle analisi su un brandello di t
Freddie mercury con gli amici di New Yorkessuto prelevato dalla spalla nel 1987:  «“Io ho l’aids, lo dicono i migliori medici sulla piazza, se vuoi lasciarmi non farò niente per impedirtelo, capirò”,  con queste parole e un abbraccio interminabile, Freddie Mercury annunciò al boyfriend Jim Hutton (morto di tumore nel 2010) che il suo tempo stava per scadere. Hutton non se ne andò restandogli accanto fino all’ultimo respiro. Senza nemmeno interferire con la drastica decisione del fidanzato di sospendere tutte le cure, fatta eccezione per gli antidolorifici a base di morfina.
Un giorno a tavola Freddie sbottò: “smettila di cucinare piccante tanto le mie papille gustative sono danneggiate, non sento più i sapori, tutto è uguale. Mangio il mio cibo preferito, quello indiano che tu mi prepari con tanta cura, e non sento più nulla. Ma che malattia è questa? Perché ti porta via qualcosa ogni giorno?”.  Tre settimane prima della fine, Freddie mi ha consegnato una busta zeppa di soldi per comprare un quadro da Christies: 30 mila sterline. Quando sono tornato con il quadro l’ho appeso in soggiorno e l’ho chiamato. Freddie era nella sua stanza da letto al primo piano della casa di Londra. Appena ha iniziato a scendere le scale s’è reso conto che le gambe non reggevano più. Erano rigide, non si piegavano. Allora sono salito, l’ho preso in braccio e l’ho portato giù perché potesse ammirare il dipinto che tanto voleva.  Stava aggrappato al mio collo come un bimbo e diceva: ‘Per fortuna gli occhi funzionano ancora”.
Iddromassaggio di gruppo (il primo a sx è Thor Arnold)
Quando era in salute Freddie non stava in casa una sola sera all’anno. Frequentava tutti gay bar del mondo e spesso si faceva di cocaina. Vodka e cocaina erano i suoi vizi. Quando ha scoperto di essere ammalato ha dato un taglio a tutto. “Potrei continuare e fregarmene, ma il medico mi ha assicurato che questo dimezzerebbe il tempo che mi resta”.  Non dimenticherò mai il giorno in cui mi dettò tutte le precauzioni per il personale della sua villa. A un certo punto disse: “Se mi taglio ed esce sangue statemi lontano. Molto lontano”.  Tre settimane prima della sua morte tornammo da un viaggio lampo in Francia. Davanti al portone di casa mi disse: “Questa è l’ultima volta che entro in casa mia. Non succederà più perché non uscirò mai più. Le mie forze si sono esaurite. Bisogna capire quando è il momento di dire basta”.
Una sera con gli occhi lucidi e la voce rotta mi confidò: “Vorrei capire quando ho avuto il rapporto che mi sta costando la vita, ma cerco di tenere ferma la testa, non voglio
sprecare il poco tempo che ho per farMary Austin e Freddiee indagini. Quello che mi fa soffrire tremendamente è che l’Aids mi impedirà di tirar fuori tutta la musica che ho dentro. C’erano ancora tante cose da far sentire, tante note per far emozionare il mio pubblico. È ingiusto che un artista muoia senza aver espresso tutta la sua arte. Porterò con me molte canzoni e tutte le facce degli amici. Peter, mi sei stato accanto dodici anni, hai visto tutto quello che potevi vedere di me. E voglio credere che tu abbia capito davvero chi è l’uomo a cui hai dato tanta lealtà e tanta dedizione. Almeno una volta al giorno, pensami. E prenditi cura dei miei gatti”.

[ndr: A proposito dei gatti, il gatto Oscar andò via da casa; Tiffany morì quando Freddie era ancora in vita. Delilah, Goliath e Miko rimasero a Garden Lodge, mentre a Romeo e Lily fu trovata una nuova casa].

«Era scioccato dal deperimento. Lui che non era mai aumentato o diminuito di un etto si stava prosciugando. Anche la barba aveva smesso di crescere. Nell’ultimo mese mangiava solo frullati e papaia. Ogni movimento delle mandibole era dolorosissimo. L’altro punto dolente era il piede. Aveva un buco sotto la pianta che gli impediva di appoggiare il piede a terra.
Sia pur distrutto, andava ogni giorno in studio di registrazione per lasciare in eredità quanto più poteva della sua voce e della sua arte. Aveva dolori lancinanti alla gola e al petto, ma continuava a cantare come nulla fosse. Teneva duro fino all’ultimo e non mollava mai. Avrebbe voluto raccontare tutto agli altri del gruppo ma aveva paura. Temeva che gli altri gli avrebbero detto di non Freddie con Jeckofare troppi sforzi, di smetterla di registrare canzoni, che lo avrebbero trattato come un uomo con un handicap. Finite le registrazioni Bryan e gli altri lo invitavano a cena, ma lui rifiutava sempre con una scusa. Non voleva che lo vedessero in difficoltà nell’ingerire cibo solido.
Gli altri tre del gruppo non sapevano che Freddie aveva l’Aids. Lo hanno saputo un anno e mezzo prima della fine. Li convocò a casa, si chiusero in una stanza per un’ora e lui disse tutto. A un certo punto entrai per portare il te. Nessuno parlava. Roger, Bryan e John erano pallidi con gli occhi lucidi, lo sguardo basso e le spalle curve. Avevano capito da tempo che qualcosa non andava ma quando Freddie gli ha rivelato le sue reali condizioni sono crollati. Più di una volta Bryan ha detto: “Dopo le parole di Freddie ho sentito un freddo dentro le ossa che non proverò mai più”. Se ne andarono da casa Mercury in silenzio, in fila indiana guardando per terra per non incrociare il loro sguardo con il mio. Sapevo tutto da anni, ma ero vincolato al silenzio.
Due settimane prima di spegnersi, Freddie mi disse: “Basta con le medicine”.  Era appena rientrato da Montreux, era debolissimo e aveva la vista appannata. Sapeva che la sua ora stava per scoccare. Entrò in casa e con un filo di voce disse: “Sappiamo tutti che da questa porta non uscirò mai più in piedi”.  Scese il gelo, fu come una coltellata a freddo nel petto. Mi rifugiai nella sala palestra e, per la prima volta, compresi che Freddie non aveva mai utilizzato uno di quegli attrezzi, che non aveva mai fatto un minuto di sport in tutta la vita. Iniziai a fotografare con lo sguardo ogni angolo della villa, Freddie con Jim Huttonconsapevole che da lì a poco sarei uscito di lì per non rientrarci mai più. La stessa consapevolezza che aveva Brian May, il chitarrista dei Queen, quando Freddie li convocò a casa per dare la notizia. Ricordo solo minuti interminabili di sofferenza e silenzio. Disse che avrebbe continuato a incidere canzoni fino alla fine, ma a una condizione: che nessuno di noi lo trattasse da malato. Rispettammo la sua volontà, però vederlo cantare senza energie fu uno strazio infinito. La gente lo amava davvero, non mi stupiscono i continui tributi alla sua arte, anche vent’anni dopo
».

(Il 9 novembre è uscito “Freddie Mercury, pensieri e parole”, a cura di Greg Brooks e Simon Lupton, edito da Mondadori).

Quando ripenso a Freddie, cosa che capita tutti i giorni, lo rivedo nel giardino di Jackson mentre schifato e con i pantaloni bianchi sporchi di fango, viene costretto a visitare una sorta di mini zoo privato. Era l’estate del 1983 quando Freddie si era trasferito a Los Angeles ed era stato invitato da Jacko nella sua casa di Encino.  Era terrorizzato dai lama, temeva i loro sputi come la peste. Finito il tour nel mondo animale, si chiusero in sala d’incisione: solo loro due, impegnati l’uno a misurare lo sterminato talento dell’altro. Mi chiesero anche di battere per 5 minuti con il pugno sullo stipite della porta: “Scusa, ci siamo dimenticati di convocare il batterista Alla fine della visita, Freddie mi confida: “Tanti soldi e niente gusto. Che spreco!”

«Dalle arene stipate ai muri di una stanza popolata solo dai suoi gatti», sospira Freestone.
«
L’ultimo atto fu scrivere un comunicato in cui annunciava al mondo la sua malattia. Il giorno dopo non volle nemmeno vedere i giornali. Il dado era tratto e lui non aveva più niente da difendere. I secondi erano diventati ore, i minuti giorni. Nella villa, il Garden Lodge a Londra, nessuno aveva più il senso del tempo e dello spazio. Solo silenzio. Fino allo squillo del telefono che tutti temevamo: era Joe, uno dei suoi amici più cari, che mi chiedeva di salire nella stanza. Freddie era entrato in coma dopo un attacco di brividi. Era rigido, con la testa in posizione innaturale. Provammo a scuoterlo delicatamente, a parlargli. Ma fu tutto inutile».

[Ndr. Attualmente, nella residenza inglese di Freddy, vive Mary Austin, la ragazza con cui ebbe la più lunga e intima relazione.]

«Era la sera del 24 novembre 1991 quando alle 18,48 arriva il medico per il controllo quotidiano. Trova Freddie nel suo letto debole e incapace di parlare. La visita dura dieci minuti: Freddie non prende più farmaci anti Aids da due settimane ma solo antidolorifici potentissimi. Finita la visita, accompagno il medico alla macchina. Wayne & FreddieRientro in casa, salgo le scale e lo trovo immobile. Mi sento male, ma trovo la forza di appoggiargli una mano sul petto. Non respira più. Corro in strada blocco l’auto del dottore che risale di corsa e dice: “Freddie se n’è andato”.
Frammenti di vita reale di un genio della musica, di una star senza confini che da un
giorno all’altro ha visto il suo mondo rimpicciolirsi drammaticamente.

Le storie amorose di Freddie.
Nonostante sia stato uno degli uomini più famosi del pianeta, Freddie Mercury è sempre riuscito a mantenere segreta la sua vita sentimentale, cosa abbastanza complicata per un VIP anche se si considera che nel suo letto sono passate molte persone, tra uomini e donne.  Tra queste ultime possiamo menzionare Rosemary Pearson, Mary Austin e Barbara Valentin. Freddie intraprese la sua prima relazione seria con un uomo, solo nel 1975. Era un dirigente della casa discografica PA, chiamato Minns David. “Mi stava inseguendo. Era così ossessionato con la gente, ma allo stesso tempo era anche molto dolce”, ha detto David in un’intervista. Per un po’ di tempo David fu come un fidanzato, ma il cantante presto si rese conto che grazie alla sua reputazione poteva ottenere ogni ragazzo che voleva, e anche averne uno diverso ogni sera. Quando nel 1978 la storia d’amore era finita, come la maggior parte delle sue relazioni, Freddie aveva stretto amicizia con Joe Fanelli soprannominato “Liza” da Freddie, che lo aveva assunto come cuoco personale.  La relazione durò un anno.  A Freddie piaceva mettere dei nomignoli, in genere femminili, ai suoi amici e col successo crebbe anche il suo appetito sessuale verso gli uomini. Alla fine degli anni 70 il ballerino Wayne  Sleep, che Freddie soprannominò “Bridget il nano”,  divenne il suo nuovo partner a Londra. Negli anni 80, venuto a contatto con gli ambienti
Phoebe, Liza e John Reidgay di New York, Freddie ebbe una breve relazione con un barista di nome Vince “Il Barman” e con altro uomo chiamato Thor “PP” Arnold.  Lasciata New York nel 1983, il frontman continuò a cercare l’amore della sua vita e nel 1985 a Londra, iniziò una relazione con l’uomo che sarebbe stato con lui fino alla sua morte, Jim Hutton. Secondo il suo amico di lunga  data Peter Freestone,  soprannomitato “Phoebe”,  vi furono altri amanti e amici cari tra cui: Tony Bastin, John Murphy, Mick “Dorothy” Rock, Edward “Il Venezuelano” Peter “Syrett” Straker, Winnie Kirchberger, Trevor “BB il La Cagna Nera” Clarke, Peter Morgan, Eric “Sophie” Hall, David “Daisy” Evans, David “Claire” Hodo, Lee “Kathleen” Nolan, James “Jane” Arthurs e Bill Reid. La relazione con Rudolf Chametovič Nuriev spesso smentita, è stata rivelata da molte lettere in cui Nureyev confessava e descriveva con delicatezza il suo sentimento per il leader dei Queen. Egli è morto
il 6 gennaio ‘ 93, a 54 anni, 14 mesi dopo Mercury, entrambi annientati dall’ Aids. In una delle sue ultime lettere si legge: “Ha voluto morire da solo nella sua casa di Londra. Pioveva ed io piangevo la morte del grande Eddie“.

Danza: Phoebe regge Freddie

Danza: Phoebe regge Freddie

La residenza a Sutton Place,Manhattan

La residenza a Sutton Place,Manhattan

Una pagina del libro

Una pagina del libro

A letto con i gatti

A letto con i gatti

La casa al Garden Lodge a Londra

La casa al Garden Lodge a Londra

Con i gatti oscar e tiffany

Con i gatti oscar e tiffany

Copertina italiana del libro

Copertina italiana del libro

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3 risposte a FREDDIE MERCURY

  1. occhiogrigioverde ha detto:

    Complimenti per le foto che hai selezionato, non sono certo convenzionali ma forse per questo bellissime! La storia di Freddie è piena di vuoti inesplorati… Chissà se fosse stato ancora tra noi cosa sarebbero ora i Queen, sarebbero già decaduti da tempo? Chi può dirlo, credo semplicemente che questo è stato il destino… E la sua voce canterà per sempre…

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    • antveral ha detto:

      Grazie. Probabilmente i Queen si sarebbero ritirati così come è accaduto per molti altri gruppi storici e, sebbene sia stato un grosso peccato che Freddie non abbia potuto regalarci altre memorabili e bellissime melodie, la sua prematura scomparsa ha fatto si che la sua voce e le sue canzoni siano diventate dei cult che rimarranno in eterno.

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    • occhiogrigioverde ha detto:

      Sono d’accordo con questo, penso che tu abbia ragione… Il destino a volte riserva sorprese, come regalare allo stesso tempo una morte prematura e l’eternità…

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