ERASMUS

NAPOLI VISTA DA UNO STUDENTE STRANIERO

Voglio condividere con voi le parole ed il video di un ragazzo che, grazie al progetto Erasmus, ha trascorso alcuni mesi qui a Napoli.

Per coloro che non lo sapessero, il progetto Erasmus (European Region Action Scheme for the Mobility of University Students), nasce nel 1987 per opera della Comunità Europea e da la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università. Il nome del programma deriva dall’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam (XV secolo): egli viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture. Attualmente più di 4.000 istituzioni universitarie di 31 paesi aderiscono al progetto e, fino al 2009, all’interno della Comunità europea, sono stati più di 2,2 milioni gli studenti che hanno partecipato a questa iniziativa.

Non ha importanza la nazione dalla quale questo studente proviene e, sebbene non conosco quali informazioni, che descrivevano in così male modo la nostra città, lui ha trovato e letto sul web prima di venire qui, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, a parte dirgli: “Grazie a te e ritorna presto a visitare Napoli”.

 << Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Ero a Bilbao quando ricevetti la notizia di essere stato selezionato per una borsa di studio nel progetto Erasmus. Velocemente andai su internet e digitai la parola Napoli. Oh mamma mia! Non poteva essere vero quello che stavo leggendo! Mi stavo per trasferire direttamente nel posto peggiore del pianeta? Non potevo credere alle cose che erano scritte sulle prime pagine che trovava su internet, ma, per fortuna, sono abbastanza curioso e proseguii la lettura, fino ad arrivare ad un punto dove le storie brutte si trasformavano nelle belle storie delle persone che avevano vissuto a Napoli e che avevano potuto scoprire il cuore della città. Si può dire che da quel momento ho avuto il desiderio di diventare parte di quelle persone.  Sono arrivato il 21 settembre e dal primo momento mi sono trovato davvero bene. Ricordo il mio percorso da Piazza Garibaldi, dove sono sceso dall´Alibus, proseguendo poi attraverso il colorato Corso Umberto I, girando a destra verso la lunga Via Duomo, mentre mi lasciavo alle spalle il mare, fino ad arrivare  alla mia strada, via della Anticaglia. Buttai la valigia sopra il letto e così iniziarono i miei primi giorni, le prime pizze, le prime birre e i primi conoscenti che poi sarebbero diventati i primi amici. È incredibile come la città e i cittadini ti aprono le porte del loro cuore appena arrivato a Via dei Tribunali. Si dice che quando uno va al Sud pianga due volte, una quando arriva e l´altra quando se ne va. Può essere la verità, ma nel mio caso ciò si verificò piuttosto tra l’arrivo e la partenza. Alcune delle emozioni più intense della mia vita, infatti, le ho vissute nel periodo in cui ho abitato in città. Sono tante le cose che ho imparato lì e non potrei raccontarle tutte. Abitavo nel centro storico, un posto che ogni giorno è pieno di vita. Un posto dove all’inizio era impossibile dormire dopo le sette della mattina per il rumore dei motorini che suonavano il clacson all’arrivo di qualunque incrocio, anche se, dopo un pò, ti abitui.
Un posto dove si possono trovare: dai libri usati a Port’Alba agli strumenti musicali in Via San Sebastiano, dai Café carini a Piazza Bellini ai migliori dolci a Piazza Domenico Maggiore… E, soprattutto, la cosa più grande che ci si può trovare, quella che mi fa venire la nostalgia, è l´alba vista da via San Biagio dei Librai, con il sole che attraversa Spaccanapoli da Forcella a Montesanto.
Non esiste una città uguale al mondo, io la chiamavo e ancora la chiamo, Napoli, la città dove tutto è possibile. Penso che sia una città piena di rumori e musiche che si sentono da quando ci si sveglia sino quando si va a dormire. Una città di quelle di cui non si devi parlare prima di andarci, una città che deve essere scoperta da ognuno senza nessun tipo di pregiudizio; e così e solo così si può sentire quello che sentono i napoletani, un vero amore per le cose semplici che non sono altro che le cose che ti portano la felicità nel modo più facile che esiste, prendendo il caffè con tuo figlio, bevendo una birra in piazza con i tuoi amici, o mangiando un taglio di pizza con tuo padre come hai fatto da tanti anni fa…
Alla fine, vivendo in un modo particolare come solo i Napoletani sanno vivere. Per questo, non c’è un giorno in cui non mi ricordi il caffè della piccola “Morenita”, l´odore della pasta pronta a casa, delle Peroni, della mozzarella di bufala, della sfogliatella, dei mezzi pubblici che funzionano in quel modo particolare, dell´ordine dentro il disordine. Soprattutto, sento la mancanza della mia casa e di quelle persone che ho conosciuto e di cui ho ancora nostalgia. Una nostalgia che a volte mi trasporta di nuovo fino a Castel Sant´Elmo, da dove guardavo quei tramonti con il sole che spariva dietro Pozzuoli. Mi manca Napoli…
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