ENZO AVITABILE

– MUSIC LIFE –

Music Life

Celebrato all’ultima mostra d’arte di Venezia, “Music Life” è  un documentario dedicato a Enzo Avitabile diretto dal famoso regista Jonathan Demme. Le emozionanti immagini del film che esaltano il grande livello musicale del musicista, miscelate con scene di vita quotidiana, sono state proiettate la settimana scorsa in quasi tutte le sale italiane. Muovendosi tra la poetica musicale dell’artista  napoletano, il regista ha tradotto le immagini nel suo desiderio di poter salvare il mondo, dando al documentario un netto significato politico. In perfetta comunione con la sensibilità di Demme, le canzoni di Avitabile, sempre aperte alle contaminazioni e alla differenza, esibiscono una solidarietà per gli oppressi  e una empatia per i margini. Un video da vedere. 

Per chi non lo sapesse, Enzo Avitabile è un famoso sassofonista, musicista e cantautore napoletano, forse conosciuto per la canzone “Soul Express”, di molti anni fa, ma che ha avuto un background di tutto rispetto. Cresce nel quartiere Marianella di Napoli studiando il sassofono, ed inizia a 7-8 anni ad esibirsi nei locali americani della città partenopea; si diploma poi in flauto al conservatorio di San Pietro a Majella. È del 1979 la sua partecipazione nel secondo e omonimo album di Pino Daniele, e nel 1980 partecipa all’album “Nero a metà” dello stesso Daniele. Nel 1982 esce il suo primo lavoro discografico, “Avitabile”,  nel quale è già presente la carica black dell’artista, e tra le canzoni una è dedicata all’amico scomparso Mario Musella (dei Showmen). Nel 1983 esce il suo secondo lavoro discografico, con “Gospel mio” cantata con Richie Havens. Il 1986 è l’anno di uscita di uno dei suoi lavori più noti, “S.O.S. Brothers”, che contiene la storica “Soul Express” e “Black Out”, che nella versione remix vincerà un premio ad Ibiza come migliore brano dance dell’anno. Nel 1988 pubblica “Alta Tensione”, titolo dell’omonima canzone presente nell’album, per ribadire la presenza del funk, e una collaborazione con Afrika Bambaataa che darà vita al disco “Street Happiness”. Nell’ideare la sua musica il cantautore non sembra condizionato dalle logiche commerciali. Nel 1994 esce “Easy” dove mette in musica “‘A livella” di Totò e canta in duetto con Randy Crawford “Leave me or love me”. In quest’occasione la EMI gli affibbia l’etichetta di “artista ingestibile”, per essersi rifiutato di partecipare al Festival di Sanremo. Nello stesso anno partecipa al Pistoia Blues Festival. Dal 2004 le note di copertina dei suoi dischi sono firmate dall’antropologo Marino Niola. Nel 2009 vince la Targa Tenco per il miglior disco in dialetto, ovvero “Napoletana” uscito lo stesso anno.

Prima esibizione in pubblico

L’anno scorso, nello show televisivo “Sottovoce” di Gigi Marzullo, Enzo ha detto :

<< Circa quindici anni fa, dopo il mio periodo soul-funky, e dopo aver incontrato i  miei idoli, come James Brown e Tina Turner, con il mio nuovo produttore abbiamo iniziato un lavoro di ricerca. Con il gruppo “I Bottari” preparai un nuovo suono, suono che recuperava la scala minore napoletana, il dialetto, una serie di codici, e che è andato bene in tutto il mondo. Dopo la seconda tournée in America ci fu un interesse e qualche radio che cominciò a promuovere il nostro sound, ed una notte Jonathan ascoltò uno di questo brani e fece delle ricerche. In occasione del Napoli Cinema Festival, lui chiese un incontro ufficiale con me. Ne è nato un film documentario che io ho realizzato ma non me ne sono accorto.  >>
<< Io sono di Marianella, la zona Nord di Napoli, quella dell’asse mediano che io chiamo ‘asse canapa’
(n.d.r – zone rurali dove in passato si coltivava la canapa), la Napoli un po’ fuori di vista, quella che non si vede perché ‘out of sight’ come diceva James Brown. >>
<< Da ragazzo i miei sogni erano semplici: imparare a suonare il sassofono ed incontrare quegli artisti che ascoltavo nel Juke-box.  >>
<< La parola è già musica, e mi piace arrivare con la musica lì dove non arrivano le parole e viceversa. Esiste un linguaggio mantrico anche nel nostro dialetto napoletano. Io spero di fare musica ma di parlare anche, trasmettendo il mio pensiero con la musica. >>
<< Napoli e Marianella per me sono la ‘casa madre’, quando ritorno a Napoli sono certe condizioni, degli stati di coscienza fondamentali, che a parer mio sono necessari per essere legati a certe cose,  perché per me è molto importante la contaminazione, però credo sia fondamentale il recupero della propria identità culturale. >>
<< La mia può essere definita ‘World Music”, ma io ho voluto prendere a prestito dai grandi del passato la possibilità di muovermi in qualsiasi forma, per andare oltre la stessa forma, per ricreare nuove forme, che in realtà non hanno forma, sembra un gioco di parole, ma è un ritorno alla musica pura, quella che va oltre le etichette. >>
<< Io sono un solitario tra la gente, come tutti noi. ‘Chi nun cunosce ‘o scuro nu po’ capì a luce, nisciuno s’ape ‘a nato, ognuno è sulo’.  Se la solitudine è introspezione e contatto costante col tuo interiore, è una cosa che tu vivi anche nel tumulto del quotidiano, se invece essa diventa emarginazione, la cosa è ben diversa. Non più una scelta ma una condizione. >>
<< Io sono un intellettuale di strada e mi piace se la strada genera degli intellettuali. Sono un uomo di tutti i giorni, pensante. >>
<< La musica unisce ed ha salvato il mondo. Tante volte, come hanno fatto John Lennon, Jim Hendrix, James Brown, Bob Marley,  Stravinsky o Giovanni Pergolesi. >>

con Pino Daniele ai tempi di "Terra mia"

L’ultimo disco di Avitabile, uscito l’anno scorso, si intitola “Black Tarantella”, che come il precedente si è aggiudicata la Targa Tenco, mentre col brano “Gerardo nuvola ‘e Povere”, si è aggiudicato il Premio Amnesty Italia. Come lui dice è un disco particolare che centra poco col Black o con la Tarantella, ma vuole essere un omaggio alla sinonimia allegorica di questi ultimi anni. La tarantella è il simbolo del made in Italy, del nostro suono originale del sud, ma noi napoletani usiamo questo termine anche per significare altro, così come a volte usiamo il termine black (inteso come una mancanza di una via di uscita) per indicare una speranza, una possibilità. << Con questo disco ho voluto esplorare il doppio significato della parola e della musica. >>

con James Brown

con Tina Turner

con Africa Bambaataa

(Incontro con Africa Bambaataa nel Bronx, poi loro vennero a Marianella e insieme fecero un video per Scampia)

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