VIAGGI & VIAGGIATORI

– TOURISMO E SOUVENIR –


Se mettiamo da parte pellegrinaggi ed esplorazioni, il turismo può essere fatto risalire agli inizi del 1800, quando tra l’aristocrazia britannica prese piede l’usanza di mandare i propri rampolli in giro per il mondo a scopi istruttivi (Gran Tour).
Per un turismo a scopo ricreativo bisognerà attendere ancora qualche decennio, ovvero dopo la pubblicazione dei libri “Viaggio in Italia” (Italienische Reise), pubblicato nel 1817 da Johann Wolfgang von Goethe, e “Memorie di un turista” (Mémoires d’un touriste), pubblicato nel 1838 dallo scrittore francese Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal.
Nel primo caso, si tratta del resoconto di un lungo viaggio compiuto dall’autore in Italia tra il 1786 ed il 1787, dove visita tra l’altro Verona, Venezia, Firenze, Bologna, Roma, Napoli e Palermo. Goethe rimane talmente colpito da Napoli che scriverà:

« Napoli è un paradiso! Si vive in una specie di ebrezza e di oblio di se stesso! »
« Oggi mi son dato alla pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. Per quanto si possa dire, narrare, o dipingere, Napoli supera tutto: la spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville! Questa sera ci siamo recati alla Grotta di Posillipo, nel momento in cui il sole passa con i suoi raggi alla parte opposta. Ho perdonato tutti quelli che hanno perso la testa per questa città, e mi sono ricordato con tenerezza di mio padre che aveva conservato un’impressione incancellabile proprio delle cose da me viste oggi per la prima volta. Con la gente già mi trovo molto meglio. Qui l’uno non sa nulla dell’altro e notano appena che corrono qua e là gli uni accanto agli altri. Vanno e vengono ogni giorno in un paradiso, senza troppo guardare attorno a sé. »
« Non si può né raccontare né descrivere la magnificenza d’un chiaro di luna come quelli di cui abbiamo goduto col vagare qua e là nelle strade, nelle piazze, per la riviera di Chiaia, la grande straordinaria passeggiata, e poi in riva al mare. Si è veramente presi dal senso di immensità dello spazio! Poter sognare in questo modo vale la pena il fastidio per essere arrivati fin qui!»
« Anche a me qui [a Napoli] sembra di essere un altro. Dunque le cose sono due: o ero pazzo prima di giungere qui, oppure lo sono adesso. »
« Trovo nel popolo napoletano la più vivace e geniale industria, non per diventare ricchi, ma per vivere senza preoccupazioni. »
«Vedi Napoli e poi muori. »

                         

Stendhal, invece, racconta del suo viaggio attraverso zone della Francia a quel tempo ancora poco conosciute, descrivendone cultura, dialetti e tradizioni.
Da allora molti altri li seguirono, anche se si tratta ancora di viaggiatori d’élite, le cui memorie e appunti di viaggio, come nel caso di Goethe e Stendhal, vennero spesso utilizzati dai successivi viaggiatori come vere e proprie guide turistiche.
A quei tempi, il grand tour non si spingeva generalmente più a sud di Napoli, fino a quando – ma siamo già nel XIX secolo – Stendhal scrisse:
« per cogliere tutta l’essenza del Bel Paese è d’obbligo visitare la Sicilia con le sue meravigliose rovine greche »
Ciò che oggi chiamiamo turismo – cioè il viaggio organizzato e di massa – può essere fatto risalire all’imprenditore inglese Thomas Cook, che nell’estate del 1841, sfruttando le nuove possibilità offerte dalla ferrovia, organizzò un viaggio di soli 11 miglia (da Leicester a Loughborough), per ben 570 persone al costo di uno scellino a testa. Il successo fu tale da spingere lo stesso Cook con le nipoti, ad organizzare pacchetti turistici sempre più articolati. Nacque l’industria turistica. Da quel giorno in poi, grazie anche a nuovi e sempre più veloci mezzi di trasposto, il turismo è stata una delle più redditizie attività commerciali nel mondo, come lo è ancora oggi.
Grazie alle agenzie di viaggio e al turismo di massa, un numero sempre più crescente di persone di tutti i ceti sociali, ha avuto ed ha modo di visitare paesi, città e siti di interesse artistico-culturale, anche se in terre molto lontane.
Agenzie turistiche che vivono e si nutrono di “immagini”, le stesse che cattura il turista e che poi porta a casa come un cimelio. Parafrasando il detto “non c’è andata senza ritorno”, potremmo dire “non c’è andata senza ricordo”!
Un modo per “autenticare” il viaggio, come a dire “anch’io sono stato lì!”


L’enorme successo avuto dalle cartoline postali, che riprendono luoghi e oggetti di una località (comprate per inviarle o conservarle), ne è l’esempio più lampante. Ma anche altri oggetti comprati in loco e definiti “souvenir” sono diventati d’uso comune ed un must negli anni. L’oggetto-ricordo in tutte le sue forme, da compare per se stessi o per gli altri, diventa, sebbene inconsciamente, un “attestato di visita”, la dimostrazione che il viaggio non ha disatteso le nostre aspettative e ne vogliamo tener memoria e pubblicizzarlo. Poco importa da dove esso arriva o da chi è stato costruito, che si tratti di una torre Eiffel di plastica “made in Taiwan” che rappresenta Parigi, oppure un carillon che suona le note di un valzer, costruito in Cina, ma comprato a Vienna,  entrambi esposti nelle nostre case vorranno dire: “noi siamo stati in giro per il mondo”.
Un altro oggetto che ha fatto “fortuna” negli anni passati, è stata la piccola “boccia di vetro” con la neve finta che, dopo aver agitato il globo, cade sul paesaggio sottostante. E poco importa se nel globo è rappresentata in miniatura la piramide di Giza oppure il Colosseo di Roma, zone dove in verità, difficilmente nevica.
E’ il ricordo che conta e l’averlo comprato proprio in quel posto.
Da tempo, vanno di moda le cosiddette “calamite da frigo”, un gadget oramai universale con cui tappezziamo le porte dei nostri frigoriferi, cosicché ad un primo colpo d’occhio, un eventuale ospite viene a conoscenza che abbiamo visitato molti luoghi.
Per non parlare della foto-ricordo (o video)! I nostri album fotografici e i nostri hard disk sono colmi di foto ricordo prese durante i nostri viaggi e le nostre gite domenicali. C’è chi ha perfino provato a calcolare l’incidenza che città come Venezia hanno avuto nel fatturato dell’industria fotografica mondiale.
Paesaggi e ritratti che nella maggior parte dei casi saranno distrutti insieme con la nostra casa perché i nostri figli saranno troppo impegnati nel raccogliere i loro ricordi. Sappiamo che le cose vecchie vengono  gettate. Mentre noi saremo poco meno di un lontano ricordo per i nostri nipoti o pronipoti. Come dice lo psicologo P. Handke, noi (genitori) siamo le fondamenta, ma rimaniamo in cantina perché la vita di ogni giorno è sopra! I nostri ricordi rimangono così finché noi viviamo…. purtroppo tutto è in movimento e di passaggio su questa terra.
Oggi, con una semplice ricerca in internet, specie se si cercano posti molto famosi, troviamo migliaia di foro scattate e, tra cartine, immagini, resoconti e vendita di prodotti locali, potremmo perfino “virtualmente” viaggiare  senza muoverci da casa.

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