AMORE DI MAMMA

UNA RELAZIONE IMBARAZZANTE

"Mia madre" tela di R.Vespignani

Da secoli, noi del Sud abbiamo un rapporto ”particolare” con la mamma, cantata dagli emigranti di inizio Novecento, sacra e miracolosa come il sangue di San Gennaro, troppo protettiva ma poco esibita, meno che mai pubblicamente. Questo è quello che ci differenzia dagli americani, dagli inglesi, francesi o dai tedeschi, che al contrario di noi Italiani non si sentono in imbarazzo a mostrarsi in compagnia della mamma, perfino in occasioni mondane. Per esempio, Ryan Gosling o Justin Bieber si presentano sul “red carpet” con le loro rispettive mamme senza alcun imbarazzo. Che si tratti dell’adolescente che sta vivendo i suoi problematici anni dello sviluppo o del professionista cinquantenne, qui da noi l’imbarazzo è trasversale, non ha età o posizione sociale, e lo spettro del “mammismo” (mum addiction), specie quello che sa di omosessualità, condiziona la vita sociale, diventa disagio e inibizione se mostrato in pubblico.
Se qui da noi il rapporto materno è più sentito ed imponente, di spiegazioni certe non ve ne sono, sarà forse perché da decenni tutto è precario, paure innate e l’insicurezza del presente e del futuro che portano il rapporto madre-figlio a diventare qualcosa di indispensabile, l’unica vera e affidabile certezza che il bambino ha, specie quando il padre è più assente.

In questo periodo in cui io sono in ferie e sto andando al mare, vedo in giro molti ragazzi che stanno in spiaggia con le loro mamme, camminano mano nella mano sul bagnasciuga o si sdraiano insieme sotto all’ombrellone. Un mondo fatto di coccole, carezze, confessioni, attraverso un rapporto etico e psicologico che va oltre il tradizionale rapporto madre-figlio, quello a cui noi, delle precedenti generazioni, non eravamo abituati.
Questo porta inevitabilmente ad un ritardo nella “maturazione” del ragazzo, ma nel mondo di oggi dove tutto va più a rilento e che non si programma nient’altro oltre al prossimo weekend, non si può chiedere di più.
Inevitabilmente, questa stretta relazione edipica preclude altre importanti relazioni. Peccato, perché a 15 – 16 anni si è già nell’età in cui si potrebbero e dovrebbero fare certe utili esperienze di vita che assumono un sapore diverso se fatte a 20.

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