FESTIVAL DI SANREMO: CRITICHE

FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA?
UNA VOLTA!

IL FESTIVAL DI SANREMO DEVE CAMBIARE!

Dopo la seconda serata di Sanremo e dopo aver ascoltato tutte le canzoni in gara,  possiamo tirare le somme.
Non me ne abbia Fazio, che ammiro, ma questa tendenza che va avanti da anni e che favorisce e cerca di premiare i testi “impegnati” non mi soddisfa pienamente.

Non ho nulla contro le canzoni di autore e i testi impegnativi, anzi, ben vengano, ma a questo punto sarebbe bene creare due categorie, con due premiazioni diverse, perché secondo me Sanremo, tradizionalmente, è il festival della canzone italiana, come “Nel blu dipinto di blu” o “ Chi non lavora non fa l’amore”,  canzoni “commerciali” o “nazional popolari”, che sono orecchiabili e che davano e danno piacere all’ascolto.
Quest’anno, un primo segno di questa intellettualistica propensione è saltata fuori già durante la scelta tra le due canzoni proposte dai BIG. Se notate, quasi tutti i testi più impegnativi hanno avuto la meglio sugli altri.
Per me una canzone ha successo quando ne ricordi il “motivetto”, lo fischietti e canticchi la canzone in auto o sotto la doccia!
Tanto di cappello ai testi seri, impegnati, che trasmettono un messaggio, ma che mai nessuno canterà, a meno che non abbiano un “ritornello” accattivante e facile da ricordare.
Con tutto il rispetto che ho per tali testi e per il loro significato, io personalmente credo che il festival è nato per premiare, principalmente, “la canzone” italiana che fa piacere riascoltare e che attira di più le persone, le stesse persone che poi la comprano e la cantano.
In genere questo non avviene con le canzoni cosiddette “impegnate” che vengono dimenticate il giorno dopo la loro vittoria al festival. Invece, altre canzoni, quelle definite “leggere” e “frivole”, vengono trasmesse continuamente dalle radio e vendono più dischi. E questo non è giusto.
La storia insegna, quante canzoni gravi e seriose hanno vinto i precedenti Sanremo e sono finite nel dimenticatoio già pochi giorni dopo la vincita?
Se altre canzoni vendono di più e sono ricordate ed ascoltate di più significa che meritavano di vincere, indipendentemente dal testo o dal messaggio che volevano trasmettere.
La musica è di chi la compra, di chi l’ascolta, di chi la canta e la balla, e non di alcuni “critici” o “esperti” che giudicano ‘sic et simpliciter’ un testo ed il suo messaggio sul momento. Il giudizio deve avere un più ampio respiro ed attenersi alla musica commerciale e al suo interprete in generale.

Questo non è il festival del “testo impegnato”, del premio al contenuto o alla sua poesia.

Sarebbe il caso di sospendere il festival dopo le prime puntate e riprenderlo qualche mese dopo, e solo allora procedere alla scelta della canzone vincitrice, alla luce del suo seguito di vendite e di ascolto.
E’ un discorso di “giustizia”, dare a Cesare quello che è di Cesare”, diamo un premio della critica alla canzone impegnata, creiamo una categoria a parte se il caso, ma vi prego facciamo vincere il festival di Sanremo ad una canzone “popolare” e “commerciale”, che ci da lo stesso piacere all’ascolto anche quando riascoltata anni dopo. Questo è e deve essere il festival della canzone!

Permettetemi, infine, un ultimo appunto sui big partecipanti.
Mi meraviglio che con così tanti noti e popolari cantanti e gruppi che abbiamo in Italia, e non mi riferisco solo ai “vecchi” cantanti non più sulla scena, al festival di solito vediamo, a volte perfino per la prima volta, cantanti che sembrano arrivati dal nulla o coppie formatisi al momento. Nomi nuovi, mai sentiti, perché semmai fanno parte di “ambienti” e “nicchie” di mercato poco conosciuti all’utente medio, che ascolta la radio o che guarda il festival.  E questi, proponendo un brano “impegnato”, semmai preparato “ad hoc” per l’occasione, vincono pure. E poi? Poi ritornano di nuovo nel limbo da cui provenivano o spariscono perfino dalla scena musicale. Meteore di passaggio o artisti che vanno al festival per proporsi al “grande pubblico”, e che secondo me non sarebbe il caso che vincessero.
Da quanto tempo non vedete o ascoltate un brano di Jalisse, Annalisa Minetti, Piccola Orchestra Avion Travel, Povia, Tosca o Giò Di Tonno e Lola Ponce? Eppure hanno vinto il festival di Sanremo!
La canzone che deve vincere, dovrebbe essere la canzone dell’anno e che di sicuro avrà un seguito in un immediato futuro, così come l’artista che si presenta.
Dove stanno i cantanti e le band che fanno il tutto esaurito ai loro concerti?
Cantanti che vendono milioni di dischi e stanno spesso ai primi posti delle classifiche?

Noi vogliamo questi artisti sul palco dell’Ariston!!!

Vogliamo il palco pieni di fiori, ospiti stranieri del calibro di Lous Amstrong or Ray Charles, e la votazione da parte della gente comune.

Per fare degli esempi, in 63 edizioni di Sanremo, i Pooh uno dei gruppi più famosi e longevi della musica italiana, ha partecipato al festival una sola volta e nel lontano 1990; Vasco nel 1982, Ligabue, Tiziano Ferro o Gianna Nannini non hanno mai partecipato, tanto per citare alcuni nomi che  stanno nella attuale hit parade. Un paragone col passato? Prendo un anno a caso: 1988, ecco alcuni partecipanti: Massimo Ranieri, Marcella Bella, Fausto Leali, Fiorella Mannoia, Raf, Michele Zarrillo, New Trolls, Matia Bazar, Ron, Nino Buonocore, Fausto Leali….. vi basta?
Vediamo, ora, alcuni nomi di quest’anno: Molinari&Cincotti, Maria Nazionale, Marta sui Tubi, Raphael Gualazzi, Chiara Galiazzo…. chi sono?
Da anni sembra che, per la categoria BIG, questo sia il festival delle nuove proposte, degli artisti poco conosciuti che vogliono emergere e farsi conoscere alla platea, o di coloro che prima di andare definitivamente in pensione desiderano altre glorie.
Il fatto che da anni la maggior parte dei gruppi e dei cantanti di successo in auge non partecipano al festival deve far pensare…. qualcosa non va, bisognerebbe forse cambiare le modalità di selezioni e di premiazione. Bisogna ridare a questo festival il suo reale significato e sapore che negli anni, a causa dell’intervento di presunti “critici” e “esperti” è stato denigrato e affossato.
Mi chiedo quanti di questi “intellettuali”, usualmente ascoltano e comprano brani di musica definita “popolare/commerciale”, che è poi quella di tutti i giorni e che fa andare avanti il mercato discografico italiano?!

Credo che queste osservazioni raccolgono il consenso di migliaia di persone comuni che come me amano la musica e ne sono fruitori!

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