NAPOLETANI E GESTICOLAZIONE

IL GESTICOLARE DEI NAPOLETANI
MIMICA NAPOLETANA

L’uso del linguaggio delle mani è una caratteristica di tutti i popoli mediterranei e certamente una delle immagini oleografiche più note degli italiani all’estero. Ma è qui a Napoli che la comunicazione con i gesti assume le forme più eclatanti e bizzarre, fino a sfiorare l’arte!
Il gesticolare divenne una delle caratteristiche più curiose dei napoletani che gli stranieri che venivano a Napoli volevano vedere o che rimanevano meravigliati nel vedere.
Attraverso il movimento delle braccia e delle mani, a volte per noi è anche possibile capire, da lontani osservatori, il tema di una discussione. Alcuni movimenti della mano, usati da secoli, sono diventati una comune forma di comunicazione simbolica (sono stati pubblicati molti libri in merito, e perfino un dizionario dei gesti).
Per noi è qualcosa di innato.
Non vi è un Napoletano verace che non gesticola mentre parla e, se passeggiando per Napoli vi capita di incontrare un napoletano intento in un’accesa conversazione al cellulare, allora v’invito a fermarvi ed assistere alla frenetica ed incomprensibile danza che la mano libera compie nell’aria!
Per noi il “gesto” è un modo di esprimerci, un contributo al discorso e un modo per arricchirlo, perché per il Napoletano è importante che il suo interlocutore capisca appieno cosa sta dicendo, a costo di essere ridondante e pedante.
Non è facile capire il motivo di tale comportamento, come esso si perde nella notte dei tempi, e per capire da dove deriva occorre conoscere la storia culturale e sociale di questo popolo.
Ma al di là della gesticolazione, i napoletani sono anche portati a maneggiare, a palpeggiare, a toccare.
Il toccare diventa per noi un modo per interagire, di instaurare un contatto fisico oltre che verbale, ma anche un modo per trasmettere confidenza e affetto. Per coloro che non sono abituati a questo modello comportamentale, il nostro “toccare” può apparire troppo confidenziale oltre che indelicato. Ma per noi non vi è maliziosità, è un qualcosa che deriva dalla nostra nota cordialità e disponibilità.
D’altronde, noi siamo alquanto materialisti e scettici nelle cose, e abbiamo bisogno di toccare oltre che guardare.
Per noi è normale accarezzare e baciare un bambino perfino se non lo conosciamo, dare delle pacche sulla spalla ad una persona con cui è si sta chiacchierando per la prima volta, oppure afferrare il suo corpo in caso di bisogno.
Nell’intimità, questo aspetto viene perfino amplificato ed ha reso i Napoletani famosi nel mondo per il loro “palpeggiare” durante i giochi amorosi.
Le donne straniere, non abituate a questo, rimangono stupite e soddisfatte, ed è noto che molte donne venivano in Italia (come le danesi) solo per gustare tali “maneggiamenti” erotici, i cui mariti o partner locali non erano in grado di offrire.
A proposito di palpeggiamento, non posso non menzionare anche il significato dei termini napoletani: “prendersi il passaggio” e “rattuso“,  ma non perché noi ne abbiamo l’esclusiva, trattandosi di “vizi” diffusi in tutto il mondo, ma li cito solamente perché hanno qualcosa a che fare col “toccare” e per permettere ai non-napoletani di conoscere questi modi di dire strettamente dialettali.  Difatti, questi termini non hanno corrispettivi in italiano o in altre lingue, e sono delle forme di approccio sessuale non molto piacevoli.
Il primo, col significato di “cogliere  l’occasione”, si verifica quando un uomo tocca (in modo sensuale) una donna, di solito tocca il sedere o le tette,  anche se lei non lo nota e non ha dato un esplicito consenso a farlo.  Lo si dice quando un uomo coglie l’occasione di  “toccare”, lasciandola passare come una casualità o una coincidenza. Si pensi, ad esempio, ad una donna che si è macchiata il vestito, e col pretesto di pulirla, qualcuno le tocca il seno, in questo caso noi diciamo che questi si è preso “il passaggio“.
Il termine “rattuso” è molto più difficile da tradurre, forse deriva da “ratto”, ma ha poco a che fare con esso. Noi lo usiamo per indicare chi abitualmente gode nel palpeggiare gli altri e che coglie tutte le opportunità per toccare maliziosamente una donna o strofinare i suoi organi genitali contro il corpo di lei. Di solito, sono uomini anziani, che cercano di farlo senza farsi notare dagli altri, ma il loro eccitamento spesso non passa inosservato alla vittima di turno. A volte, si approfitta del fatto che qualcuno non protesta per vergogna o timidezza. Si pensi, ad esempio, ad un bus affollato dove le persone in piedi sono accalcate le une alle altre, e gli scossoni dell’autobus nascondono e giustificano i movimenti dei corpi e gli strofinamenti. Una persona a cui piace fare questo è “bonariamente” soprannominata un rattuso.

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