MUORE JON LORD

IN RICORDO DI JON LORD

Come solito, ieri ero al mare su una sedia sdraio a godermi il tepore del tardo pomeriggio, ora in cui il sole non è troppo forte, deliziati da una leggera brezza di mare e, aprendo una rivista, ho letto quella tremenda notizia. Jon Lord, il leggendario tastierista dei famosi Deep Purple, era morto a 71 anni. Quelle due riga di giornale mi hanno agghiacciato, incredulo le ho letto e riletto più volte per essere sicuro di aver capito bene. 
<E’ con profonda tristezza che comunichiamo la dipartita di Jon Lord avvenuta oggi 16 luglio 2012 presso la London Clinic, a seguito di una embolia polmonare.>

Il mondo mi è caduto addosso!
Capita quando a lasciarci sono personaggi che hanno fatto storia, i nostri idoli, che ai nostri occhi diventano intoccabili, immortali. Jon Lord insieme a Ritchie Blackmore e Ian Paice rappresentavano per me la musica, il rock , l’hard-rock in particolare. Il mio gruppo preferito, un punto di riferimento di cui negli anni ho seguito tutta la discografia. Avevo appena 14 anni quando la batteria divenne quasi un’ossessione per me, la amavo e desideravo fortemente imparare a suonarla, una passione che aumentò negli anni successivi e che ancora oggi mi porto dentro. Tempi duri quelli, non si aveva la paghetta, non esisteva internet, si era isolati dal mondo, pochi potevano permettersi di avere uno stereo o di comprare dischi e riviste. La televisione con solo due canali a disposizione si occupava poco di musica e meno di gruppi rock che in Inghilterra o in America erano già famosi. Di loro si sapeva poco o niente e già ero fortunato se nel juke-box del bar vi era un 45 giri dei Deep Purple ed uno dei Led Zeppelin, che di tanto in tanto potevo ascoltare. Ebbi l’occasione di conoscere ed ascoltare qualche pezzo in più dei Deep Purple grazie ad un amico di un mio amico il quale, figlio di un medico, aveva a casa uno stereo della “Selezione dal Rider’s Digest” e poteva permettersi di comprare gli LP, tra cui quegli dei Deep Purple. Dal momento che il mio amico suonava la batteria e che apprezzava Ian Paice, a volte veniva invitato dal suo amico ad ascoltare qualche brano di un LP che lui aveva comprato, e se capitava di stare insieme a lui, avevo poi la fortuna di accompagnarlo e l’onore di vedere la copertina di quel vinile e di ascoltarlo. Due tre pezzi solo, ma era tanto per me. Imparai a suonare la batteria sbattendo le mani sulle ginocchia o utilizzando pentole con i mestoli di legno, e quando finalmente la buon’anima di mia nonna, decisa ad accontentarmi, mi comprò una vera batteria….. non dormi la notte. Ma dovetti ancora penare molto prima di suonarla, perché i miei non volevano che la portassi a casa. D’altro canto la nostra era una piccola abitazione, già insufficiente per 6 di noi. Quando ormai diciottenne cominciai a guadagnare i primi soldi facendo i doposcuola a ragazzi e ragazze, il primo acquisto che feci fu rivolto a quel bramato giradischi della “Selezione dal Rider’s Digest” e a ruota i primi LP dei Deep Purple. Per fare questo dovevo andare in centro e ricordo ancora ora, quando seduto nell’autobus di ritorno a casa,  tenevo come un cimelio tra le mani l’LP, ansioso di aprirlo, guardare le foto ed ascoltarlo, emozioni davvero forti. All’epoca un LP costava circa 4000 delle vecchie lire (circa 2 euro di oggi), una cifra non irrisoria per me. Quando ebbi la fortuna di portare la batteria nel piccolo soggiorno di casa, se da solo chiudevo porte e finestre e, posto un disco dei Deep Purple sul giradischi, ci si suonavo insieme cercando di imitare Paice, il mio batterista preferito. Per me lui rappresentava l’ultra non plus dei batteristi, un mostro sacro… un dio! Cosa non avrei fatto per incontrarlo, parlargli o semplicemente vederlo suonare da vicino. Un sogno per un ragazzo di periferia come me, che sapevo irrealizzabile. Ho dovuto aspettare l’arrivo di internet e la possibilità di avere un computer prima di poter finalmente sapere qualche cosa in più sui Deep Purple e vedere qualche video…. che soddisfazione. Ma sto parlando di un periodo in cui il gruppo si era già sciolto e il loro nome non faceva più tanto scalpore.
Sono cresciuto ascoltando hard-rock, l’ho amato in modo viscerale così come ho amato i miei idoli: i Deep Purple.
Ora capirete perché ieri, su quella sedia sdraio, il mondo mi è caduto addosso.

ARRIVERDERCI JON E GRAZIE PER AVERMI REGALATO FORTI EMOZIONI CON LA TUA MUSICA.

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Una risposta a MUORE JON LORD

  1. silver account ha detto:

    Onori e danari c’entrano fino a un certo punto e il segreto sta piuttosto nella possibilità privilegiata di avverare, ogni giorno, un sogno: &laquo;Quando a 15 anni suonavo in alcune band studentesche – ha rivelato Glover – mi ritrovai casualmente, un giorno, a tracciare un disegno su carta. Rappresentava un palcoscenico, con pile di amplificatori ed equipaggiamento musicale completo. Senza saperlo, stavo disegnando il mio destino. Adesso, suonare resta la mia grande fonte di energia, la mia emozione più grande&raquo;. Nel destino di Glover e del suo compagno di avventura Ian Gillan, voce solista del quintetto, c’era probabilmente anche il nuovo “Rapture of the deep” (qui i pezzi disponibili su Metalitalia ), in uscita nell’Europa continentale venerdì 21 ottobre per l’etichetta tedesca Edel . Un disco crudo e possente, dieci tracce di hard rock purissimo (con qualche concessione inevitabile alle ballad melodiche) più una – l’accattivante “Mtv” – disponibile solo in edizione limitata. Del tutto degna del marchio di fabbrica “Dp”, nel particolare, la sequenza d’apertura, ravvivata dall’andamento catchy di “Girls like that” e dalla melodia ipnotica della title-track; incattivita dagli spigoli di “Wrong man” e dell’opener “Money talks”. Assolutamente ben disposto alle chiacchiere, di fronte a una tazza di cappuccino e pronto per l’ennesimo volo su e giù per il vecchio continente, Glover spiega vita e miracoli della più recente produzione, che vede impegnati, oltre all’immarcescibile Ian Paice dietro i tamburi, Don Airey e Steve Morse alle tastiere e alla chitarra.

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