LUOGHI MISTERIOSI IN ITALIA

LA SPADA NELLA ROCCIA
MAGO MERLINO IN ITALIA?

Vicino la città di Siena vi è un posto che ha qualcosa di “magico”. Ci riporta indietro nel tempo, ai tempi dei cavalieri e del mistero del Santo Graal. Qui è presente una spada conficcata nella roccia che ci ricorda la leggenda di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda.

San GalganoGalgano Guidotti nacque da famiglia nobile nel 1148 a Montesiepi, un piccolo borgo vicino la città di Siena, in una terra selvaggia e incontaminata e, come molti altri giovani cavalieri di quel tempo, lui era fiero e prepotente e visse la sua giovinezza in modo licenzioso e gaudente. Anni dopo, egli abbandonò il suo mondo frivolo, disgustato dalle nefandezze commesse e da quelle che aveva visto, per dedicarsi ad una vita di eremitaggio e penitenza attraverso una vita ascetica.
Nell’anno 1180, come segno tangibile di rinuncia perpetua ad ogni forma di violenza, conficcò la sua spada in una roccia che affiorava dal terreno, con l’intenzione di usarla come croce dinanzi a cui pregare, anziché come  arma con cui offendere. Un grande gesto simbolico di estrema forza.
Lo fece sul colle dove lui aveva avuto le prime esperienze mistiche e dove il suo cavallo più volte si era fermato inginocchiandosi reverente davanti all’ apparizione dell’Arcangelo Gabriele. Come segno di fede, sul sasso sul quale più volte si era inginocchiato il suo cavallo biancoimpronte, rimasero imperiture le impronte delle ginocchia. Tale sasso è oggi custodito nella casa natale di Galgano, nel paesino di Chiusdino, nelle vicinanze di Montesiepi. Casa dove egli visse fino al momento della sua conversione, dove all’interno, ai lati di un altare dedicato al Santo, si può osservare questo grosso sasso.
Galgano morì il 3 dicembre dell’anno dopo in completa Rotondapovertà, e nel 1185, Papa Lucio III lo dichiarò Santo. La sua beatificazione in 3 giorni e la sua santificazione in 4 anni sono sicuramente un record. Ma chissà perché in poco tempo egli venne dimenticato e l’abbazia abbandonata a se stessa.
Fu Galgano un santo scomodo?
Sta di fatto che egli fu eletto a patrono della città di Siena e poi fu sostituito e declassato a santo minore. Le sue spoglie furono traslate nella chiesa del Santuccio, collocata in periferia. Nellteschio di Galganoa chiesetta di Chiusdino, in una teca, oggi rimane solo il teschio del Santo. Si dice che su di esso crescevano dei capelli biondi, tanto che la gente lo fece diventare il protettore dei calvi.
Negli anni immediatamente successivi alla sua morte venne costruita sul suo eremo una chiesetta, nota come la Rotonda o Cappella di Montesiepi. Con il georadar si è scoperta una cavità rettangolare presente sotto il pavimento della Rotonda. Chissà!
Qualche decennio più tardi, nel 1218, iniziò la costruzione che assieme alla cappella di Montesiepi, portò al complesso monumentale dell’abbazia di San Galgano, circa 30 km ad Ovest di Siena, che venne consacrata nel 1288. L’Abbazia di San
Galgano ha rappresentato nei secoli un importante centro viario  L'Abbazia di San Galganoe punto di riferimento per i viandanti, pellegrini e gente di ogni tipo.
Dal 1348 in poi iniziò il declino, a causa di differenti peripezie l’abbazia fu abbandonata e con gli anni divenne una struttura fatiscente, fino ad essere sconsacrata nel 1789. I primi interventi di restauro iniziarono solo nel 1926 con lo scopo di preservare quanto rimaneva della struttura originaria che, stranamente ha delle similitudini con l’Abbazia di Glastonbury.
La Cappella di Montesiepi è, invece, una piccola chiesa situata su una collina a poche centinaia di metri dall’Abbazia, e al centro della Cappella affiora dal pavimento la “Spada nella Roccia”.Spada nella roccia

Alcuni studiosi fanno notare come ci siano dei punti di contatto  tra la vicenda di San Galgano,  e quella di Re Artu’, infatti entrambi i fatti si svolsero nel XII secolo e tra Galgano e il nome di Galvano, uno dei cavalieri Arturiani, esistono delle particolari assonanze. Ma siamo al cospetto di ipotesi in cui la storia si confonde con il mito ed è difficile avere delle certezze, anche se alcune coincidenze e documentazioni che leggerete in questo post, lasciano azzardare l’ipotesi che quella di Galgano sia la spada menzionata nella storia di Re Artù e dei suoi cavalieri.
La Spada, per lo meno a giudicare dalla parte visibile sporgente dal masso, sembra corrispondere esattamente per quanto concerne lo stile, a una vera spada del XII secolo, e più esattamente del tipo X.a della classificazione ormai universalmente accettata di Ewart Oakeshott. Uno dei massimi esperti di spade medievali, consulente alle Royal Armouries di Leeds, autore di diversi volumi sull’argomento. L’analisi di piccoli frammenti indicano valori che rientrano nella norma per un metallo medievale senza la presenza di leghe o acciai degli anni successivi.
Nell’eremo di Montesiepi sono anche preservate gli arti che, secondo la tradizione, apparterrebbero ad uno dei tre monaci invidiose che, nel 1181, in assenza di San Galgano, tentarono di impadronirsi della spada, ma non riuscendo ad estrarla la spezzarono. Galgano avvertìabbazia tutto questo in sogno e, ritornato subito a Montesiepi, scatenò contro i tre monaci traditori l’ira divina. Uno di loro annegò nel fiume, il secondo fu colpito da un fulmine ed il terzo sbranato da un lupo che gli strappò le braccia. La retrodatazione, svolta  col metodo del Carbonio 14, nel corso delle analisi, ha fatto risalire le mani conservate nell’eremo proprio al XII secolo.
La località di Montesiepi, dove sorge l’eremo di San Galgano, allude ad un luogo sacro, recintato dalle siepi, nascosto ai profani perché al di là si celebravano riti e abbaziasacrifici. Questa tradizione di recintare luoghi sacri era tipicamente celtica. Altra stranezza è il nome antico di Montesiepi: Cerboli, che ricorda il Cervo, animale sacro dei celti, così come il nome Brenna,  un paesino vicino, farebbe ricordare l’eroe celtico Bran. Lo stesso eremo di San Galgano è un enigma. E’ costruito in forma circolare, spesso considerata una forma demoniaca, perché legata agli antichi templi pagani. La volta è formata da cerchi concentrici, il cui centro rimane perfettamente allo zenit della spada. I cerchi formati da pietra bianca e cotto rosso sono 48 e ricordano le decorazioni circolari celtiche.

Arcidosso in provincia di Grosseto è ricco di antichi simboli esoterici grottache parlano anche di cavalieri templari, e sul vicino Monte Amiata si trova una caverna alquanto strana. Grotta la cui storia si perde nella notte dei tempi e di cui nemmeno i giovani del posto ne conoscono l’esistenza. Si tratta della grotta dove, secondo la leggenda, avrebbe riparato il mago Merlino?
Il Mago Merlino non era rimasto fermo in Scozia, ma si dice che avrebbe viaggiato per il mondo per condividere le sue conoscenze e acquisirne altre, e chissà se non sia venuto anche in Toscana. E’ un imponente spelonca al di sotto di un castagneto, oggi parzialmente crollata e affogata da arbusti e vegetazione, alla cui apertura c’era una lapide ora rotta e scomparsa, che riportava la scritta: “Questa è l’antica memorabile grotta che edificò Merlino il savio mago, qui il Peri musa naturale indotta spiegò il suo genio portentoso e vago”. Gian Domenico Peri era un poeta del posto (1564- 1639). Utilizzando un geo-radar è stato constatato che nel suolo della grotta vi sono alcuni oggetti metallici di cui uno grosso e di forma circolare. Chissà.
Una legenda antica racconta che nella zona vi fosse un drago (drago di Santa Fiora). I frati del convento della Selva, vicino al paese di Santa Fiora, si erano accorti da tempo della presenza di un orrendo e gigantesco drago, che si era ormai stabilito nei boschi. Egli non solo mangiava mucche, pecore ed altri animali, ma la sua ferocia arrivava ad uccidere un uomo al giorno, scegliendolo fra pastori, taglialegna e gli stessi frati, che venivano così decimati. I frati chiesero aiuto al conte Guido, appartenente alle famiglie dei Aldobrandeschi e dei Bosio Sforza, il quale non riuscì ad uccidere l’animale e allora si decise di chiedere aiuto al mago Merlino che in quel periodo aveva preso dimora in una grotta nei boschi tra Arcidossoil drago e San Lorenzo. Si dice che il Mago Merlino chiamò il cavaliere Giorgio che aveva già ucciso feroci draghi, e che per questo divenne poi un santo, oggi santo patrono di Genova. Egli  fu subito ospitato dal conte Guido di Santa Fiora e dai frati del convento della Selva e,  con l’aiuto di Merlino, fu in grado di uccidere il drago. Si dice che la mascella conservata dai frati nella sagrestia della chiesa della Trinità, che fa parte del convento della Selva, sia proprio quella di quel mostruoso drago.
Coincidenze e similitudini o certezze e verità…. chi lo sa!

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