Global Peace Index

LA VISIONE DELL’UMANITA’

INDICE DI PACE NEL MONDO

GPI

L’Institute for Economics and Peace, come ogni anno, ha reso disponibile il nuovo “Global Peace Index” (GPI) relativo al 2011 . Il GPI è un modo di classificare le nazioni e le regioni in base a fattori che ne determinino lo stato di pacificità, o meglio l’attitudine di un determinato paese ad essere considerato pacifico. L’indice è prodotto su base annuale ed è sviluppato in collaborazione con una equipe internazionale di esperti di pace e di diversi istituti. I fattori presi in considerazione  per classificare pace e pericolosità di un paese sono 23, tra cui il numero di conflitti bellici e sociali, di omicidi o di attentati,  di carcerati, nonché importazione di armi, l’instabilità politica  e la percezione della criminalità nella società.
Per il 2011 sono stati esaminati 158 paesi e stando ai dati, la medaglia d’oro per il 2011 spetta all’Islanda, seguita da Danimarca e Nuova Zelanda. Tra i paesi in caduta libera quanto a condizioni di pace c’è, invece, buona parte dell’area mediorientale, con Siria, Egitto, Tunisia, Oman e Malawi, mentre  le nazioni più pericolose sarebbero Somalia, Afghanistan e Sudan. L’unico, grande cambiamento nello scenario “alto” della classifica riguarda la Norvegia che, rispetto al 2007 e dopo i fatti di Utoya e la crescita della violenza, crolla dal primo al diciottesimo posto.
L’Italia, purtroppo, pur migliorando rispetto ai mesi passati, rimane nella stessa posizione del 2007, posizione dovuta principalmente alla forte percezione della criminalità degli italiani o per la propensione alla violenza.
Ma il dato più rilevante è quello che vede un aumento generale, rispetto al 2010, della pace nel mondo. E questo ci consola!
La mappa segnala con colori differenti
(dal giallo al marrone), i paesi più pacifici, suddivisi in livelli crescenti da 1 a 5 . Fatta eccezione per alcuni paesi di cui non sono pervenuti i dati, è interessante mettere a confronto (come ha fatto l’Economist) i valori dal 2007 al 2011 per avere la percezione di come e quanto siano cambiati gli status pacifici negli ultimi quattro anni. Come nel caso gli Stati Uniti, che nel 2007 erano meno pacifici della Cina e ora si sono allineati al secondo livello; o come nel caso della Gran Bretagna, partita come uno dei paesi dell’Europa Occidentale più pericolosi e arrivata ad essere uno dei più pacifici. Per il continente africano e asiatico si è registrato un aumento se non di pace almeno di dati pervenuti, visto l’aumento di stati di cui sono giunti per la prima volta i dati per effettuare la ricerca.

GPI dati

Vi aggiungo, per completezza, una mappa relativa ai conflitti a vario titolo, presenti nel mondo e aggiornata al 2011.

conflicts

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Una risposta a Global Peace Index

  1. Sugel ha detto:

    L’assunto dello studio è che “la pace è un indicatore della prosperità economica: vi è una correlazione molto, molto forte tra pace e ricchezza” – ha spiegato a Reuters Steve Killelea , fondatore del Global Peace Index. E di conseguenza ” la mancanza di pace costa all’economia mondiale oltre 4.800 miliardi di dollari all’anno “. “La crisi economica – segnala il rapporto – ha reso il mondo più violento e instabile. L’impatto degli alti prezzi di cibo e carburante all’inizio del 2008 e l’aggravio della recessione alla fine dell’anno hanno eroso la pace – dice il rapporto. Il rapido aumento della disoccupazione, il congelamento degli stipendi e la caduta del valore delle case, dei risparmi e delle pensioni, sta causando risentimento popolare in molti paesi, con ripercussioni politiche che sono stati registrati nell’indice GPI attraverso varo indicatori che misurano la sicurezza nella società”.

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