Daniel Zamudio

Un’altra vittima della discriminazione

Daniel Zamudio Vera
Daniel Zamudio Vera, un ragazzo cileno di 24 anni, è morto dopo quasi un mese in ospedale, dopo aver subito un feroce attacco per mano di un gruppo sospetto di neo-nazisti, avvenuto il 3 marzo 2012. Tutto è iniziato la mattina presto di un sabato, in un parco di Santiago, vicino ad una stazione di polizia, un parco protetto da guardie. Un gruppo di teppisti ha massacrato di botte Daniele che stava passando di  li, perché era gay. Lo hanno torturato per sei ore e nessuno ha visto niente. Ma come è possibile? Si dice che uno dei quattro aggressori è un neo-nazista, mentre gli altri  una miscela di bastardi disadattati. Tutti sono oggi accusati di aver partecipato ad una delle aggressioni più feroci mai viste in Santiago. Uno degli aggressori riferisce che lo hanno colpito con “calci, pugni in testa, in faccia, nei testicoli, alle gambe e su tutto il corpo”. Poi uno di loro ha tatuato tre svastiche col collo di una bottiglia che poco prima era stata rotta sulla sua testa.
La legge Anti-Discriminazione, che è stato bloccato in Congresso per sette anni, è tornato ora alla ribalta e c’è stata persino una richiesta di chiamarla legge Zamudio e di portare avanti la discussione in Parlamento.

Sono contro la pena di morte, ma in tali casi le mie convinzioni vacillano!

Daniel Zamudio era il secondo di quattro figli nati nel 1987 nella città di San Bernardo, un quartiere situato a sud di Santiago, la capitale cilena. Quando lui aveva circa 13 anni, la sua famiglia ha realizzato che era omosessuale. Tuttavia, egli non ha ammesso apertamente il suo orientamento sessuale fino all’età di 17. Il rapporto di Daniel con la sua famiglia era buono, anche se non esente da conflitti con il padre che a quanto pare non aveva accettato che suo figlio fosse gay. Nel 2003, dopo che i suoi genitori si sono separati, Daniel è andato a vivere con la madre e la nonna. All’età di 17 anni, cadde in una profonda depressione a causa del suicidio del suo migliore amico. Incapace di far fronte alla tragedia, diventò emotivamente instabile, trascurò gli studi  fino ad abbandonare la scuola superiore. Da poco tempo, quest’anno, stava lavorando come commesso in un negozio di abbigliamento cinese, con l’intenzione di risparmiare qualche soldo per riprendere regolarmente la scuola e iniziare un corso di recitazione. Daniel frequentava regolarmente locali LGBT e più di una volta ha detto agli amici che era stato molestato da sconosciuti quando lasciava i locali. Il 2 marzo alle 7,30  Daniel come solito era andato a lavorare dicendo a sua madre che tornava più tardi perché la sera doveva incontrare un amico. Non ha fatto più ritorno. La domenica dopo la sua famiglia ha denunciato la sua scomparsa alla polizia cilena. Sono riusciti a identificarlo come il giovane che era stato ricoverato il giorno prima a Santiago Posta Central Hospital, trovato da un poliziotto intorno alle 4:00 am senza documenti di identità, gravemente ferito e incosciente. Il suo corpo era stato trovato in “San Borja” Park che si trova lungo la Alameda, un arteria principale nel centro di Santiago. Le ferite che Daniel presentava erano così gravi che l’ospedale decise di procurargli un coma indotto. La sua testa e il corpo erano stati brutalmente picchiate, parte di un orecchio era stato tagliato, le gambe erano rotte e aveva dei tagli simili a svastiche sul petto e sulla schiena, oltre a svariate bruciature di sigaretta. Il 19 marzo le sue condizioni peggiorarono e il 27 marzo Daniel è morto.

Nonostante la vitalità di un giovane, probabilmente Daniel ha preferito lasciare questo mondo, un mondo ingiusto, cattivo e marcio, per uno migliore. Daniel, perdonaci e che Dio possa averti in gloria!

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