CELLULARI E RADIAZIONI

CELLULARI: RISCHIO CANCRO

Toglietevelo dalla testa, il cellulare ovviamente.
In senso fisico, perché a leggere l’omonima inchiesta del giornalista Staglianò, c’è da impallidire: tra tumori potenziali in agguato, connivenze tra industrie e lobby, studi dettagliatissimi e esperienze di vita vissuta. Alcuni indici parlano chiaro: nel 2011 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito il telefonino tra i possibili dispositivi cancerogeni. Gli stessi manuali di istruzione dicono di tenerli 2 centimetri dall’orecchio, mentre è italiana la prima sentenza al mondo in materia, quella del Tribunale di Brescia, che ha stabilito un risarcimento a carico dell’Inail per un ex manager colpito da un tumore alla testa causato dall’uso eccessivo del cellulare. Tra reportage e inchiesta, il libro descrive un sistema dove gli attori in campo hanno interessi troppo forti e concatenati per resistere alla tentazione e poi finire biasimati e crocifissi tra qualche decennio, come è capitato per l’industria del tabacco o alle fabbriche dell’amianto. La grande contraddizione è causata dal fatto che gli studi sono finanziati dalle industrie costruttrici stesse e lo dimostra il fatto che, mentre nel 67% degli studi indipendenti ci sono riscontri degli effetti biologici dovuti ai cellulari, in quelli effettuati dalle industrie la probabilità precipita al 28%. Una differenza abissale. A questo si aggiunge un motivo psicologico, quello di noi consumatori che amiamo il cellulare, ci è utile e non riusciamo a guardarlo come un oggetto pericoloso.
Maliziosamente, si potrebbe pensare che la scienza, le cui ricerche spesso non sono ben sovvenzionate dai governi, non ha interesse a mordere la stessa mano che la alimenta. Quando le industrie pagano, la ricerca è condizionata all’origine e alcuni risultati possono essere occultati.
Il grande scoglio è il dato scientifico che le radiazioni non ionizzanti non spezzano i legami del DNA, e da qui
l’assunto che non fanno male e non creano danni diretti. Questo è il confine sul quale si arroccano le industrie ed alcuni studiosi. Non spezzano il legame, ma cambiano il funzionamento del meccanismo cellulare. Lo dimostrano, tra gli altri, gli studi del 2009 di Nora Volkow, che con un esperimento condotto su 47 pazienti ha dimostrato, grazie a uno scanner per la tomografia ad emissione di positroni, che le radiazioni del cellulare accelerano il metabolismo del glucosio che incide sul cervello.
Dopo la svolta della IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che il 31 maggio 2011 ha incluso le radiazioni emesse dai cellulari tra gli elementi ‘possibilmente cancerogeni’ (gruppo 2B), il Ministero della Salute non se la sentiva più di dire ‘va tutto bene’, e visto che l’Istituto superiore della sanità ha da sempre un atteggiamento sereno in materia, si è rivolto al Consiglio superiore di sanità, che, nel novembre 2011, con tutti i distinguo del caso, è arrivato alla conclusione che bisogna fare un uso dell’apparecchio non indiscriminato e che per i bambini è meglio limitarlo allo stretto necessario.
Il libro racconta casi di persone con tumori devastanti, ma che stavano anche 5-6 ore al giorno al telefono. I lettori potrebbero pensare: sono casi limite. E invece no, anche perché spesso è un uso combinato di cellulare e cordless, che funziona più o meno con la stessa tecnologia. Parlare di ore non è un’esagerazione,  perché oggi molte persone stanno a telefono 3-4 ore al giorno, e speso per motivi di lavoro. Ormai i casi limite sono diventati ordinari. Anche sulle distanze consigliate dai manuali dei telefonini c’è controversia poiché c’è chi dice che non siano per niente sufficienti, perché le onde vanno oltre, anche se è un dato certo che onde si disperdono a seconda della distanza. Nel dubbio meglio privilegiare un approccio cautelativo e tenerlo ben distante dalla testa. Se si usa un auricolare Bluetooth ci sono altri tipi di radiazioni in atto. L’ideale è il vivavoce, anche se, per la privacy, non l’ottimale. L’auricolare con il filo rimane, per il momento, la soluzione migliore. E, vi prego, fra qualche anno non dite che non lo sapevate!

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