I Dzopa

I DISCHI DI BAYAN KARA

Bayan Kara Ula

Nel 1947, il ricercatore inglese Karyl Robin Evans riuscì a penetrare nella zona dove nel 1937 l’archeologo cinese Chi Pu-Tei aveva rinvenuto, nelle caverne del massiccio di Bayan Kara Ula (allora zona del Tibet e appartenente alla Cina dal 1950), 716 tombe, al cui interno giacevano resti mummificati di esseri con caratteristiche anatomiche non comuni e che si farebbero risalire al 12.000 a.C.

Soggetti non più alti di un metro e trenta con lunghissime braccia, con un cranio enorme e orbite oculari molto larghe. In ogni tomba v’erano dei strani dischi di cobalto con un foro centrale e con un doppio solco fatto di incisioni e simboli di una scrittura sconosciuta. Inoltre, sulle pareti delle caverne, alcune pitture raffiguranti il sole, la luna e le stelle. Se non fosse stato per le tombe e per gli oggetti presenti, si sarebbe pensato a qualche specie di scimmia.
Qualcuno ha ipotizzato che quei dischi di pietra fossero semplicemente dei “volani” usati come accumulatori di energie simili al misterioso “volano di scisto” rinvenuto in Egitto nel 1936 nella tomba del principe Sabu, di cui, stranamente, se ne sono perse le tracce.

I dischi di Bayan Kara Ula furono esaminati dall’Accademia delle Scienze di Mosca e risultarono avere una frequenza di risonanza come se fossero stati esposti ad alte tensioni o costituissero parte integrante di un circuito elettrico. Quest’oggetto poteva essere considerato un Ooparts (Out-of-place artifact), termine usato per descrivere un oggetto storico, archeologico o paleontologico che per le sue caratteristiche tecniche e scientifiche risulta impossibile appartenere all’epoca e al contesto cui appartiene.
Considerando che le misura dei dischi variano da 35 a 50 cm. di diametro, con 2 cm. di spessore, si è calcolato che i 716 dischi dovrebbero pesare in totale circa 170 tonnellate,  un problema non indifferente per l’ingombro e il trasporto specialmente per la zona di Bayan notoriamente impervia, a tutt’oggi ritenuta malsicura dalla stessa popolazione locale.
Karyl Evans affermò di aver conosciuto i discendenti di quelli che lui chiama Dzopa o Tsopa, ovvero degli esseri arrivati in quel posto e ai quali le antiche tribù locali, con cui si sarebbero mischiati, dovevano le loro coscienze scientifiche e quindi, la presenza dei dischi. Evans fa risalire la prima visita al 20.000 anziché al 12.000 a.C. e parla di una seconda intrusione nel 1014 a.C. terminata con un atterraggio forzato a causa di un guasto meccanico.

mummia di William Niven

Ma il fatto non meraviglia più di tanto se si pensa che nel bacino del Sulei si ammira la piramide cristallina del Kailash, un monte che s’innalza al di là dell’Himalaia, sul pianoro tibetano, considerato, non a caso, il centro del mondo degli Induisti, Buddisti, Bon e Janici. Una perfetta piramide alta 6.000 metri che è difficile pensare sia dovuta alla sola opera della natura. A Nord ovest vi è la regione del Kohistan, o Cohistan, ove venne rinvenuta una carta celeste con la posizione delle stelle come erano 14.925 anni fa e pubblicata dal National  Geographic  Magazine nel 1925. Invece, ad est del Kailash si trovano le province cinesi del Cinghai e del Sichuan a cui oggi appartiene la catena montuosa del Bayar Kara Ula e più a nord le grotte di Dunhuang.  Ne sono state esplorate mille e ben 492 contengono 2.415 statue dipinte con 45.000 metri quadri di murales raffiguranti uomini che volano seduti sulle nuvole. I manoscritti qui ritrovati riportano studi scientifici che sono stati attribuiti ad una razza evoluta e le carte raffigurano una terra estesa nel Pacifico. Nel Sichuan vi è un’altra minoranza etnica (gli “Yi”) che come i Maya possiedono due calendari, di cui quello solare di 10 mesi e nel suo capoluogo si trova un’importante base spaziale. Quel punto, per combinazione, viene definito “la migliore finestra del lancio di satelliti del mondo”. Le stesse tombe, qui, formate a terrazze circolari, potrebbero rappresentare delle astronavi UFO.

la piramide del Kailash
Nel museo “Million Dollar” di White City a Carlsband, New Mexico, vi sono da anni, conservati dentro una teca, i resti mummificati di un essere scoperto da William Niven in una cava di argilla su di un altopiano del Messico. Fu stimato che il corpo fosse vecchio di sedicimila anni, altezza un metro e mezzo circa, fattezze mongoloidi e braccia lunghe fino al ginocchio. Esso è simile ai minuscoli uomini gialli, dalle enormi teste scesi dalle nuvole, di Bayan.
La cosa strana, è che il Ministero delle Antichità cinesi così come le riviste archeologiche e ufologhe di quel paese, ignorarono quanto scoperto dagli studiosi russi e dopo un po’ di tempo affermarono, perfino, di non sapere nulla di quei dischi. Infatti, alcuni reperti che in un primo momento erano stati messi nel museo di Banpo a Xian, (perfino fotografati dall’ingegnere austriaco Von Daeniken nel 1974), poi scomparirono dalla scena, (vedi immagine seguente).

dischi di Bayan Kara Ula
Inoltre, quando i reperti vennero trasferiti segretamente a Pechino per essere studiati dal professor Tsum Um Nui,  e quando questi dichiarò di essere riuscito a decifrare le scritte ed i simboli, le autorità gli impedirono di divulgare l’esito della sua scoperta. Anni dopo egli si trasferì in Giappone e quando nel 1965 morì, tutti i suoi appunti sul caso stranamente sparirono. Se non fosse per quei pochi reperti fotografici ancora oggi presenti in giro grazie ad internet, nulla si saprebbe o si potrebbe ammirare. Purtroppo, le conoscenze scientifiche ed in particolar modo, quelle derivanti da scoperte che lasciano supporre  contatti o la presenza di esseri alieni sulla terra, ancora oggi è TOP SECRET, un segreto di stato in tutti i paesi del mondo di cui noi, comuni mortali, non possiamo e non dobbiamo venire a conoscenza! 

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