LE LATTINE

LA LATTINA: che invenzione!


Lattine

Che sia una bibita, una scatoletta di tonno o di caffè macinato, chi di noi non maneggia un barattolo o una lattina ogni giorno? Pochi, però, sono a conoscenza di come è nata e degli enormi studi ingegneristici che hanno seguito l’evoluzione di questo prodotto hi-tech che lo portano virtualmente, a farlo valere molto più del suo contenuto.

La storia del barattolo segue quella dei contenitori e della conservazione degli alimenti in generale, a cui i nostri antenati hanno sempre cercato di trovare una soluzione. I popoli nell’antichità già usavano il sale e la fumigazione per esempio.

Ma l’idea del contenitore nacque in Francia nel 1800 ad opera di Napoleone che, durante le lunghe campagne di guerra, sentiva l’esigenza di fornire i soldati di alimenti che non si  deteriorassero in breve tempo. Così,  egli offrì ben 12.000 franchi di ricompensa a chiunque escogitasse un metodo per la conservazione del cibo. Si dovettero aspettare degli anni  prima che la prima idea arrivò ad un venditore di dolci, un certo Nicolas Appert, che pensò di usare delle bottiglie da champagne con il collo allargato e tappate, in cui gli alimenti venivano cotti per conservarsi più a lungo.

Un’idea geniale ma non sufficiente, il vetro è un materiale troppo fragile ed era poco adatto a seguire dei soldati in guerra. Da ricordare che ciò accadeva circa cento anni prima che Louis Pasteur dimostrasse che il calore era in grado di uccidere i batteri.

Il metodo di Appert era molto semplice da realizzare e si diffuse con grande rapidità in tutto il mondo.

Nel 1810 il mercante inglese Peter Durand, lavorando sull’invenzione di Appert, arriva alla famosa scatola di metallo ma, non avendo i mezzi per produrla su larga scala, vende il brevetto agli industriali inglesi Bryan Donkin e John Hall che sono i primi a mettere in piedi una industria di cibo in scatole di metallo.

Nel 1846 grazie ad un nuovo macchinario, messo a punto da Evans, si riescono a produrre  60 scatole all’ora (oggi siamo a livelli di 1500 al minuto!)

Ma di cosa sono fatte le lattine e come vengono prodotte qui in Europa?

Da non confondere con la latta, termine con cui ci si riferisce ad una lamina di ferro sulla cui superficie viene depositato un sottile strato sottile di stagno, le lattine di cui stiamo parlando (quelli della Coca-Cola per intenderci), sono fatte di alluminio.

Si, alluminio, lo stesso dei vostri infissi se li avete in alluminio!

Un materiale leggerissimo che non esiste puro in natura. E’ proprio una invenzione dell’uomo, quindi il 1900 (anno boom dell’alluminio) potrebbe essere definito come l’età dell’alluminio.

Il suo spessore di un decimo di millimetro, poco più di 1 foglio di carta, può reggere fino a 6,2 atmosfere, è un miracolo di tecnologia con un livello di ricerca e studi (forma, saldature, chiusura, ecc.) che può essere paragonato a quello di un aereo militare!

Pensate che oggi si producono nel mondo  circa 180 miliardi di lattine all’anno, quante ne basterebbero, messe una sull’altra, ad arrivare sulla luna in una settimana di viaggio.

In natura, l’alluminio lo si trova in alcune rocce misto ad altri elementi che si chiamano bauxite e che, come eleemento, costituisce circa l’8% della crosta terrestre. Essa si trova in grandi quantità soprattutto nelle zone tropicali e subtropicali, (ne abbiamo pochissimo in Italia). L’alluminio pesa circa 1/3 dell’acciaio e del rame ed è indicato per la costruzione di aeroplani, automobili, biciclette, complementi d’arredo ed usato in altri settori, come nell’edilizia. Grazie alle sue caratteristiche è ideale per la produzione di imballaggi perché è leggero, resistente agli urti e alla corrosione, è buon conduttore termico, garantisce un ottimo effetto barriera per proteggere dalla luce, dall’aria e dall’umidità, è atossico e, soprattutto, è riciclabile all’infinito.

La bauxite viene estratta principalmente in Australia dove, dopo essere stata separata da alcuni elementi e ridotta in polvere (ossido di alluminio), lascia l’Australia e viaggia verso altri paesi dove sono presenti fonderie per la sua lavorazione (in genere Svezia e Norvegia).  Qui a temperature altissime viene prodotto alluminio puro, un mare argentato di liquido che viene trasformato in enormi blocchi. Questi lasciano le fonderie per andare in stabilimenti di laminazione (come in Germania) dove vengono ridotti in sottili lamine che, finalmente pronte per la lavorazione, ripartono per altri stabilimenti (in Inghilterra per esempio) che producono le lattine che noi conosciamo. Pronte per la consegna, esse vengono poi vendute per l’imbottigliamento, ai vari produttori di bibite e di alimenti.

Homer-lattina

Un costo davvero elevato per un semplice contenitore ma, considerate le sue caratteristiche, non se ne può fare a meno ed il gioco vale la candela, come si suol dire.

Per questo, si confida tanto sul riciclo anche se, ahimè, oggi solo il 40% dei contenitori viene riciclato, ottenendo meno inquinamento e meno spreco di energia.

Solo in Italia, nel 2009, sono stati utilizzati contenitori metallici pari a 350.000 tonnellate di materiale.

Coloro che buttano le  lattine dovunque gli capita, sappiano che l’energia che ci vuole per produrre una lattina equivale ad avere una lampadina da 50 watt accesa per 7 ore; con  37 lattine si può costruire una caffettiera (se ne producono 7 milioni l’anno), mentre con 150 il telaio di una bicicletta e con 640 il massiccio cerchione in lega della vostra auto. In Italia, poi, non avendo produzione di alluminio, l’unico modo per contenere i costi è affidarsi al riciclo (insieme alla Germania deteniamo la  leadership in questo campo), cosa che facciamo ancora in modo esiguo ed in maniera poco attenta.

 Oltreoceano la situazione non è migliore. Gli Stati Uniti ricavano tuttora tre quinti dell’alluminio dai loro giacimenti di materia prima, con consumi energetici venti volte superiori a quelli necessari al riciclo, e gettano via un quantitativo di alluminio che sarebbe sufficiente a rimpiazzare ogni tre mesi l’intera flotta aerea civile.


Dal 1850, quando furono poste le prime basi dei metodi industriali per la produzione di alluminio, ad oggi,  questo contenitore ne ha fatto di strada, perfezionandosi sempre di più, ma la storia dell’alluminio non è comunque conclusa in quanto sono tuttora in corso nuove scoperte volte ad  identificare nuovi usi per questo metallo unico nel suo genere. Ma comunque vadano le cose, la parola d’ordine rimane: RICICLO.

Perciò,

barattoli

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2 risposte a LE LATTINE

  1. Giorgio ha detto:

    Bene. Interessante e utile.
    Aggiungerei solo le fonti utilizzate per pubblicare l’articolo.

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  2. vincenzo ha detto:

    Ho cercato volutamente un sito che mi confermasse di cosa erano fatte le lattine ,perfetto ho avuto una esauriente risposta un contenuto veramente prezioso.La mia curiosita` e` dovuta al fatto che recentemente ho osservato che una calamita attrae il fondo di una lattina di cocacola.Ora mi chiedo com`e` possibile se e` risaputo che l’alluminio non dovrebbe legarsi.Allora il fondo della lattina che per caso mi e` capitata fra le mani e` di FERRO ricoperta di un strato di plastica..Concludo, chi dovrebbe controllare ho quanto da me osservato rientra nella norma?

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