BATTERI MILLENARI

Microrganismi di 34.000 anni fa ancora vivi!

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Sembra un film di fantascienza stile anni  ’60 ma non lo è.

Nelle profondità della Death Valley i ricercatori avevano preso dei campioni di cristalli di sale, per studi sul clima che stavano portando avanti e che, una volta esaminati, erano stati accuratamente imballati e conservati. Alcuni anno dopo un giovane ricercatore,  Brian Schubert, assistente presso l’Università delle Hawaii, decide di dare un’occhiata a quei cristalli di sale risalenti a 34.000 anni fa e, perplesso, scopre che all’interno c’erano intrappolati dei microrganismi non visti prima.

Ma la scoperta si trasforma presto in meraviglia quando nota che quei microscopici organismi, intrappolati in altrettanto minuscole “bolle” di liquido all’interno dei cristalli di sale, non erano morti ma vivi, in uno stato particolare di letargo.

Sono già stati trovati in passato microrganismi imprigionati nei cristalli di sale dei laghi salini perché i cristalli, crescendo rapidamente, intrappolano qualsiasi cosa si trova nei dintorni.

Queste recenti scoperte di Schubert sono state pubblicate nell’edizione di gennaio 2011 del Geological Society of America.

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Si tratta di batteri amanti-del-sale ancora presenti in alcune zone salate della Terra, ma questi piccoli appena ritrovati erano atrofizzati in uno stato di ibernazione sospesa. Sono vivi ma non consumano energia per muoversi o per riprodursi, non fanno niente al di fuori di “mantenere” se stessi. Ancora non si conoscono in dettaglio i meccanismi di tale prolungata sopravvivenza, anche perché il DNA ha bisogno di essere riparato nel tempo, ma la presenza di alcune alghe, del genere Dunaliella, presenti nei cristalli assieme ai batteri, potrebbe essere la chiave principale, costituendo per loro una fonte di cibo a portata di mano. La bolla che diviene, in questo caso, come una sorta di microscopico eco-sistema.

Non è la prima volta che si scoprono organismi millenari come il caso, di un decennio fa, del ritrovamento di batteri di 250 milioni di anni ma, niente è stato pubblicato finora perché gli studi sono controversi. Qui, invece, i batteri sono stati riportati in vita e fatti riprodurre ripetendo le prove anche in un altro laboratorio. Sono occorsi circa due mesi e mezzo per far “risvegliare” i batteri i quali, per prima cosa, si sono riprodotti, comportamento già noto e per niente insolito per i batteri. La  cosa che sorprese Schubert è che l’antico batterio ritornò in vita e, a 34 mila anni aveva poi un figlio.

Dei 900 campioni di cristalli testati, solo cinque conservavano batteri viventi in grado di riprodursi. Probabilmente vi sono microbi che non trovano ottimali le nuove condizioni di vita riprodotte (in laboratorio) e forse, per questo non si riproducono.

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