Festival del Parco Lambro

La Woodstock made in Italy

La VI° Festa del Proletariato Giovanile che si tenne nelle giornate dal 26 al 30 giugno 1976 nel parco Lambro a Milano, con una manifestazione musicale che vide partecipi artisti di case discografiche indipendenti (a differenza del precedente raduno), viene ricordata più semplicemente come il Festival del Parco Lambro.
Può essere considerata l’ultima Festa di rilevanza che, purtroppo, è ricordata per la disorganizzazione, i disordini e i tafferugli che ne scaturirono.
Tutti i musicisti parteciparono a titolo gratuito, tranne per un piccolo rimborso spese da parte dell’etichetta indipendente “Laboratorio” che si prese cura di registrare il concerto pubblicando poi un LP. Come unico ospite straniero intervenne il jazzista americano Don Cherry.
Altri contributi vennero dagli stand di vendita presenti sul posto, da giornali, TV e fotografi, mentre il biglietto d’ingresso costava solo 1000 lire e la partecipazione fu così numerosa (più di centomila persone al giorno) che  l’ingresso fu garantito a tutti gratuitamente.
L’evento venne organizzato dalla nota rivista di controcultura Re Nudo con la partecipazione di organizzazioni politiche come il Partito Radicale, Lotta Continua, IV Internazionale e Falce Martello. Dovendo essere una manifestazione indipendente a discapito delle major e delle multinazionali, l’apparizione di un furgone della Motta provocò dei subbugli che, addizionati ad alcuni furti delle attrezzature elettriche e di prodotti alimentari, portò la manifestazione a chiudersi con un passivo di molti milioni di lire.
Si pensa che il Festival così come fosse stato auto-organizzato fosse stato poi volutamente auto-sabotato. Ma vi furono anche altre situazioni che crearono tensione e malcontento.  Il comune di Milano che non aveva concesso l’allacciamento dell’acqua, che  non svolse il dovuto servizio di pulizia e che non garantì la fornitura elettrica creando notevoli disagi. Gli stand (politici) gastronomici non prevedendo una partecipazione così numerosa aumentarono ingiustamente i prezzi di bibite e panini. Le cattive condizioni metereologiche, infine, peggiorarono le cose e la manifestazione si svolse in condizioni poco igieniche e sicure. I sabotaggi da parte di qualche frangia di militanti, appartenenti a gruppi che evidentemente tenevano che quella pacifica manifestazione si trasformasse in violenza, continuarono con la distruzione dello stand “Fuori” del collettivo omosessuale, di quello privato chiamato “Capanna dello zio Tom” (già presente nel parco), con l’occupazione di un supermercato in via Feltre e dell’istituto Molinari (per dare asilo alle centinala di giovani bloccati sotto la pioggia e che non avevano un posto dove passare la notte – probabilmente l’unica azione più giustificabile).
A seguito di questi inaspettati avvenimenti, fu organizzata una assemblea per discutere sul da farsi. La votazione per alzata di mano si  espresse a favore del prosieguo del concerto.
Quella del Parco Lambro fu l’epilogo di quella contestazione giovanile nata alla fine degli anni ‘60, avvenuta durante un periodo politico di confusione, e che metteva fine al modello americano di pace amore e libertà proprio dei figli dei fiori (che ritroviamo nella famosa manifestazione di Woodstock),  ma che, come alcuni sostengono, segnò anche la fine del genere italiano prog che trovava il suo ambiente naturale in manifestazioni di questo tipo. Gli anni settanta finiscono con l’assassinio di Aldo Moro e la morte di Demetrio Stratos del gruppo prog degli Area.
Anche se l’evento faceva occhiolino alla manifestazione d’oltreoceano di Woodstock, con un palco ed una durata simile, rock & drug, libertà e scene di nudo comprese, qui le cose sono radicalmente diverse.
La manifestazione nasce ed è gestita da organizzazioni politiche e comunque con intenti economici anche se per far fronte alle sole spese sostenute.
Woodstock no!

Secondo me, qualunque manifestazione musicale, se nasce come tale e quindi come un momento di libera aggregazione per fini ludici, deve essere avulsa da “gestioni” o intrusioni politiche o filo-politiche, sindacali, economiche, commerciali o di parte.
Purtroppo, ci si “serve” della musica, che come noto aggrega, unisce e richiama gente di tutte le tipologie, per fini diversi.
Ma lasciatemi un ultima considerazione.
A parte l’incanto degli ideali che animava tante persone – giovani principalmente – mi chiedo se oggi, a distanza di circa 30 anni, ci sarebbe la stessa possibilità di fare un raduno dove chiunque possa liberamente spogliarsi e stare nudo in un luogo pubblico, come è quello del Parco Lambro e far pure  uso di droghe. Già immagino la scena delle forze dell’ordine che bloccano e condannano i partecipanti per atti osceni in luogo pubblico, per uso di stupefacenti e chissà per cos’altro. Perfino immagini simili a quella che vedete sotto, oggi non sono permesse su siti come questo in cui scrivo. Viene da domandarsi se e come, nel frattempo, la nostra società sia “progredita” sotto questo punto di vista.
Ma, consolatevi, siamo gente libera che vive in uno stato di democrazia dove ognuno è uguale davanti alla legge, almeno sulla carta.

<<…. il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia quel che penso della vita, con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta sulle strade della gente che sa amare….>>
Demetrio Stratos
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