Consumismo povero


Camminando per strada una anziana signora vede un filo di spago a terra, si china, lo raccoglie e lo mette in tasca portandoselo via.
Scena d’altri tempi, tempi in cui anche una cordicella poteva servire a qualcosa, come legare una vecchia valigia di cartone per esempio. Oggi, chi ha bisogno di un pezzo di spago ne compra un rotolo per poi abbandonare il resto chissà dove mentre valigie di cartone non ne esistono più, si compra una trolley o l’ultima Samsonite vista in TV anche se è per un solo viaggio.
Adattamento? Consumismo? Progresso?
Sarà stato anche l’arrivo dell’Euro a peggiorare le cose, poi la crisi internazionale ma, se andiamo più indietro nel tempo, la situazione di difficoltà economica ha inizio con Carosello e peggiora con la perdita dei valori, in senso lato, che ha colpito negli anni la nostra società.
Per valori intendo anche quello delle piccole cose, come quel pezzo di spago raccolto dalla signora.
Pur subendo, per questo, critiche dei miei parenti, io non butto via le cose facilmente, tengo a conservarle e a prenderle se le trovo abbandonate, anche se si tratta di un semplice chiodo o di un sottovaso di plastica. Mia nonna diceva: “Astipa che truova” (conserva che trovi) e non eravamo una famiglia che poteva definirsi povera o bisognosa. Era lo stile di vita ad essere diverso e principalmente il valore che si dava alle cose, la vergogna, se c’era, non era per l’avere addosso abiti consumati dall’uso o dal non aver un’automobile.
Mal comune mezzo gaudio, qualcuno potrebbe dire. Mah!
Tempo fa su un marciapiede, accanto ai bidoni dei rifiuti, vidi un grande specchio buttato, abbandonato lì perché non serviva più. Era una bella specchiera in stile a forma di otto e non nascondo l’istintiva tentazione di prenderla e portala via prima che qualche scugnizzo di turno la rompesse o che gli addetti alla raccolta la portassero via, ma la vergogna ebbe il sopravvento, unita all’impossibilità di trasportare da solo un simile peso. Penso a cosa avrebbe detto o fatto la signora del filo di spago o qualunque altra persona vissuta appena quarant’anni fa, quando le cose non si buttavano con tanta facilità ed esisteva una sorta di riciclo familiare e domestico. Credo che una di queste persone, se avesse l’opportunità di ritornare in vita oggi, potrebbe vivere di rendita con l’uso di tutto quello che (ancora buono ed usabile) viene buttato e che si trova per strada o nei bidoni dei rifiuti.
E pensare che c’è chi si rivolge ad una finanziaria pur di avere a casa una lavastoviglie e uno schermo al plasma.

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