SUPERSTIZIONI

 
Non è vero… ma ci credo!
 
 
Col termine superstizioni si indicano tutte quelle misteriose credenze popolari prive di razionalità a cui molte persone danno credito e che, sia per suggestione che per timore, mettono in atto con gesti o pratiche rituali al fine di scongiurare un evento negativo o per favorirne uno positivo.
Col termine originario “superstitiònem” Cicerone indicava, invece, coloro che si rivolgevano alle divinità con preghiere, voti e sacrifici, per ottenere protezione.
Perfino chi si definisce scettico, nella sua razionalità, ha qualche volta agito diversamente o dato credito a qualche piccola scaramanzia, perché come diceva Benedetto Croce: “Non è vero… ma ci credo!”, mentre per Lev Trockij “Nessuno è più superstizioso degli scettici”.
Al contrario, in alcuni casi, la superstizione diventa talmente radicata e ricorrente da portare a veri e propri disturbi del comportamento di tipo ossessivo.

Spesso la superstizione è di origine religiosa oppure legata ad eventi realmente accaduti e nel mondo esistono parecchie superstizioni legate a oggetti (scala, ombrello, olio, specchi…), a amuleti/talismani (ferro di cavallo, quadrifoglio, coccinelle, il cornetto, un soldo bucato…), a numeri ( 13, 17 …), a colori (viola, nero, bianco …) e agli animali (gatto, civetta…).
Ancora oggi molte pratiche magiche e incantesimi vengono fatti, in una forma o nell’altra, perché le persone ci credono. In Inghilterra per esempio, le mamme baciano il loro bambino dove si è fatto male ripetendo “Bacialo e fallo star meglio!”. Per altri la fortuna non è legata tanto alle parole quanto a talismani o oggetti particolari come corni, amuleti e mascotte. Ce ne sono molti di uso generalizzato, però anche molti personali, come lo possono essere un particolare paio di scarpe, un maglione o un ciondolo a cui si attribuisce la fortuna. Le pratiche magiche relative alla superstizione trovano campo fertile nell’ambito sportivo e del teatro dove atleti e attori sentono di dipendere dalla fortuna e, si dice,  che gli attori, per esempio, amino vestirsi di viola la sera della prima.
Sta di fatto che la superstizione viene da lontano e non vi è popolo che non ne sia stato coinvolto. Gli uomini primitivi credevano che bastonando l’immagine (ci si riferisce ovviamente a primitivi disegni) di un animale o di una persona le si recasse del male o se ne favorisse la morte.
Cristoforo Colombo riteneva il venerdì un giorno fortunato tant’è vero che partì e ritornò in tale giorno. Il venerdì 17 è ritenuto sfortunato perché in quel giorno Filippo il Bello diede l’ordine di uccidere tutti i Templari. Il numero 17 insieme a quella del Venerdì è una delle superstizioni più diffuse che persino i quotidiani non mancano a volte di sottolinearlo.
“Di Venere e di Marte non si sposa e non si parte, né si da principio all’arte” e “Chi ride di Venerdì piange di Domenica”,  recitano alcuni antichi proverbi. L’origine è sia religiosa che popolana. Nei Vangeli Venerdì è il giorno della crocefissione dedicato alla penitenza mentre la Domenica quello della resurrezione. Per i Romani il martedì era sfortunato perché dedicato a Marte dio della discordia.
Molti preferivano scrivere il numero 13 come 12+1 pur di evitarlo così come il tredici a tavola porterebbe male. Credenza nata perché nell’ultima cena il tredicesimo era Cristo che finì poi crocifisso. Ma già precedentemente tale numero non era ben visto per eventi nefasti collegati, come la morte di Filippo II avvenuta dopo aver fatto apporre la sua statua accanto a quelle delle 12 statue di divinità già presenti nell’Olimpo. Per gli Assiro-Babilonesi il 12 era un numero sacro (numero divisibile) e non altrettanto il suo successore.
Il pane poggiato al contrario sulla tavola è considerato di male auspicio sin da tempi lontani, perché in periodi di carestia il pane e il grano erano beni preziosi a cui portare rispetto.
Sette anni di disgrazia spetterebbero a chi, malauguratamente, rompe uno specchio. Secondo alcuni tale superstizione ha diverse origini. La più acclarata quella che per gli antichi lo specchio costava molto e per ottenerlo occorrevano anni di lavoro (sette?) oppure anni di guadagni (sette?) per poterne acquistare un altro. Il numero 7 era un numero magico per i romani. Per altri rompere uno specchio significava rompere anche l’immagine riflessa e quindi simbolicamente infrangere anche la propria. Da non dimenticare, infine, che dopo la morte di una persona gli specchi andavano coperti perché poteva dare fastidio allo spirito del defunto che, vagando, poteva essere riflesso dagli specchi impedendone il trapasso.
Anche la superstizione sull’olio e sul sale ha origini antiche. Sprecare l’olio versandolo era nefasto in quando un bene prezioso addirittura sacro per gli antichi e poi utilizzato nei riti cristiani. Se veniva rovesciato occorreva spargervi sopra del sale per annullare la iella che ne sarebbe derivata (per i siciliani va bene anche l’urina).
La rarità insieme alle sue proprietà hanno generato le credenze sull’uso del sale. Per i Romani spargere sale sulle rovine di una città significava impedirne la rifiorita (il sale rende sterile il terreno). Buttare tre pizzichi (tre numero magico) di sale alle proprie spalle significava allontanare maledizioni e malauguri. Anticamente era anche simbolo di amicizia, tanto è vero che si poneva una coppa di sale davanti ai commensali e si racconta che una volta un invitato abbia inavvertitamente fatto cadere la coppa sul tavolo suscitando l’ira del padrone di casa il quale, sguainata la spada, uccise il poveretto. Pare che questo episodio abbia fatto nascere il detto che versare il sale porti sfortuna. Se viene rovesciato sulla tavola alcuni ne prendono un po’ e lo lanciano dietro la loro spalla sinistra.
Nasce nel settecento l’idea che il cappello sul letto porti sfortuna perché non era consigliabile all’epoca, mettere dove si dormiva, un ricettacolo di sporcizia e di parassiti (a causa delle parrucche incipriate).
Anche se la maggior parte dei navigatori si ritiene scettico molti credono però, scherzando, che cambiare nome ad una barca porti sfortuna, così come il colore verde (quando non è un fanale, una luce di posizione o una parte della bandiera) o la non rottura della bottiglia durante il varo (per questo viene ben limata prima dell’uso). I tatuaggi dei vecchi marinai di una volta servivano da portafortuna e non solo per bellezza.
In alcune culture il fischiare richiamerebbe il diavolo e forse per questo i minatori si guardavano bene dal farlo.

Aprire un ombrello in casa attirava la miseria in quando era si era soliti usarlo quando c’erano delle perdite d’acqua dal soffitto. Ma esso richiamava alla mente anche il baldacchino che veniva tenuto sulla testa dal prete quando portava l’estrema unzione.
Mentre per i popoli latini il vedersi attraversare la strada da un gatto nero è sinonimo di sfortuna, per quelli d’oltreoceano è invece un buon segno. Ma solo perché nel medioevo il gatto nero era associato al male e al demonio.
Mai passare sotto una scala e se proprio lo si deve, incrociare le dita e sputarsi sulle scarpe come forma di scongiuro. Tale timore risale al medioevo quando le scale venivano usate durante gli assedi alle fortezze e passandoci sotto si correva il rischio di essere colpiti da olio o pece bollente. A livello religioso, invece, la scala forma un triangolo, il simbolo inviolabile della Trinità.
 
Di pratiche ed usanze ve ne sono tantissime altre e ve ne propongo brevemente altre.
Incrociare le dita mentre si dice una bugia o in segno di scongiuro.
Mangiare lenticchie a capodanno come simbolo di prosperità.
“Toccare ferro” è un usanza di origine latina mentre i popoli nordici “toccano legno”.
Se la fede nuziale viene persa, per evitare l’infelicità sulla coppia essa andrebbe riacquistata  e infilata all’anulare dal partner, come durante il rito nuziale.
Adoperare in due lo stesso asciugamano porterebbe litigio.
Porta male la goccia di cera che cade lungo il lato della candela.
Per evitare la calvizie occorrerebbe tagliare i capelli solo durante la luna nuova.
Il cucchiaio tenuto con la mano sinistra porterebbe sfortuna.
Il ferro di cavallo era un segno di fortuna e se ne veniva trovato uno lo si appendeva in casa.
Era considerato  di malaugurio utilizzare in tre lo stesso fiammifero.
Cattivo presagio per le forbici che cadono a terra,  per questo, prima di raccoglierle, si posava posatevi il piede sopra.  Se cadendo, una delle lame si conficca nel terreno era presagio di morte mentre porta buono se tenute appese al muro.
vedere una gazza ha poche possibilità di successo con la sua ragazza.
Incrociare  scarpe, posate o altri oggetti portava sfortuna perché in epoca medioevale era come rappresentare e offendere la croce di Cristo.
Portava male scendere dalla parte sinistra del letto, in quanto ritenuta la parte di Satana.
Un neonato non veniva mai baciato sul collo per non fargli perdere il sonno.
Se il pettine cadeva di mano mentre ci si pettinava era segno che qualcuno che vuole bene ci sta pensando.
Portava fortuna camminare sotto la pioggia tant’è che un vecchio proverbio dice: "Sposa bagnata, sposa fortunata".
Un quadro che cade era segno di cattivo augurio, mentre quelli che raffigurano uccelli porterebbero sventura.
Il quadrifoglio per la sua rarità porterebbe fortuna e felicità anche senza coglierlo.
Se si riceveva in regalo una spilla, un temperino o un qualsiasi oggetto appuntito, occorreva pungere con essi il donatore, oppure regalategli una simbolica monetina per evitare che il rapporto di amicizia terminasse. Infatti “Cosa che punge amor disgiunge”.
Mentre il trovare uno spillo per terra porterebbe fortuna, non occorrerebbe mai chinarsi a raccogliere un ago che, al contrario, porterebbero sfortuna.
Anticamente sì aveva l’abitudine di sputarsi tre volte sul petto per allontanare qualsiasi maleficio.
Ancora oggi, alcuni corridori si fanno sputare sulla schiena dai loro meccanici, prima dell’Inizio della corsa.
Pare che vedere tre o quattro unite porti male.
Non si gettava mai il guscio dell’uovo senza spezzarlo per evitare che il demonio vi si annidasse.
 
Inoltre,
A chi pizzica il naso vien voglia di litigare.
Chi lavora a capodanno lavora tutto l’anno.
Chi starnuta di lunedì regalo aspetti.
Denti radi fortuna spessa.
I gobbi portano fortuna e le gobbe disgrazia.
Quando fischia l’orecchio dritto, il cuore è afflitto; quando il manco, il cuore e franco.
 
 
 
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