IL VILLAGGIO SOMMERSO

 
POTOSI’: ieri ed oggi
 
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In Bolivia è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale: la siccità ha iniziato a manifestarsi già a fine luglio e fino ad oggi le piogge sono state poche. Allo stesso tempo vi sono state temperature massime da record, fino a 49 gradi nel Chaco. Le aree maggiormente colpite sono proprio la regione del Chaco e quella dell’Altipiano. A rischio capi di bestiame, l’agricoltura e le riserve d’acqua che mettono a rischio la sicurezza alimentare e la vita degli abitanti. Nella città di Potosì (1200 abitanti circa) si annunciano interruzioni del servizio di acqua potabile e a La Paz, l’impresa pubblica di distribuzione dell’acqua sta promovendo una campagna per l’uso razionale dell’acqua per evitare futuri razionamenti. Le riserve idriche sono già diminuite del 75%. Solamente nella regione di La Paz 23 mila famiglie hanno perso i raccolti e fino a quando non ricomincerà a piovere sarà impossibile iniziare la nuova semina. Anche il lago Titicaca sta diventando un simbolo della siccità: il suo livello è sceso di 4,5 metri rispetto al livello medio e sicuramente supererà il record storico di 5 metri segnato nel 1943. La colpa è del solito El Nino. Anche l’energia elettrica può diventare un problema. Potosì, famosa per le sue miniere d’argento, l’unica città americana citata nel famosissimo romanzo di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, fu inserita nel 1987 nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, come riconoscimento della straordinaria quantità di monumenti industriali (come gli acquedotti e i laghi artificiali che fornivano acqua alle miniere) e architettonici presenti.
Il serbatoio che alimenta la centrale idroelettrica è al suo livello più basso degli ultimi decenni, e le acque basse hanno fatto emergere un villaggio che è stato in gran parte sott’acqua dal 1985, quando l’area di 20 kmq. fu allagata. Normalmente, solo il campanile della chiesa era visibile fino ad oggi e serviva da misuratore del livello dell’acqua che,  scendendo più di 30 metri, sta rivelando ora resti inquietanti: la chiesa,  case demolite, un cimitero, una piazza.
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Il villaggio com’era prima dell’allagamento 
 
 
Nel 1985 un piccolo villaggio di Potosi scomparve dalla carta geografica della Bolivia, sommerso dall’acqua. Tutti dovettero andare via, emigrare, iniziare una nuova vita altrove.
Potosi fu sacrificata in nome del progresso a causa di una diga da costruire sul fiume Uribe. Una diga che doveva produrre energia elettrica e fa parte del complesso Uribante-Caparo, una serie di quattro dighe, tre serbatoi e tre impianti idroelettrici nella regione occidentale del Venezuela, sulle pendici delle Ande che si affacciano sul Llanos, grandi pianure del sud.
Solo due serbatoi esistenti, uno in funzione ed una seconda centrale in costruzione. Ma, di fronte a un deficit di energia elettrica nel paese, il tempo stringe, e, recentemente, il lavoro è ripreso. Ordinanza del Presidente!
Il complesso idro-Uribante Caparo ha una lunga storia. I primi studi sono stati condotti nel 1951, ma solo nel 1960 il primo cemento arrivò mentre il progetto fu definitivamente approvato dal governo nel 1970. I lavori veri e propri iniziarono solo nel 1978. Questo è l’anno in cui l’allora presidente, Carlos Andrés Pérez, arrivato in elicottero a Potosí, annunciò ai circa 1.500 abitanti che il loro paese doveva scomparire. Nel 1985 la prima diga fu completata. L’inondazione della valle cominciò. La gente di Potosi era stata compensata, e dovette lasciare il villaggio. I suoi resti vengono oggi alla luce grazie alla siccità.
 
 
4388294274_ba76373bbd_oCampanile: come era visibile fino a poco tempo fa e come lo è oggi
 
La cosa più drammatica è che il sacrificio chiesto ai contadini in nome del progresso della nazione non è stato poi giustificato dai fatti se si considera la rovinosa opera di deforestazione effettuata, che la riduzione del flusso di acqua dei fiumi che alimentano il serbatoio ha prodotto energia elettrica inferiore alle aspettative e che la sedimentazione più grande del previsto ridurrà di molti decenni la vita della struttura.
Per la presenza del lago e dei parchi circostanti, il luogo è meta turistica. Alla luce di quello che sta succedendo oggi, probabilmente l’area emersa dalle acque richiamerà molti curiosi, ma i problemi rimangono.
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