INVENZIONI

 
INVENZIONI IMPORTANTI
 
 
Chi l’ha inventato?
Quante volte, anche se solo per curiosità, ci siamo posti questa domanda davanti ad un oggetto?
Anche se per alcune cose la ‘paternità’ non è ben definita perché in tanti hanno lavorato, a poco tempo di distanza, alla stessa invenzione, ecco un piccolo elenco di invenzioni che hanno fatto storia con alcune che hanno cambiato la vita dell’uomo.
 
ACCIAIO
L’importanza dell’acciaio è enorme, i suoi usi sono innumerevoli, come anche le varietà in cui esso viene prodotto: senza la disponibilità di acciaio in quantità e a basso costo, la rivoluzione industriale non sarebbe stata possibile. Col passare del tempo le tecniche di produzione dell’acciaio si sono andate perfezionando e settorializzando, per cui ai nostri giorni esistono molteplici tipologie di acciai, ciascuna relativa a diverse esigenze progettuali e di mercato. Tutto inizia quando nel 1855 Henry Bessemer inventa un forno per la produzione industriale dell’acciaio.
 
ACCIARINO, ACCENDINO
 
Strumento ormai entrato a far parte delle nostre abitudini quotidiane, tanto che nessuno si sofferma più a pensare all’importanza di questa geniale invenzione dove basta un colpo di pollice a far scaturire la fiamma, l’accendino risale ai primi del Novecento, ma è il risultato di secoli e secoli di tentativi. Infatti, se gli accendini con pietrina, benzina e stoppino sono un’invenzione relativamente recente, da sempre l’uomo ha tentato di ottenere il fuoco, utilizzando pietra silicea ed esca o eseguendo ripetuti esperimenti fisici e chimici. Nell’età della pietra e del bronzo, il fuoco veniva acceso percotendo due pietre che contengono ferro, come la selce e producono una scintilla che accende l’esca o altro materiale infiammabile. Ben presto le selci vennero rimpiazzate da pietra focaia e acciarino che fino all’Ottocento, costituirono il più usuale mezzo per produrre fuoco. Prima dell’avvento del gas, come combustibile era usata la benzina, preferita ancora oggi da alcuni costruttori tra i quali Zippo. La Zippo Manufacturing Company venne fondata nel 1932 da George B. Blaisdell a Bradford, in Pennsylvania, USA. Il suo celebre accendino Zippo deve il suo nome ad un altro prodotto dell’epoca che stava riscuotendo grande successo, cioè la cerniera lampo (zip).
 
AGO
I primi aghi di cui si ha notizia erano realizzati in osso o legno, nell’antichità erano in bronzo, gli aghi moderni sono realizzati in acciaio placcato. Gli aghi d’acciaio furono introdotti in Europa dagli Arabi e nel 1370 si fabbricavano a Norimberga.
 
ASCENSORE
Sicuramente una delle prime situazioni in cui si è sentita la necessità di una attrezzatura idonea a trasportare in verticale uomini e materiali è quella delle miniere. Sono dell’inizio del XIX secolo i primi studi per dotare quei primitivi apparecchi di un motore a vapore che sostituisse l’energia umana. Il primo sviluppo fondamentale che si ebbe in direzione dell’ascensore come oggi è conosciuto venne dato da un inventore americano, Elisha Otis, che nel 1853 depositò il brevetto di un sistema di sicurezza paracadute, destinato ad impedire la caduta violenta della cabina in caso di guasti o rotture ai cavi. La prima applicazione pratica si ebbe nel 1857 a New York e, negli anni successivi, altri famosi ingegneri lo perfezionarono con l’adozione di circuiti idraulici e con l’invenzione dell’ascensore elettrico, fatta risalire al 1880 in Germania da parte di Werner von Siemens. Una delle prime spettacolari applicazioni della nuova invenzione è quella vista nel 1889 in Francia in occasione della presentazione della Tour Eiffel a Parigi.
 
BIRO (PENNA)
1938 – Ungheria – Laszlo (1899-1985) e Georg Birò inventano la penna biro.
 
BOTTONE A PRESSIONE (Snap fastener)
Presenti sin dalla preistoria, i bottoni sono stati rinvenuti negli scavi archeologici nella valle dell’Indo (circa 2800-2600 a.C.) dell’età del bronzo in Cina (circa 2000-1500 a.C.). Erano usati nell’antica Roma, anche se le chiusure di abiti e mantelli, nell’antichità, erano ottenute principalmente con lacci, fibbie e spille. Spesso le spille di sicurezza, chiamate fibule assumevano esternamente la forma che ha precorso l’idea moderna del bottone. Questa somiglianza nella forma si è riscontrata nel kiton greco indossato dalle donne e negli spilloni aggancianti presenti nel sagum bizantino. Per avere però i comodi bottoni a pressione occorre aspettare il 1885 quando viene brevettato dal tedesco inventore Heribert Bauer  il primo bottone senza asole.  Alcuni attribuiscono l’invenzione al danese Bertel Sanders.
 
CELLA SOLARE
Nel 1954 Gerald Pearson, Calvin S. Fuller e Daryl M. Chapin costruiscono la prima batteria solare a cellula fotovoltaica. Nel 1955, tre ricercatori della società telefonica americana Bell brevettano la prima cella fotovoltaica al silicio.
 
CEMENTO
 
L’utilizzo del legante nelle costruzioni può essere fatta risalire al III millennio a.C., quando in Egitto era utilizzata la malta di gesso per la realizzazione di paramenti murari in conci di pietra. I Romani inizialmente impiegavano come legante prevalentemente la calce. Fino a quando il legante della malta era costituito soltanto dalla calce, l’indurimento del calcestruzzo avveniva con estrema lentezza, poiché il progressivo consolidamento di una malta a base di calce è dovuto alla reazione dell’idrossido di calcio con l’anidride carbonica presente nell’aria con la successiva produzione di carbonato di calcio. A partire dal I secolo a.C. i romani iniziarono a sostituire in parte o in tutto la sabbia costituente la malta con la pozzolana (pulvis puteolana) o con il cocciopesto. La scoperta della pozzolana segnò una rivoluzione nella realizzazione di opere murarie. Solo dopo il XIV sec. vi fu la scoperta rivoluzionaria della calce idraulica da parte dell’ingegnere britannico John Smeaton. Questi, nella realizzazione del faro di Eddystone utilizzò, al posto della miscela calce – pozzolana, la prima calce idraulica da lui ottenuta dalla cottura di calcare contenente una discreta quantità di impurezze argillose. La scoperta della calce idraulica segna la transazione dal calcestruzzo romano a quello moderno, giacché gli sperimentatori, soprattutto con l’ausilio della nuova scienza chimica appena nata con Lavoisier sono in grado di governare un nuovo processo di sintesi che porterà prima alla calce idraulica artificiale e più tardi al moderno cemento Portland.
 
CELLULARE
I laboratori americani Bell realizzano il primo telefono cellulare portatile con batteria. Svezia, Finlandia, USA: Le ditte Ericsson, Nokia, AT&T realizzano le prime reti territoriali per telefoni cellulari.
 
CEROTTO (BAND-AID)
1920 – USA – Earle Dickson brevetta il Band-aid, il primo Cerotto autoadesivo sterile.
 
CHITARRA ELETTRICA
USA: nel 1928 George Beauchamp con l’aiuto dell’artigiano Harry Watson, costruisce il primo prototipo di chitarra elettrica. Nel 1931 George Beauchamp e Paul Barth sviluppano il primo sistema elettromagnetico per chitarra elettrica, applicato allo strumento costruito da Adolph Rickenbacker; insieme a quest’ultimo fondano l’Electro String Company per realizzare chitarre elettriche hawaiane, chiamate Rickenbackers.
 
COLTELLO
 
Già più di 200 mila anni fa l’uomo primitivo usava punte affilate di pietra per tagliare e difendersi. L’ Homo habilis è stato, secondo gli studiosi, le specie che ha fatto il salto immaginativo modellando punte acuminate fatti di legno e ossa. Più tardi, durante il Paleolitico tali materiali cedettero il posto alla selce, una speciale forma di quarzo minerale,  seguirono il rame (introdotto nel 8.000 a C. circa ), il bronzo (3300 aC),  il ferro (1.500 aC), e poco più tardi l’acciaio  (1400 aC). Gli artigiani si sbizzarrirono nelle fogge e già ai tempi dei romani esistevano coltelli di varie forme e dimensioni.
 
CONSERVE
Nel 1810 Nicolas Appert inventa il metodo di conservazione ermetica, i primi barattoli sottovuoto sono destinati alle truppe di Napoleone.
 
CORTISONE
1936 – Germania, USA – Tadeusz Reichstein e Edward C. Kendall isolano gli ormoni della corteccia surrenale: gli varrà il premio Nobel.
 
FLAUTO
In alcune caverne europee (Slovenia, Svizzera, Spagna, Francia) sono stati ritrovati frammenti di ossa di animali (renne, orsi, pecore) che presentano dei fori prodotti artificialmente dall’uomo. Probabilmente erano usati anche come flauti traversi. Il più antico sembra essere il frammento di femore d’orso ritrovato in Slovenia recentemente: risalirebbe addirittura a 50.000 anni fa’. La prima testimonianza dell’esistenza del flauto traverso la si trova in un libro di poesia dell’antica Cina: il She King che risale al IX secolo avanti Cristo. Anche nell’antica India era uno strumento molto diffuso. Era invece sconosciuto nell’antico Egitto e nell’America precolombiana. Nell’antica Grecia lo strumento a fiato più diffuso era invece l’aulos che non è un flauto ma uno strumento ad ancia come il clarinetto e l’oboe. La più antica rappresentazione indiscutibile del flauto traverso è un bassorilievo etrusco, di una necropoli nei dintorni di Perugia, datato dal II al I secolo avanti Cristo. Probabile quindi che anche gli antichi romani conoscessero ed usassero un tipo di flauto traverso. Solo nel Rinascimento e dopo il 1600, il flauto subisce una grande trasformazione fino ad arrivare poi al flauto del flautista tedesco Theobald Böhm (1794-1881) che si avvalse anche delle ricerche e degli studi di William Gordon.
 
FOTOGRAFIA
La parola fotografia ha origine da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis), letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos). Ebbe origine dalla convergenza dei risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell’ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con mezzi chimici l’immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni per la fotografia si ebbero con il francese Joseph Nicephore Niepce, al quale viene abitualmente attribuita l’invenzione della fotografia, anche se scoperte recenti suggeriscono che alcuni tentativi ben precedenti, come quelli dell’inglese Thomas Wedgwood potrebbero essere andati a buon fine. In collaborazione con il fratello Claude, Niepce cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d’argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, probabilmente, con cloruro d’argento. L’immagine, tuttavia, non poté essere fissata completamente, per cui Niepce fu indotto a studiare la sensibilità alla luce di numerose altre sostanze, soffermandosi sul bitume di Giudea che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda in seguito a esposizione alla luce. Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago descrisse all’Accademia delle Scienze di Parigi un procedimento messo a punto da Daguerre, che venne chiamato dagherrotipia; la notizia suscitò l’interesse di William Fox Talbot, che dal 1835 sperimentava un procedimento fotografico denominato calotipia, e di John Herschel, il quale sperimentava un procedimento su carta sensibilizzata con sali d’argento, utilizzando un fissaggio a base di tiosolfato sodico. In questo stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò un procedimento originale che faceva uso di un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d’argento, dal quale si otteneva successivamente una copia positiva. Tra il 1851 e il 1852 vennero introdotte l’ ambrotipia e la ferrotipia, procedimenti con cui si ottenevano dei positivi apparenti incollando un negativo su lastra di vetro sopra un supporto di carta o panno neri oppure di metallo brunito. Nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzarono le prime istantanee con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si devono a J. C. Maxwell (1861), mentre Louis Ducos du Hauron ottenne le prime immagini a colori mediante sintesi sottrattiva (1869) e R. L. Maddox introdusse un’importante innovazione: le lastre con gelatina animale come legante. Infine, nel 1873 H. Vogel scoprì il principio della sensibilizzazione cromatica e realizzò le prime lastre ortocromatiche. Ma gli sforzi furono anche indirizzati al perfezionamento dei materiali sensibili, dei procedimenti di sviluppo e degli strumenti ottici. Tra le innovazioni più importanti si ricordano: l’introduzione degli apparecchi fotografici portatili (1880); l’introduzione delle pellicole in rullo, realizzate per la prima volta da G. Eastman inizialmente con supporto in carta (1888) e successivamente con supporto in celluloide (1891).
 
FRIGORIFERO
Durante il XIX secolo vi sono state importanti rivoluzioni nel campo dell’alimentazione. In particolare, fu molto importante “la conquista del freddo”, ossia l’invenzione della macchina frigorifera, avvenuta e brevettata nel 1851 dall’americano John Gorrie e poi nel 1915 da Albert Einstein, successivamente perfezionata dal tedesco Windhausen, dall’inglese Reece e dal francese Tellier. A quest’ultimo si deve anche la realizzazione del primo impianto frigorifero su un piroscafo, le frigorifique, che nel 1876 trasportò in Francia un carico di carne precedentemente macellata in Argentina, dopo un viaggio di 105 giorni. La tecnica venne poi applicata ai vagoni ferroviari, come nel caso del treno intercontinentale che partiva dalla California. Sul piano alimentare tutto ciò significa il superamento delle tecniche tradizionali di conservazione (per salagione, per essiccazione, ecc.) la cui comune caratteristica era quella di alterare le qualità nutrizionali e organolettiche degli alimenti. Con la conquista del freddo invece i prodotti si riuscivano a trasportare e mantenere per lunghi periodi mantenendo caratteristiche simili a quelle originali. Oltre ai prodotti consumati, anche il gusto cominciò a “delocalizzarsi” dando origine a quel processo di globalizzazione alimentare che culminò con la fine del XX secolo. Il primo frigo domestico venne messo in vendita nel 1913. Dal 1931 l’ammoniaca fino allora usata venne sostituita col freon, fino al 1990 quando esso venne proibito per l’uso frigorifero.
 
INTERNET & WORLD WIDE WEB
Nel 1969 nasce Arpanet la rete di computer del dipartimento della difesa americano.  In pochi anni, ARPANET allargò i suoi nodi oltreoceano, contemporaneamente all’avvento del primo servizio di invio pacchetti a pagamento e negli anni ‘80 da questo progetto di sicurezza militare si sviluppa la rete chiamata internet. Nel 1991 presso il CERN di Ginevra il ricercatore Tim Berners-Lee definì il protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol), un sistema che permette una lettura ipertestuale, non-sequenziale dei documenti, saltando da un punto all’altro mediante l’utilizzo di rimandi (link o, più propriamente, hyperlink). Il primo browser con caratteristiche simili a quelle attuali, il Mosaic, venne realizzato nel 1993. Esso rivoluzionò profondamente il modo di effettuare le ricerche e di comunicare in rete. Nacque così il World Wide Web. Nel World Wide Web (WWW), le risorse disponibili sono organizzate secondo un sistema di librerie, o pagine, a cui si può accedere utilizzando appositi programmi detti browser con cui è possibile navigare visualizzando file, testi, ipertesti, suoni, immagini, animazioni, filmati.
 
LAMPADA
Fin dall’antichità l’uomo ha inventato sistemi per procurarsi la luce. Gli esempi più antichi di lampade sono quelle a combustione di grassi liquidi consistenti in un recipiente contenente il combustibile nel quale era immersa in parte una miccia, detta comunemente stoppino, alla cui estremità libera ardeva il liquido assorbito per capillarità. Greci e romani usarono lampade ad olio di origine vegetale, soprattutto olio di oliva. Altri popoli nel medio oriente utilizzavano il petrolio che affiorava spontaneamente in superficie in alcune zone. Questi oggetti erano costituiti da contenitori in terracotta, bronzo, ottone o altro materiale in cui era contenuto l’olio; in un beccuccio laterale era inserito uno stoppino su cui bruciava il combustibile attirato per capillarità. Rispetto alle candele la luce prodotta è più intensa. Oggi sono ancora usate lampade a kerosene, basate su principi simili ma che producono una luce ancora più intensa. Una radicale innovazione nel campo delle lampade è stata, più che l’introduzione delle lampade a gas, quella delle lampade elettriche.
 
LAMPADINA AD INCANDESCENZA
 
La lampadina ad incandescenza è stata inventata nel 1854 da Heinrich Goebel, un orologiaio tedesco emigrato in America. Non riuscì però a rendere pubblica la sua invenzione. Nel 1878 Thomas Alva Edison riuscì a costruirne un modello sufficientemente durevole. Nel 1860 Joseph Wilson Swan aveva già costruito una simile lampadina che perfezionò fino al 1878; divenne partner di Edison. Poco prima della sua morte Heinrich Goebel riuscì a far valere i propri diritti d’inventore che furono poi acquistati da Edison dalla vedova di Heinrich impoverita. Era costituita da un bulbo di vetro in cui era stato praticato il vuoto, al cui interno era contenuto un filo di cotone carbonizzato attraversato da corrente elettrica. Bisogna dire che molti inventori stavano lavorando all’idea, tra i quali il torinese Alessandro Cruto. Il problema dei primi modelli era la rapida distruzione del filamento. Nel 1903 l’americano William David Coolidge introduce l’uso del filamento di tungsteno, tuttora impiegato.
 
LASER
Dopo vari studi, l’americano Theodore Maiman nel 1960 costruisce il primo laser a rubino, uno strumento che avrà moltissime applicazioni, anche in campo medico.
 
LAVASTOVIGLIE
L’invenzione della lavastoviglie viene fatta risalire all’americana Josephine Cochrane, che nel 1886 fece brevettare un’apparecchiatura in grado di proiettare getti d’acqua sulle stoviglie grazie a un sistema di pompe azionato manualmente.In Europa le prime lavastoviglie furono introdotte nel 1929 dall’azienda tedesca Miele.
 
LAVATRICE
Il primo esemplare di macchina per lavare fu sviluppato nel 1767 da un teologo di Ratisbona, Jacob Christian Schäffern. I primi modelli di macchine meccaniche risalgono alla fine del XIX secolo. Negli anni ’20 ci fu qualche tentativo di adottare nuove tecnologie di lavaggio, con la comparsa delle lavatrici a cestello (ad asse orizzontale) specialmente per le applicazioni industriali. Dopo la seconda Guerra Mondiale lo slancio industriale che caratterizzò soprattutto l’Europa occidentale portò a soddisfare nuove esigenze, così le industrie elettromeccaniche iniziarono una fervida attività di ricerca e produzione di lavatrici specialmente in Germania portando nel tempo migliorie e innovazioni.
 
LENTI A CONTATTO
1947 – Inghilterra – Kevin Thuhy avvia la commercializzazione delle lenti corneali di plastica trasparente.
 
LIBRO (STAMPA)
L’invenzione della stampa a caratteri mobili è attribuita al tedesco Johann Gutenberg, seppure sia probabile che già i cinesi utilizzassero in precedenza tecniche simili e che, contemporaneamente a Gutenberg, anche stampatori tedeschi, boemi, italiani (Panfilo Castaldi) e olandesi stessero lavorando nella stessa direzione. In ogni caso, Gutenberg, in società con il banchiere Johann Fust e con l’aiuto dell’amanuense Peter Schöffer, stampa tra il 1448 e il 1454 a Magonza il primo libro con questa tecnica. Si tratta della celebre Bibbia a 42 linee (dal numero delle linee di testo che compongono ogni pagina) che viene messa in vendita a Francoforte sul Meno nel 1455. Con la Rivoluzione industriale del XIX secolo anche lo sviluppo tecnologico della tipografia compie notevoli progressi. All’inizio del secolo la pressa in legno, rimasta virtualmente immutata dai tempi di Gutenberg, viene sostituita da matrici di metallo e viene introdotta la stereotipia, cioè il procedimento di riproduzione della forma della pagina composta mediante calco su lastra metallica attraverso una pressione piana (tipografia a platina). Nel 1796, Aloys Senefelder introduce la litografia. Nel 1798, Nicolas Louis Robert alle dipendenze della cartiera degli stampatori parigini Didot, costruisce la "macchina continua", con la quale diviene possibile fabbricare un nastro continuo di carta e incrementare in questo modo la velocità di produzione. Nello stesso periodo, l’aumento della richiesta porta all’introduzione della carta a base di pasta di legno, in alternativa a quella prodotta dagli stracci, più costosi e difficili da reperire. La nuova carta trattata chimicamente risulta però poco durevole: nel corso di pochi decenni tende ad ingiallire e a sfaldarsi e molti testi stampati dall’inizio del XIX secolo minacciano di ridursi in pezzi illeggibili. La prima pressa piano-cilindrica a vapore è realizzata nel 1814 da Friedrich Koenig e utilizzata nella stamperia del "Times" di Londra; questa tecnica permette di aumentare la capacità di stampa da 300 a 1100 copie all’ora. Sempre al "Times", viene introdotta pochi anni dopo, nel 1828, la macchina "a quattro cilindri" verticali realizzata da Augustus Applegath e Cowper, in grado di produrre oltre 5000 copie all’ora. La produzione industriale della carta inizia alla metà del secolo. La rotativa, in grado di stampare un nastro continuo di carta contemporaneamente in bianca e volta, viene inventata da Hoe nel 1846. I primi esperimenti di composizione meccanica portano nel 1886 alla realizzazione, da parte dell’americano Ottmar Mergenthaler, della Linotype e successivamente nel 1889 alla Monotype realizzata da Tolbert Lanston. La parte meccanica delle tecnologia della stampa subirà poi solo piccoli cambiamenti, fino all’introduzione della stampa off-set nel 1960.
 
MACCHINA PER CUCIRE
La sua invenzione è piuttosto controversa, infatti brevetti per meccanismi in grado di produrre cuciture furono depositati da Fredrick Wiesenthal nel 1755, da Thomas Saint nel 1790, da Barthélemy Thimonnier nel 1830 e da John J. Greenough nel 1842. I primi modelli erano azionati a mano: attraverso una manovella applicata al volano, con la mano destra si produceva il movimento dell’ago, della spoletta e l’avanzamento per trascinamento del tessuto, mentre con la mano sinistra si controllava la sua posizione e l’indirizzamento. Successivamente le macchine per cucire furono a pedale.
 
NAYLON
Nel 1934 Wallace Hume Carothers  inventa il procedimento per la realizzazione di una fibra poliammidica (nylon). Quattro anni dopo, in America la fibra del nylon è utilizzata su vasta scala.
 
PLEXIGLAS
Nel 1931, in Canada, William Chalmers, di Toronto, inventa il processo per la realizzazione del plexiglas (resina artificiale termoplastica).
 
OCCHIALI
Seneca pare che indichi nelle sfere di vetro un mezzo per ingrandire le immagini. Vi sono scritti e quadri che rivelano l’uso di lenti di ingrandimento già a partire dal 1300.  La vera applicazione razionale di questo ausilio si deve però a Franciscus Donders, oftalmologo olandese, che per primo prescrisse lenti con potere corrispondente alla correzione del difetto visivo.
 
RADAR
Numerosi inventori, scienziati e ingegneri contribuirono allo sviluppo del radar. Il primo ad usare le onde radio per segnalare "la presenza di oggetti metallici distanti" fu Christian Hülsmeyer, che nel 1904 dimostrò la fattibilità di rilevare la presenza di una nave nella nebbia, ma non la sua distanza. Nell’agosto del 1917 Nikola Tesla fu il primo a stabilire i principi del funzionamento delle frequenze e del livello di potenza dei primi radar. Nel 1922 Guglielmo Marconi avanzò l’idea di un radiotelemetro per localizzare a distanza mezzi mobili e nel 1933 in un incontro riservato ne propose la realizzazione a un gruppo di militari italiani tra i quali il col. Luigi Sacco; quest’ultimo, convinto della validità e dell’importanza dell’idea, la affidò all’ing. Ugo Tiberio, un giovane e brillante ufficiale che negli anni seguenti portò avanti le ricerche e realizzò diversi prototipi, ma non ottenne le risorse e i fondi necessari per arrivare a un sistema radar operativo; i vertici della Marina non credettero fino in fondo al progetto di Tiberio e solo dopo la disfatta di capo Matapan, dovuta anche all’uso del radar da parte degli inglesi, la ricerca sul radiotelemetro ebbe finalmente i fondi necessari per realizzare i primi radar italiani denominati GUFO e FOLAGA. Prima della Seconda guerra mondi le, sviluppatori americani, tedeschi e francesi, e principalmente britannici, tentarono di sfruttare il radar come sistema di difesa contro gli attacchi aerei. Nel 1936 l’ungherese Zoltán Bay fu il primo a produrre un modello funzionante nei laboratori di Tungsram. La guerra portò ad una accelerazione della ricerca al fine di trovare la migliore risoluzione e portabilità per le nuove esigenze difensive. Nel dopo-guerra l’uso del radar è stato utilizzato per il controllo del traffico aereo civile, controllo meteorologico e controllo delle velocità automobilistiche.
 
SPECCHIO
I primi specchi realizzati nell’antichità erano semplici lastre di metallo, spesso argento, rame o bronzo, perfettamente lucidate. Nel XIV secolo a Venezia si producevano specchi unendo una lastra di cristallo lucidato con fogli di stagno e mercurio: i sottili strati di stagno venivano uniti al vetro tramite un bagno di mercurio ed esercitando pressione; tale processo era costoso e complesso, rendendo lo specchio un prodotto di lusso. Nella seconda metà del XIX secolo il costo degli specchi è radicalmente calato grazie ad un nuovo processo di produzione, l’argentatura: tramite una soluzione di ammoniaca ed acido tartarico si fissano al vetro dei nitrati d’argento, ed il vetro veniva successivamente ricoperto da gommalacca.  Oggi gli specchi consistono in una lastra di vetro su cui è deposto un sottile strato di argento o alluminio, fissato al vetro per elettrolisi. Lo strato metallico è deposto sul lato opposto a quello riflettente ed è ricoperto da una vernice a scopo protettivo. In questo modo il delicato rivestimento è protetto dal vetro stesso, ma si ha una seconda riflessione minore causata dalla superficie frontale del vetro. Questo tipo di specchi riflette circa l’80% della luce incidente.
 
SAPONE
Nell’antichità, le prime tecniche di pulizia furono sviluppate prevalentemente per pulire tessuti ed indumenti (e non per l’igiene personale), generalmente con l’utilizzo di argille (terra da follone), cenere e piante saponarie (da queste ultime si ricavano le saponine che formano soluzioni saponose che solubilizzano lo sporco e ne facilitano l’eliminazione). Solo dopo essere entrati in contatto col mondo orientale-islamico, nell’età delle Crociate, ci s’impadronì delle tecniche di fabbricazione di un sapone assai meno aggressivo, con l’uso di grassi vegetali, aromi e sostanze lenitive quali il balsamo. Non a caso il sapone entrò infatti in Europa grazie ai mercanti veneziani e genovesi e, per procacciarselo, dame e gentiluomini cristiani erano disposti a pagare cifre anche molto alte. Esistono varie circostanze, ancorché improbabili, che possono aver portato casualmente alla scoperta del sapone, ma è anche possibile che sia avvenuta per via empirica. Probabilmente per prime si ottennero liscivie alcaline dalla cenere di legno, che poi vennero usate per la saponificazione di sego, scarti animali, oli vegetali. La notizie storiche sono nebulose, sia per la difficoltà di distinguere il sapone vero e proprio da altre sostanze utilizzate per pulire, sia perché il sapone, per la sua natura organica ed idrosolubile, non è rilevabile da ricerche di tipo archeologico, neppure attraverso i recipienti e l’equipaggiamento usati nella sua produzione che non differiscono da quelli destinati ad altri utilizzi. Nel 1789 Nicolas Leblanc (1742 – 1803) scoprì come ottenere dal sale comune della soda di buona qualità, che da quel momento fu disponibile a basso prezzo ed in grande quantità. Il procedimento Leblanc rimarrà in uso fino al 1870, quando verrà soppiantato dal metodo Solvay adottato ancora oggi per la produzione dei saponi.
 
SIRINGA IPODERMICA
 
Le attuali siringhe sono state sviluppate attorno al 1853 da Charles Pravaz e Alexander Wood. Attualmente la gran parte delle siringhe sono realizzate in plastica, monouso, con l’ago preinnestato. In passato veniva usato il vetro e le siringhe venivano riutilizzate previa sterilizzazione in autoclave (o semplice bollitura in ambito casalingo). Le prime siringhe erano realizzate in metallo.
 
SUPERMERCATO
1930 – USA – Michael J. Cullen (1884 – 1936) apre il primo supermercato nel Queens, in Via Giamaica.
 
TELEVISORE /TELEVISIONE
John Logie Baird è stato un inventore britannico che dopo la prima guerra mondiale, più precisamente il 2 ottobre 1925, invia a distanza un’immagine televisiva vera e propria formata da 28 linee. Come soggetto si offre il suo fattorino William Taynton, che diviene quindi il primo uomo della storia a comparire in televisione. La televisione di Baird era costituita da un sistema di scansione meccanico. Un disco di Nipkow girava davanti agli elementi sensibili di selenio, e istante dopo istante si otteneva un valore elettrico corrispondente alla luminosità di un punto dell’immagine, riga dopo riga. Il principio è insomma esattamente quello che viene usato ancor oggi ma con un sistema di scansione elettronica. La tecnologia alla base tubo catodico fu sviluppata invece nel 1897 dal fisico tedesco Karl Ferdinand Braun che realizzò il primo oscilloscopio, mentre il primo prototipo del tipo usato nei moderni televisori fu realizzato dall’inventore statunitense Philo Farnsworth. Nel 1929  l’americano Vladimir Zworykin  realizza il Cinescopio TV (tubo a raggi catodici). Nello stesso anno in Inghilterra la BBC inizia, il 30 settembre, regolari trasmissioni televisive basate sulla tecnologia meccanica definita da John Baird.
 
TRANSISTOR
Gli americani John Bardeen, Walter Brattain e Williamk Shokley realizzano nle 1947 il primo semiconduttore impiegato per amplificare e trasmettere segnali elettronici. Sarà la scoperta che porterà poi alla realizzazione dei microchip.
 
TRAPANO
I primi trapani furono i trapani ad arco, che risalgono agli antichi Harappani ed Egiziani. Il trapano da banco, come attrezzo, è l’evoluzione del trapano ad arco e risale a molti secoli fa. L’invenzione del primo trapano elettrico è attribuita a Mr. Arthur James Arnot e William Blanch Brain nel 1889, a Melbourne, Australia.
 
 
 
 
 
 
 
 
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