IL PROGETTO NAICA

LA GROTTA DEI CRISTALLI
 

Enormi travi bianchi e semitrasparenti che si incrociano e vanno in tutte le direzioni, stalattiti e stalagmiti di lame taglienti e purissime, tutto sembra essere fatto di cristallo o di ghiaccio. Un panorama mozzafiato e incredibile che non sembra di questo mondo, quasi fossimo su un altro pianeta o su un set cinematografico! Eppure, questo paesaggio surreale è vero e si trova in alcune profonde grotte scoperte nelle miniere di Naica a Chihuahua, nel nord del Messico. Sembra proprio di rivivere alcune scene del libro “Viaggio al centro della Terra”di Julio Verne. Si tratta di un complesso di grandi “geodi” (cavità coperte di cristalli) con colonne di selenite (macrocristalli di gesso purissimo) fino a 12 metri di lunghezza e 3 di larghezza, di cui fanno parte la “Grotta dei Cristalli”, la “Grotta delle Spade”, la “Grotta delle Candele” e la “Grotta dell’Occhio della Regina”.

Grotta delle Spade
                                 
Grotta delle candele
Grotta dell’Occhio della Regina
     

 Fino ad oggi non si credeva potessero esistere cristalli di tali dimensioni. Dal punto di vista geologico è stupefacente constatare che simili cristalli si siano sviluppati lentamente e perfettamente senza nessun problema, in grotte a 300 metri di profondità nel corso di circa 1000 anni. Giusto un esempio di ordine e perfezione che la natura ci restituisce in un mondo che, al contrario, tutto sembra tendere allo sgretolamento e al caos. Eppure alcune delle grotte di Naica sono state tra quelle più depredate al mondo con meravigliosi campioni di cristalli prelevati per la vendita o presenti in musei e centri di ricerca.  L’enorme valore di questi macrocristalli sul mercato mineralogistico e la delicatezza di tale ecosistema, ha suggerito alla direzione della miniera una protezione radicale di questo autentico gioiello del mondo sotterraneo mondiale.

Dal 1900 Naica era ed è un tipico paese minerario e nel 1910, durante i lavori di scavo, venne scoperta quella che venne chiamata la “Cueva de las Espadas” (grotta delle spade), un’unica grande cavità a 120 m di profondità. Ci troviamo al di sotto di montagne calcaree (databili a 200 milioni di anni circa) in cui si sono formati reticoli di grotte che sono state successivamente attraversate da acque termali di origine molto profonda, calde e mineralizzate che, salendo verso ambienti più freddi, depositavano parte dei sali che trasportavano. In milioni di anni le grotte si sono così in parte riempite di mineralizzazioni ricche soprattutto di piombo, argento e zinco. Nel 2000, durante i lavori di scavo di un tunnel di comunicazione, trecento metri sotto la superficie, veniva scoperta la “Cueva de los Cristales” (grotta dei cristalli), con formazione cristalline e cristallizzazioni di gesso di dimensioni mai viste. Parte dell’acqua presente nella grotta defluì a causa dei lavori minerari. I macrocristalli si sono formati molto lentamente sott’acqua, in un punto dove le acque termali profonde, calde (52°C) e sature di solfuri venivano in contatto con acque esterne più fredde e ricche di ossigeno, che si infiltravano naturalmente dall’esterno. Tele favorevole ambientazione ha fatto si che essi si potessero sviluppare mantenendosi per migliaia di anni bianchi e lucidi.

Nel gennaio 2006 l’Associazione Geografica “La Venta”, un noto team internazionale di speleologi e ricercatori, ha ottenuto dalla Compagnia Peñoles, concessionaria della miniera, l’incarico di effettuarvi ricerche per tre anni, sviluppando il “Progetto Naica”.

 La grotta era pienamente sommersa d’acqua, ad una temperatura costante di circa 50° C. che è stata ulteriormente pompata fuori per permettere al gruppo di studio di accedere, ma a causa della forte umidità, la temperatura ambientale percepita è di molto superiore (95-100 gradi Humidex) ai limiti della sopportabilità umana. Per questo motivo, in quei posti, non si può rimanere più di 5 minuti e ha richiesto lo sviluppo di materiali e tecnologie specifiche, dalle tute refrigerate alle calzature ‘da cristallo’, per consentire un accesso sicuro e prolungato a ricercatori di diverse discipline interessate: geologia, mineralogia, biologia, fisica, medicina, con la partecipazione si artisti e tecnici delle immagini. Sebbene non è facile lavorare in tali condizioni, il team di studio e ricerca internazionale e multidisciplinare che ha impegnato e impegna scienziati di tutto il mondo, lotta contro il tempo perché tra pochi anni le grotte dovranno di nuovo essere allagate per riportarle al loro stato originario. D’altronde, nel 2012 finiranno anche i lavori di estrazione da parte della compagnia mineraria. Pertanto, tali meraviglie ritorneranno nell’oscurità e nell’oblio, divenendo di nuovo inaccessibili, forse per sempre. Se non lo si facesse, dando a tutti l’opportunità di poterle ammirare, con gli anni l’aria e le variazioni di temperatura ossiderebbe i cristalli rendendoli grigi ed opachi.

Per questo, uno degli obiettivi del progetto Naica è anche quello di far conoscere al mondo un luogo assolutamente unico e il team La Venta insieme a la “Speleoresearch & Films” seguono il progetto di ricerca per raccontarlo passo dopo passo con la massima qualità oggi possibile.  Si utilizzano le più moderne e sofisticate tecnologie di ripresa e fotografia, adattandole alle condizioni estreme dell’ambiente: il risultato sarà la storia di questa grotta e degli uomini che l’hanno scoperta ed esplorata. La Grotta dei Cristalli verrà anche rilevata mediante apparecchiature laser-scanner per ottenere scene tridimensionali che permetteranno viaggi virtuali. Per rendere possibili alcune riprese è stato necessario proteggere le telecamere e controllarle a distanza di sicurezza, circa 100 metri. Per far questo è stato costruito un robot, Aktun, in grado di muovere scatole di legno massiccio fissate a una struttura metallica, supporto per  telecamere e macchine fotografiche. Molte delle immagini però, anche alcune tra le più suggestive, sono state registrate dagli stessi speleologi durante le missioni di esplorazione.All’interno di queste grotte sono stati sinora individuati oltre 40 minerali, uno dei quali probabilmente mai descritto.La presenza di aria da alcune fessure ha rivelato la presenza di altre grotte attigue che potrebbero essere perfino più grandi e spettacolari, ma l’accesso non è semplice e non si sa se sarà possibile creare qualche varco tra i giganteschi e pericolosi ammassi di cristalli.

Le finalità scientifiche del team sono vaste, tra cui:

  • realizzare uno studio di microbiologia sui batteri che vivono in tali estreme condizioni ambientali e che sembrano controllare, almeno in parte, i meccanismi minerogenetici;
  • elaborare modelli che possano giustificare l’evoluzione nel tempo e nello spazio del fenomeno carsico nella miniera di Naica e definiscano i meccanismi minerogenetici responsabili della deposizione dei cristalli di gesso e delle altre mineralizzazioni secondarie presenti;
  • eseguire il campionamento delle eventuali acque incontrate e loro caratterizzazione chimico-fisica ed isotopica;
  • studiare al microscopio elettronico i campioni di minerali per appurare se microrganismi siano o meno stati importanti nel processo di genesi ed evoluzione dei cristalli stessi.
  • realizzare un catasto dei singoli megacristalli, con un’analisi della loro stabilità statica;
  • ripristinare per quanto possibile l’aspetto dei cristalli anteriore alle esplorazioni, con una pulizia delle zone di calpestio;
  • realizzare eventuali interventi di consolidamento statico dei cristalli a rischio di rottura.

Tra i patrocinanti e partner italiani figurano il Dipartimento di Scienze della Terra e Geologia dell’Università di Bologna, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, il Dipartimento di Geologia dell’Università di Trieste, il Dipartimento di Geomineralogia e di Medicina Interna/Immunologia dell’Università di Bari, il Dipartimento di Paleobiologia dell’Unviersità di Modena, il Dipartimento di Fisica Generale dell’Università di Torino e il Politecnico di Milano.

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