PROFETI & MESSIA

 
GLI ALTEREGO DI GESU’
 
 
Al tempo di Gesù i movimenti religiosi fiorirono numerosi e alcuni condividevano lo stesso messaggio. Roma dominava quasi tutte le terre allora conosciute e l’impero era popolato da un mix di culture che si riflettevano nella nascita delle religioni più disparate, inspirate da nuove divinità, profeti rivali e figli di Dio.
Uno dei leader più noti rivale di Cristo fu Apollonio di Tiano e ambedue  avevano in comune un profilo   sorprendentemente simile.
Apollonio era un filosofo, un guaritore ed esorcista che andava a piedi scalzi ed  avrebbe condotto una vita ascetica secondo la dottrina pitagorica. Nacque nella stessa epoca di Gesù nell’area dell’attuale Turchia (Cappadocia) e la sua nascita miracolosa venne annunciata alla madre direttamente da Dio.
Viaggiò molto, recandosi in India, Grecia, Italia, Spagna e in Egitto. Metteva in pratica le dottrine che predicava e il suo messaggio era diretto e coraggioso, ritenendosi egli stesso ispirato da Dio per riportare sul giusto cammino l’umanità.
Si dice che abbia osato sfidare Nerone e Domiziano.
 
Alcuni elementi biografici, tra cui il fatto di aver studiato a Tarso, hanno fatto ritenere alcuni studiosi antichi e recenti che Apollonio e Paolo di Tarso  siano stati in realtà la stessa persona.
Come Gesù anche lui avrebbe resuscitato i morti e fatti molti miracoli affini a quelli che i Vangeli attribuiscono a Gesù Cristo. Infatti, un giorno, mentre un senatore romano si disperava per la morte della propria figlia, otto giorni dopo la morte, il profeta la riportò alla vita. Secondo il suo biografo (controversa biografia compilata dallo scrittore Filostrato), Apollonio visse molti anni e invece di morire (morì forse verso fine del I secolo), salì al cielo accolto in paradiso da cori di angeli. Ma contrariamente a Gesù, Apollonio non ebbe la fortuna di essere sostenuto da una comunità organizzata con una struttura sociale ben definita. Per questo la storia non lo degnò delle stesse attenzioni di Cristo.
 
Ma a rigor di logica, perfino Giovanni Battista potrebbe essere considerato un rivale di Gesù ed il fatto che quest’ultimo si fece battezzare da lui vuol dire che era un suo seguace e che Giovanni aveva predicato prima di lui. All’apice della fama Giovanni fu giustiziato da Erode re della Giudea che vide una minaccia nel profeta del deserto.
Alla fine i suoi seguaci riconobbero in Gesù il messia che Giovanni aveva annunciato ed aderirono alla nuova religione cristiana, tranne pochi irriducibili, noti col nome di Mandei, che nel II sec. si spostarono a nord dell’attuale Iraq.
Di questa setta oggi vi sono circa centomila membri sparsi in tutto il mondo che non riconoscono Gesù come il vero messia, mentre Giovanni il Battista rimane il loro unico profeta. 
Più o meno nello stesso periodo un altro un altro rivale di Gesù minacciava di eclissare il suo messaggio. 
Era un predicatore un po’ eccentrico conosciuto con il nome di Simon Mago. Nacque in Samaria regione della Palestina a confine con la Giudea ma si sposta dall’Egitto a Roma per diffondere la sua dottrina.
Simone è consapevole della forza della nuova religione predicata da Gesù e nel tentativo di guadagnarsi un posto nel cristianesimo entra in conflitto con uno degli apostoli di Cristo, Pietro.  Entrambi si affrontarono in una serie di sfide all’ultimo miracolo. Si racconta che Simone voleva dimostrare di essere più potente di Gesù e cominciò a provocare Pietro dichiarando di poter ascendere al cielo, cominciando poi a lievitare. La folla attonita volse lo sguardo a Pietro che tendeva le mani verso il cielo pregando Gesù di far tornare a terra il suo rivale. Le invocazioni di Pietro suonarono poco cristiane ma sortirono il loro effetto, come narrano gli atti di Pietro.
“Egli cadde dall’alto e si ruppe la gamba in tre punti. Gli uomini scagliarono pietre contro di lui e tornarono a casa credendo in Pietro da quel momento in poi”.
A quel punto Simon Mago viene abbandonato dai suoi discepoli. La storia, come sempre, è scritta dai vincitori e alla fine, i cristiani avevano sbaragliato i seguaci dei rivali di Gesù mentre i teologi contribuirono a demonizzare e sminuire queste figure.
 
Cento anni dopo la morte di Gesù i romani impongono ancora il culto dell’imperatore in Galilea, ma nel 132 d.C. un altro rivale del messia si oppone a questa pratica.  Era un leader ebreo che da Gerusalemme non predicava la pace ma la guerra.
E’ Simon bar Kokheba o Bar Kochba che molti giudei del tempo lo considerarono più degno del titolo di messia rispetto a Gesù Cristo.
Ma i tratti in comune sono numerosi. Anche lui discendeva dalla stirpe reale di re Davide ed una guida carismatica anche se con un seguito poco nutrito di fedeli. Come Gesù si oppose alla dominazione romana ma con una sostanziale differenza, egli era intenzionato a combattere i romani con le armi.
La rivolta di  Bar Kokheba era il risultato di un progetto ben pianificato e tutto partì da un gruppetto armato di 125 giudei. Allo scoppio della guerra i ribelli ebbero subito la meglio. Bar Kokheba e i suoi uomini spevano come guidare un esercito e combattere le battaglie. La campagna di Bar Kokheba  fu un trionfo e dopo aver annientato una intera legionhje romana, il condottiero libera prima Gerusalemme e poi la Giudea dalla occupazione romana. A quel punto Bar Kokheba  si proclama principe di Israele.
Per molti ebrei del I secolo le sue concquiste militari lo rendono un messia più credibile di Gesù. Infatti, secondo le scritture il messia era un re vittorioso inviato per decretare la rovina di Roma e fondare lo stato di Israele. Ma dall’altra parte del Mediterraneo, l’imperatore già stava correndo ai ripari con l’intenzione di riservare a Simon lo stesso trattamento subito da Gesù. Nel 135 d.C. l’esercito romanoreprime la ribellione. L’imperatore voleva distruggere l’inquieta nazione ebraica una volta per tutte. Gerusalemme viene occupata e ricostruita secondo i canoni di Roma, lo giudaismo bandito ed i rabbini giustiziati. Il messia aveva fallito e questo porta molti fedeli a convertirsi al messaggio di pace di Gesù.
 
 
 
 
 
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