ANTICHE RELIGIONI

 
Zoroastro e le creazioni di Ahura Mazda 
 
 
  
 
Zoroastro (630 a.C. – 532 a.C.) nome derivante dalla trascrizione greca Zoroastres di Zarathustra, (termine probabilmente derivante da “ushtra” conducente di cammelli) è il profeta persiano fondatore della religione Zoroastrismo, dedicata al sommo dio Ahura Mazda (letteralmente ‘Signore Saggio’). 
Secondo le narrazioni che hanno riguardato questa importante figura filosofica, il giovane Zoroastro, figlio del sacerdote Porushaspa, dovendo seguire le orme del padre, iniziò a celebrare i rituali religiosi professati dalla sua tribù, consistenti, per mancanza di un luogo sacro, in canti di lode e sacrifici all’ aperto. All’ età di vent’anni, non soddisfatto di quella vita spirituale, si ritirò nel deserto a meditare e venne – in pieno stato di estasi – colto da visioni durante le quali gli apparve il signore della saggezza, lo Ahura Mazda (Ohrmazd in pahlavi), principe del bene, che gli dette l’ordine di combattere contro il principe del male, Ahriman.
Fiorito sei secoli prima dell’era cristiana, lo Zoroastrismo, anche conosciuto col nome di Mazdeismo, si presenta come una versione riformata di una precedente tradizione religiosa persiana, il culto praticato dagli Achemenidi (durante le due grandi dinastie degli Achemenidi e Sasanidi cui appartennero i re Ciro il Grande, Dario I e Serse I (VI-V secolo a.C.) dell’antica Persia, caratterizzata da numerosi elementi in comune con la religione vedica indiana.
Essa diventa per secoli la religione dominante in quasi tutta l’Asia centrale, dal Pakistan all’Arabia Saudita, fino alla successiva rapida affermazione dell’ Islamismo nel VII secolo, con la supremazia degli Arabi musulmani.  Alcune fonti sostengono che Zoroastro sia vissuto alla corte del sovrano Vishtaspa dell’antica Corasmia, e che l’impero persiano, governato da Ciro il Grande, espandendosi verso oriente lo abbia, poi, sottomesso. Dal VI secolo lo Zoroastrismo si espanse perfino nella Cina settentrionale, attraverso la via della seta. Nell’VIII secolo un gran numero di iranici devoti al culto zoroastriano emigrarono in India, ma a condizione che si astenessero da attività missionarie e si sposassero tra loro. Anche se le restrizioni sono vecchie di secoli, ancora oggi i Parsi, così si chiamano in India i devoti dello Zoroastrismo per distinguerli dalle comunità di Zoroastriani dell’Iran (popolazioni Curde), non fanno proselitismo e sono endogamici.  Poiché non sono sopravvissute fonti scritte persiane contemporanee di quel periodo, è difficile descrivere la natura dell’antico Zoroastrismo in dettaglio, mentre le conoscenze su Zoroastro ci provengono dall’Avesta e da alcune informazioni contenute nel capolavoro epico-poetico Shāhnameh del poeta iraniano Firdowsi.
 
 
Zoroastro scrisse diciassette capitoli (inni o canti) del Gatha, il più antico e venerato scritto zoroastriano e parte più importante dei libri sacri dell’ Avesta che sono stati composti dopo la morte di Zoroastro. I suoi “Sette Capitoli” presentano dottrine alquanto diverse da quelle delle Gatha. Infatti, i settantadue capitoli del Gatha sono quelli che per lingua e stile (indo-iranico) sono più vicini agli antichissimi libri sacri del Veda indiani. Non si tratta di veri e propri trattati a carattere filosofico-teologico, privi di riferimenti cronologici e storico-geografici, ma piuttosto di un arcaico e retorico linguaggio allegorico-metaforico-esoterico a cui spesso è difficile dare la giusta interpretazione, divenendo, così, i testi più difficili da interpretare della tradizione zoroastriana.  L’Avesta (derivante forse dal termine medio-persiano abestāg="preghiera"), non ha solo carattere religioso, ma comprende anche elementi di cosmogonia, astronomia, astrologia, oltre a tradizioni e norme famigliari. Le Gatha contengono alcuni elementi autobiografici che portano a conoscenza della lotta di Zoroastro contro l’ordinamento religioso tradizionale e dei seguaci (karapan, kavi, usij) dei vecchi culti adoratori dei ‘daeva’ , le divinità dell’antico politeismo iranico.  Per questo motivo egli fu costretto ad abbandonare la terra di origine insieme ad alcuni discepoli (i drigu, i frya, i urvatha). Il messaggio di Zarathushtra e della sua comunità andava contro l’attuale credo fondato su oscure mitologie e basato sull’eccesso e sulla violenza (aeshma).  Zoroastro si oppose a questi eccessi invitando alla fede per un solo dio, Ahura Mazda (raffigurata da un disco alato).
Disco alato (Faravahar) simbolo di Ahura MAzda e degli Amesha Spentas
 
Secondo lo Zoroastrismo, Ahura Mazda (Ohrmazd in pahlavi) crea il mondo in sei "periodi" e poi  Mashya e Mashyana, rispettivamente il primo uomo e la prima donna.  Il dio supremo ha due figli gemelli (o emanazioni),  “Spenta Amesha” personificazione delle sue qualità benefiche e positive, e l’altra Angra Mainyu"  (Ahriman in persiano, lo “Spirito malvagio” e distruttore) e dai suoi aiutanti, Signore del Male e della Morte.  Alcuni studiosi ritengono che la figura di Angra Mainyu abbia ispirato agli ebrei il concetto di Satana, come avversario di Dio.
Dal dio Spenta Amesha derivano sette entità astratte o esseri spirituali detti “Benefici Immortali”, (Amahraspandan in pahlavi) che come entità (hent) vivono una loro vita o esistenza spirituale influenzando quella materiale, e sono protettori e guardiani dei diversi “elementi” usati per la creazione (terra, acqua, fuoco, aria) nonché tutti gli esseri viventi (vegetali, animali e umanità). Sei di essi, gli  “Amesha Spentas” sono Arcangeli, gli esseri spirituali più elevati e sono:
Vohu Mano (Phl. Vohuman): Buon Pensiero. Presiede al bestiame.
Asha Vahishta (Phl. Ardwahisht): Supremo Asha, o Miglior Giustizia, l’ Arcangelo che presiede all’ Asha (verità) e al fuoco.
Khshathra Vairya (Phl. Shahrewar): Dominio delle scelte, l’ Arcangelo che presiede ai metalli.
Spenta Armaiti (Phl. Spandarmad): Santa devozione, che presiede alla terra.
Haurvatat (Phl. Hordad): Perfezione o Salvezza che presiede alle acque.
Ameretat (Phl. Amurdad): Immortalità, che presiede alla Terra.
 
 Fravashis (Phl. Farohars) la settima entità, rappresenta e guida gli yazatas, Angeli custodi o Arda Fravash ("Santi angeli guardiani "), che Ahura Mazda ordinò a Zarathushtra di invocare in caso di pericolo e se non fosse per il loro aiuto né uomini né animali avrebbero potuto esistere, a causa della strega Druj, alleata di Ahriman, che li avrebbe distrutti tutti [per alcuni nomi vedi alla voce Sih-rozag successiva]. Ogni persona è accompagnata da un angelo custode (Y26.4, 55.1), che funziona da guida per tutta la vita.
Zoroastro predicò che tutto ciò che di benefico esiste per il genere umano è stato creato da Ahura Mazdaed e della sua emanazione “Spenta Amesha”, mentre tutto ciò che è malefico è opera del gemello Angra Mainyu. L’esistenza (sti) spirituale benefica “menog” è all’origine di quella materiale “getig” e quindi della Vita (gaya) mentre quella malefica, di natura strettamente immateriale (mentale),  è all’origine della non-vita (ajyaiti), dovuta alla presenza di  (ebgat=assalto) di potenze spirituali nocive in quanto avverse all’opera divina.
La battaglia tra il Bene (Luce o vita, gaiin) ed il Male (Tenebre o non-vita, a-jyatary) poteva essere combattuta con il libero arbitrio (libertà e volontà) così come all’inizio fecero lo Spirito Benefico (Spenta Mainyu) e lo Spirito Distruttore (Angra Mainyu) tali solo per loro libera scelta. Spiriti che apparvero in sogno a Zoroastro e descritti in Yasna.  Uno degli insegnamenti fondamentali del zoroastrismo è proprio questo dualismo con due stati di esistenza (uba e ahu), spirituale o mentale e materiale o ossuto. Ma tale idea trova origini già nella precedente comune concezione indoiranica. Il Gatha parla di un’esperienza estatica durante la quale Zoroastro percepì la realtà come un opposizione tra ‘verità’ (asha) e ‘menzogna’ (druj) portandolo a distinguere tra un ahu mentale (mananho o manahya) ed un ahu corporeo (astvan, tanu o gaeithya).
 
<< Io che intendo servirvi mediante il Buon Pensiero (Vohu Manah) o saggio Signore (Ahura Mazda), affinché voi rechiate a me
secondo la Verità (Asha) i favori  delle due scienze, la corporea e quella del pensiero>> (Yasna 28,2)
 
Nodo centrale della religione è la costante lotta tra Bene e Male. Agli inizi della creazione, il Dio Supremo caratterizzato da luce infinita, onniscienza e bontà è opposto alle Tenebre, violenza e morte. Il conflitto cosmico risultante interessa l’intero universo, inclusa l’umanità, alla quale è richiesto di scegliere quali delle due vie seguire. La via del bene e della giustizia ("Asha") porterà alla felicità ("Ushta"), mentre la via del male apporterà infelicità, inimicizia e guerra. Sono legati alla dualità di bene e male anche i concetti di Paradiso, Inferno e giorno del giudizio. Dopo la morte (il cadavere, considerato impuro, veniva esposto in luoghi aperti e sopraelevati, chiamati “torri del Silenzio” (Daxma), dove l’avrebbero mangiato gli avvoltoi), l’anima della persona (l’unica che conta) attraversa un ponte ("Chinvato Peretu") sul quale le sue buone azioni sono pesate con quelle cattive. Il risultato decreta la destinazione dell’anima nel paradiso o nell’inferno. Quando alla fine dei giorni il male sarà definitivamente sconfitto, il cosmo verrà purificato in un bagno di metallo fuso e le anime dei peccatori saranno riscattate dall’inferno, per vivere in eterno, entro corpi incorruttibili, alla presenza di Ahura Mazda. Al termine della storia, emerge un nuovo salvatore, secondo una tradizione nato da una vergine impregnata dal seme di Zarathushtra depositato nelle acque del bacino Hamun-i-Hilmad (secondo un’altra versione, i salvatori saranno tre). Questo messia degli ultimi tempi apre la strada al giudizio universale al termine del quale i morti risorgono e la vita sulla Terra è «trasfigurata».
Ma nell’ambito religioso, il dualismo più famoso nell’antichità è stato indubbiamente il dualismo teologico della religione universale manichea che spiegava la compresenza di ordine e caos, bene e male nell’universo a partire dal conflitto tra il dio della luce (Ormuzd) e il dio delle tenebre (Ahriman), prevedendo come nello zoroastrismo, il finale riassorbimento delle tenebre da parte della luce.
 
Con tale nuova spiritualità interiore che combinava elementi di monoteismo e dualismo Zoroastro provocò una frattura nella credenze indo-iraniche arcaiche così come fece il Buddismo in India. D’altronde tra le due religioni vi sono molte affinità come la condotta di vita legata a valori etici e all’esperienza mistica basata sull’illuminazione interiore (misticismo areo, ovvero fondato sui rapporti tra luce, tenebre e conoscenze). Il simbolo dello zoroastrismo contemporaneo riprende l’altare-fuoco degli Achemenidi di 2500 anni fa, costituito da fiamme che escono da un vaso con 3 rigonfiamenti. Il triplo basamento rappresenta il Buon Pensiero (Humata), la Buona Parola (Hûkhta), e le Buone Azioni (Hvarshta). Le fiamme sono 6 e rappresentano i 6 principi vitali, i 6 arcangeli. Il fuoco nasce dalla Divina Ispirazione (Seraosha) e irraggia Luce Calore ed Energia (Atar).
 
 
Il fuoco è il simbolo centrale della religione zoroastriana (per questo a torto accusata, nella polemica musulmana, di «adorare» il fuoco), e ha un ruolo cruciale nella vita spirituale e liturgica. Il fuoco assume un ruolo di mediazione tra gli uomini e il mondo divino tale da renderlo di fatto un messaggero e quindi, si potrebbe dire, un “Angelo” sui generis, menzionato nell’Avesta come duta, termine vedico usato per indicare il dio del fuoco Agni, ambasciatore tra la terra e il cielo e responsabile della comunicazione tra il basso e l’alto che si genera nello scambio sacrificale delle offerte. Il fuoco concede doni e ‘soddisfazioni’ al pari del pensiero (mainyu-) di Ahura Mazda e anzi vi è un’identità tra il fuoco e il pensiero (Yasna 36.3) che lo avvicina a una dimensione noetica e meditativa e ne fa una sorta di frammento di energia celeste che può essere contemplata al pari di cielo luminoso.
 
manoscritto in persiano antico
 
Lo Zoroastrismo è una delle prime religione monoteista dualista, ripudiando ogni politeismo, per la presenza di Ahura Mazda come unico Dio e con la presenza di due Spiriti avversi che si combattono per la supremazia dell’universo. In merito alle sue sacre scritture, esse vengono spesso identificate con i termini Zand-Avesta, il primo per indicare l’interpretazione (da zan, conoscere) del testo originario tradotto successivamente in lingua pahlavi  (variante letteraria medio-persiana usata tra il 300 e 950 d.C. e con tale termine si intende, in genere, il complesso dei testi zoroastriani) e l’Avesta il testo originale scritto in una lingua simile a quella vedica. Il testo, nella sua prima redazione, tra il VI e il IV secolo a.C., è stato fissato dallo stesso protettore di Zoroastro, Vishtaspa e sembra fosse composto di 21 libri. Oltre alla tradizione scritta, che ha avuto una storia piuttosto travagliata specie nel periodo alessandrino, quando Alessandro Magno distrusse Persepoli e rovesciò il regno achemenide, e che sembra sia andata perduta nel III secolo a.C., il testo ci è giunto grazie anche alla tradizione orale trasmessa dalle scuole sacerdotali. Trattasi di un insieme di testi e frammenti eterogenei così suddivisi:
Yasna = 72 capitoli (hati) di venerazione e ufficio divino (con la preparazione e offerta della bevanda sacrificale Haoma), compresi i canti attribuiti a Zoroastro;
Wisprad (Vispered) = 24 brevi sezioni dedicate a formule liturgiche o invocazioni ai “patroni” (ratu) i geni delle diverse specie viventi (animati ed inanimati);
Xorda Avesta (Khordeh Avesta) = (piccolo Avesta) breviario per le preghiere quotidiane (niyayishn) rivolte agli yazata (venerabili, astri inclusi). Vi si trovano 101 Nomi o attributi dati ad Ahura Mazda che vengono proposti alla devozione dei fedeli;
Sih-rozag = Elenco dei venerabili yazata(s), le 30 entità semidivine (Angeli) degne di culto e collegate ai singoli giorni del mese e ordinate secondo il calendario mazdeo. Eccone alcuni: Aban – Ahurani – Airyaman – Akhshti – Anaghra Raocha – Apam Napat – aka Ahura Berezant – Aredvi Sura Anahita- Arshtat – Ashi Vanghuhi  – Asman – Atar – Chisti (o Chista)- etc. Più altri esseri spirituali come i Thwasha, personificazione dello spazio infinito e gli Zrvan Akarana, personificazione del tempo sconfinato.
Yasht = preghiera ed adorazione, 21 testi poetici o Inni dedicati ai vari yazata, tra cui alcuni molto antichi rifacendosi a miti e cosmologie poi sviluppatisi in pahlavi nei testi del Bundahishn o Zadspram. Gli Yasth, formano una importante raccolta di miti molto antichi, assorbiti nel mazdeismo e provenienti dal precedente politeismo dei popoli ariani.
Videvdad (Vendidad) =  ultima parte dell’Avesta, la ‘Legge contro i demoni’ per rinnegare i precedenti dei (daeva). Sorta di catechismo in cui lo stesso Ahura Mazda risponde alle domande di Zoroastro, come una codificazione del rituale e della legge che rispecchia i costumi attribuiti dallo storico greco Erodoto ai magi, una casta sacerdotale nata fra i medi.  Nel capitolo fargard, si parla del mito di Yima, l’uomo primigenio che secondo la tradizione mazdeista, durante il Diluvio costruì il palazzo ‘Vara di Yima’ al fine di proteggere tutte le creature (come Noè con la sua arca).
A questi testi si affiancano poi quelli tradotti in pahlavi risalenti al nono secolo d.C.  come il noto testo  “Baham Yasht” relativo all’estasi visionaria di Zoroastro.  L’ispirazione mistica gli venne quando, un giorno, presso il fiume Daitya (identificato con l’odierno Amu Darja) ricevette la rivelazione dall’angelo Vohu Manu ("Animo buono"). Nel testo si narra di Ohrmazd, il creatore dell’esistenza spirituale (menog) e di quella ossuta (getig) che dona a Zoroastro la sua onnisciente sapienza per 7 giorni e 7 notti sotto forma di acqua da bere. L’assunzione (xvar) tramite un calice di tale misterioso fluido (Yasna o sacrificio), in cui è celato il potere della visione, si ripete nel rituale descritto nel libro Arda Wiraz Namag (proprio del Zurvanismo) in cui al pio sacerdote Wiraz gli è ordinato di bere una pozione allucinogena (may ud mang) che gli permette di compiere in sogno un viaggio nell’aldilà, visitando inferi ed ascendendo al cielo in compagnia di un angelo. Il dio Ohrmazd è il gemello di Ahriman, entrambi figli del padre ”Tempo” Zurwan e come primogenito ad Ahriman spettò per primo lo scettro del mondo. In accordo col dualismo del Gatha con un Dio creatore al di sopra di due spiriti gemelli contrapposti (Spenta Mainyu e Angra Mainyu).
 

 Il potente dio dell’ira Ahriman fu venerato e godette di un vero culto tra i seguaci del zoroastrismo, così come il dio solare Mithra le la dea madre Anahita lo erano per i persiani i cui Misteri (sacrifici) si diffusero anche nelle tradizioni occidentali. Già Plutarco parla di come si celebravano i cruenti sacrifici al temuto dio delle Tenebre Ahriman o Hades per placare le terribili e abominevoli forze del male. Nella metà del primo millennio a.C. l’influenza della astrologia babilonese, della religione astrale mesopotamica e della numerologia portarono ad un rovesciamento di valori. Il dualismo zoroastriano seguiva una concezione del tempo lineare e poneva al centro di tutto Ahura Mazda e quindi l’Uomo che ne è il simbolo terreno e corporeo in opposizione agli altri due Spiriti. Nel successivo dualismo iranico-babilonese (Zurvanismo, V-IV sec, a.C.) il tempo seguì una concezione ciclica (il Grande Anno della durata di 12.000 anni, suddiviso in 4 periodi di 3.000 anni ciascuno) e mentre si innalzava il Tempo (rappresentato da Zurwan) al di sopra di tutto, si degradava Ahura Mazda al rango di Spenta Mainyu, assoggettando così l‘Uomo e la sua anima all’onnipotenza del Tempo. Spetterà poi al Manicheismo riproporre anche in Iran, su nuove basi, una concezione dualistica anti-zurvanita.  Seguendo il credo del suo fondatore Mani, il Manicheismo, impermeato di disparati elementi zoroastriani, cristiani, buddhisti, mesopotamici ed ellenistici, per cercare di porre fine all’antagonismo delle due grandi religioni d’Oriente e d’Occidente, ripone l’Uomo al centro dell’opera di salvezza riscattando Ohrmazd quale Uomo primordiale e dio redentore. Secondo il dualismo manicheo, principale erede della dottrina Zoroastriana, il Bene, Luce o Gnosi ed il Male, Tenebre o Ignoranza, nascono insieme e seguono uno sviluppo dinamico in tre tempi. In quello antecedente esse sono separate, in quello attuale le Tenebre si sono mescolate con la Luce e in un tempo futuro si separeranno definitivamente (l’eschaton finale dell’ideologia manichea secondo la quale nella grande battaglia finale ‘artig wuzurg’ descritta nel Bundahisn, le armate infernali saranno sconfitte e debellate riportando la Luce). Per il fatto di essere incarnato, l’Uomo è preda delle Tenebre, sprofondato nell’ignoranza e imprigionato dalla Materia. Fin quando la sua Anima di origine celeste (particella di Luce) non si libererà completamente delle Tenebre (legami materiali), la Luce che è in lui dovrà trasmigrare in altri corpi prima di essere liberata e ritornare alla sua dimora paradisiaca. Le particelle di Luce sono racchiuse nel seme umano (sperma) e si trasfondono col coito di corpo in corpo, perpetuandone l’intrappolamento nell’universo materiale. In sintesi sono le essenze dei due “Spiriti” dello zoroastrismo poi definiti “princìpi”, “nature” o “radici” che a causa dell’ebgat sferrato da Spenta Mainyu si mescolano. Quindi la procreazione, secondo la gnosi manichea,  è un’astuzia diabolica introdotta dal Principe delle Tenebre per intrappolare la Luce ed il sesso uno strumento per soggiogare l’umanità.

La perenne lotta tra il Bene i il non-Bene (perché il male propriamente detto non esiste) su cui si basa la dottrina di Zoroastro, risale agli albori delle civiltà, nasce con l’uomo e la si ritrova in tutte le culture e tradizioni, mentre le successive religioni (specie quelle abramitiche, il Mitraismo, Manicheismo e Mandeismo) sono state contaminate dal pensiero zoroastriano che influenzò anche il mondo ellenistico e dell’antica Roma fino ad arrivare al cristianesimo. È opinione comune, per esempio, che i tre saggi che vennero dall’Impero persiano per portare doni a Gesù Cristo fossero Magi zoroastriani. Interessante notare, infine, come in molte tradizioni e feste cristiano-ortodosse si trovano delle corrispondenze con quelle di culto zoroastriano.
 
Ashem vohu vahishtem asti
Oshta asti, Oshta ahmai
Hyat ashai vahishtai ashem.
(La giustizia-fare le cose giuste-è il nostro più bel dono , essa è gioia spirituale.
Felice è la persona che è giusta-che fa le cose giuste-per il solo motivo che sono giuste)
 
 
 
    
 
 
 
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