BAMBINI ABBANDONATI

 
Breve storia dei Trovatelli
 
 
 
L’abbandono dei figli per miseria, per vergogna o per superstizione si perpetua dall’antichità fino ai giorni d’oggi.
Forse il più antico e noto bambino abbandonato è Mosè che a tre mesi fu posto in una cesta ed affidato alle correnti del Nilo in Egitto.
All’epoca, gli Ebrei permettevano l’abbandono o la vendita dei figli non voluti.  La cosa non cambia ai tempi dei Greci e dei Romani dove venne istituita la pratica della “esposizione” dei figli (ius exponendi), ovvero l’offerta della prole lasciata in una cesta in posti noti  per chi, per un motivo o un altro, li desiderasse. Per i piccoli era una opportunità di sopravvivenza e per i genitori un modo di sbarazzarsi di un bambino deforme, malato o di una bocca in più da sfamare. Mentre di solito i Greci esponevano prevalentemente figlie femmine, per i Romani il sesso era ininfluente e lasciavano i bambini nella piazza del mercato, accanto alla colonna “lactaria”, chiamata così perché si sperava che qualche madre di passaggio si fermasse impietosita per allattarli. Sebbene lo si faceva per miseria o pe sfuggire a a profezie di sventura, anche le classi più elevate abbandonavano un neonato per nascondere il frutto di un tradimento o spesso per non spartire il patrimonio.
Tra i Romani era legale vendere i figli almeno fino all’età imperiale, quando fu istituita una multa per chi lo faceva, mentre i fanciulli venduti o abbandonati alimentavano il mercato degli schiavi, delle prostitute, degli eunuchi o dei gladiatori.
 
 
Daltronde anche l’Olimpo era pieno di figli lasciati, a partire dalla madre Rea che fu costretta ad allontanare i propri figli Zeus e Poseidone per evitare che il titano Crono li uccidesse. Poi, Edipo, Paride e i più noti Romolo e Remo fondatori di Roma.
Con l’avvento del Cristianesimo ed almeno fino al IV secolo le cose non cambiarono di molto. Cambiarono solo i posti dell’ abbandono dando la preferenza a chiese e monasteri, mentre la vita dei fanciulli peggiorò perfino. Infatti, nel 331 l’imperatore Costantino ordinò che i figli abbandonati non potessero più essere reclamati dai legittimi genitori e che quindi, perdendo ogni diritto e status, potevano diventare schiavi. Nell’antica Roma, invece, i genitori potevano in qualsiasi momento riprendersi i pargoli semmai risarcendo l’eventuale famiglia adottiva.
Sempre Costantino, alcuni anni dopo, stanziò dei fondi per le famiglie più bisognose e introdusse la pena di morte per chi si macchiava di infanticidio mentre, solo nel 534 ad opera di Giustiniano, l’abbandono fu equiparato all’infanticidio.
Nonostante le vendite avvenivano di nascosto, cominciarono ad apparire i primi brefotrofi per l’infanzia abbandonata ed in Italia si ha notizia del primo a Milano nel 787 ad opera dell’arciprete Dateo istituito con lo scopo di evitare la morte ai bambini non battezzati, abbandonati per adulterio o fornicazione.  Successivamente, divenne anche lecito donare (oblare) per sempre la prole indesiderata ad un monastero, gratuitamente per le famiglie povere e col pagamento di un obolo per quelle ricche. Tale opportunità era conveniente sia per le famiglie che protetti dalle preghiere dell’oblato evitavano di crescerlo o di dividere il patrimonio e sia per i bambini che erano sistemati a vita e ben accettati dalla società.
 
orfanelle%201[1]
 
Durante il medioevo, nei monasteri i bambini venivano istruiti ed allevati per bene e, nonostante la disciplina severa, potevano perfino aspirare a posizioni sociali alle quali non avrebbero mai potuto ambire. Ovviamente, la spartana vita monastica non andava bene a tutti o a chi non aveva una vera vocazione e così nel XIII sec.  papa Gregorio IX stabilì che per gli oblati i voti potessero essere presi solo a 12 anni per le ragazze e a 14 per i ragazzi, mentre coloro che rinunciavano potevano andar via. Questo, però, era un rischio per le famiglie ricche e, pertanto, dopo l’anno 1000 una apposita legge garantì al solo primogenito il diritto all’eredità. Dal momento che nei monasteri, oltre alla teologia, si insegnava anche giurisprudenza, molti oblati avevano l’opportunità di diventare, quando adulti, notai, che era una carriera molto remunerata.
Non molto entusiasti ad allevare ragazzi che avrebbero poi lasciato la vita religiosa, gli ecclesiastici cominciarono a rifiutare oblati maschi ed accettare solo figlie femmine. Ma bambini illegittimi, malati, rifiutati o figli di religiosi continuarono ad essere abbandonati complici, nel frattempo, anche guerre ed epidemie, come quelle degli anni trecento e quattrocento.
 
Balie con degli esposti
 
Così, ritornò in auge l’utilizzo dei “trovatelli” come servi da parte di famiglie meno abbienti e nel contempo, l’ospitalità da parte di ospedali ed apposite strutture, sovvenzionate dalla generosità delle persone ricche. Sono noti molti oblati che fecero carriera e divennero famosi, tra questi Tommaso d’Aquino che a 5 anni fu inviato nell’abazia di Montecassino; il filosofo Jean-Baptiste d’Alembert abbandonato dalla madre a Parigi in quando figlio illegittimo; Edoardo Bainchi, il fondatore della nota fabbrica di biciclette; Angelo Rizzoli, fondatore dell’omonima casa editrice; Leonardo Del Vecchio, patron dell’azienda Luxottica; mentre Jean Jacques Rousseau lasciò nella ruota tutti i suoi 5 figli senza nemmeno annotare la loro data di nascita.
Alla fine del medioevo, considerato l’alto numero di bambini abbandonati, cominciarono ad apparire i primi istituti, come lo “Spedale degli Innocenti” di Firenze. Divenne nota la “rota degli esposti” fatta girare ogni volta che un neonato veniva depositato dall’esterno al suono di un campanello che avvisava la presenza del nuovo arrivato.
 
La ruota allo Spedale degli Innocenti di Firenze
 
Appena arrivati, i bambini venivano battezzati, specie se erano stati lasciati con del sale grosso sul collo ad indicare il bisogno del sacramento, e chi riusciva a sopravvivere raggiungendo l’età adulta veniva mandato a lavorare come apprendista se maschio o fatta sposare dalle autorità istituzionali se femmina. La maggior parte dei trovatelli non aveva nome e così era incarico dell’istituto affibbiarne uno. Nacquero col tempo cognomi molto diffusi come quello di “Innocenti o Degli Innocenti” a Firenze, “Colombo o Colombini” a Milano, “Proietti” a Roma, “Esposito” in Campania, ma ancora altri come “Casadei, Dioguardi, Diotallevi, Del Signore, Ignoto, Incerto, Eco, ecc. 
Nonostante il tasso di mortalità era molto alto, queste strutture nate più precocemente in Italia si diffusero poi in tutta l’Europa.
Nel 700 il numero di bambini abbandonati era così alto che gli amministratori degli istituti non riuscivano più a far fronte alle spese. Nell’800 si contavano circa 1300 istituti con una media di 40 mila esposti all’anno. Ritenendo che la maggiore responsabilità del fenomeno fosse dovuta alle ruote che garantivano l’anonimità dell’abbandono, si cominciò lentamente ad abolirle anche se ufficialmente, solo dopo il 1865, il governo Mussolini ne decretò la loro soppressione.
 
Bambini addormentati in Mulberry Street, Jacob Riis (1890)
 
Attualmente, la legge italiana riconosce alle partorienti l’anonimato in caso di parto negli ospedali con conseguente abbandono del neonato,
mentre in alcuni ospedali od istituti sono state istallate delle culle salvavita, alla stesa stregua delle precedenti ruote meccaniche. Un esempio è quella presente preso il policlinico Casilino a Roma dove, fortunatamente, dal 2006 ad oggi è stato lasciato un solo trovatello di 4 mesi.
 
 
 
Questa voce è stata pubblicata in Storia & Leggenda. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...