BREVE EXCURSUS SUL MATRIMONIO

 
IL MATRIMONIO NELLA STORIA
 
 
 
 
DEFINIZIONE
Sappiamo che col termine matrimonio si intende il legame tra due persone finalizzato alla formazione di una famiglia e quindi alla procreazione.
Nel mondo ebraico, musulmano o cristiano cattolico, ma anche in altre società con diverse matrici culturali e religiose, il matrimonio era ed è per tradizione un prerequisito per i rapporti sessuali, finalizzate comunque alla legittimazione di una prole in grado di ereditare il patrimonio familiare: si suppone che persone non sposate non debbano avere pratiche sessuali (in tal caso definite fornicazione) al di fuori del matrimonio e tale pratica è socialmente scoraggiata o addirittura criminalizzata. In alcuni paesi, ancora oggi, vengono prese misure precauzionali estreme, soprattutto nei confronti delle donne, come l’infibulazione (Africa, Arabia, Asia).
 
 
MONOGAMIA, POLIGAMIA E MATRIMONIO DI GRUPPO
Fino a poco tempo fa col termine matrimonio ci si riferiva solo all’unione di persone di sesso opposto, tuttavia di recente, in alcuni Stati tale possibilità è stata estesa anche a coppie dello stesso sesso (matrimonio omosessuale). Allo stato attuale, i gay possono contrarre matrimonio nei Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Canada, Sudafrica, Norvegia e in quattro stati USA: Massachusetts, Connecticut, Iowa e Vermont, mentre in altri Stati come Francia, Israele, Aruba, Antille Olandesi e nello stato USA di New York l’unione tra gay è riconosciuta come una forma di contratto. Nella maggior parte dei casi è consentito contrarre matrimonio con una sola persona (monogamia) ma sia in passato che oggi, in alcune culture era ed è considerato lecito contrarre matrimonio con più di una persona. Si parla in questo caso di poligamia distinguendo però tra poliginia quando è il maschio ad avere più femmine e poliandria quando è invece la femmina ad avere più maschi. Quest’ultima si verifica raramente e il termine, sinonimo di pecilandria, indica, in genere, il comportamento di una femmina che in una stagione si accoppia con più maschi o di più maschi che collaborano ad allevare i cuccioli con una femmina. In passato la poliandria si ritrovava nella comunità indiana dei Nayar in cui gli uomini erano guerrieri e spesso si spostavano e/o morivano, quindi la donna era legittimata a contrarre più matrimoni, sia allo stesso tempo che in diversi momenti. Un caso particolare di poliandria si ritrova nel Tibet (poliandria adelfica praticata dai Sherpa, Bhotia e Lepcha) in cui la donna può sposare contemporaneamente un uomo ed i suoi fratelli, in modo tale che la quantità dello scarso territorio coltivabile non dovrà essere diviso fra molti uomini.
Altro caso di poliandria è quella delle tribù canadesi degli Inuit, sebbene la pratica è diminuita bruscamente nel XX secolo a causa del cambiamento dalla religione tribale alla religione Moravian. Oggi risulta che vi sono donne che hanno più di un marito in Tibet e a Ceylon.
 
 
Comunque, anche se non si trovano tracce di poligamia nelle antiche culture greco-romane, a parte qualche dio dell’Olimpo (Zeus, Giasone, Priamo), accenni alla poliginia si ritrovano e si motivano, invece, nelle Sacre Scritture e in altri testi antichi, ricordiamo i casi si Abramo e Salomone, per esempio.
Nell’occidente precristiano alcuni popoli conoscevano e praticavano la poliginia (Indiani, Germani e Slavi), benché questa fosse una pratica riservata solo a ricchi, principi e magnati. Nella seconda metà dell’ottocento, la Chiesa cattolica rinunciò ufficialmente alla poligamia, sanzionandola con la scomunica e questa posizione causò il malcontento di alcuni fedeli che si dissociarono e, creando nuove confessioni religiosi, proseguirono autonomamente la pratica del matrimonio plurimo.
Un esempio è dato dal mormonismo che però la interruppe definitivamente nel 1890. Nei paesi bassi o in Belgio anche se la poligamia non è legalmente riconosciuta come in Marocco è però accettata. In Cina la poliginia è stata abolita solo di recente, nel 1953, dopo la rivoluzione comunista per meglio controllare lo sviluppo demografico, mentre in molte comunità islamiche di religione mussulmana, in Africa ed in India, la poligamia è tuttora presente e ci sono versetti del Corano che affermano che in certe condizioni di estrema equanimità ad un uomo è consentito avere fino a quattro mogli.
Un caso particolare di poliginia è quella ‘sororale’, in cui, alla stessa stregua della poliandria adelfica,  un uomo sposa più sorelle della moglie.
Una pratica in cui due o più fratelli più giovani condividono la moglie di un fratello più anziano era usuale tra i Tibetani,  i Khasa, i Toda e i Nayar.
Ancora più raro è poi, il matrimonio collettivo, che somma le caratteristiche della poliginia e poliandria (famiglia punalua e/o poliginandria) e le società che permettono tali matrimoni di gruppo sono estremamente rare (molto diffusa nelle isole Hawaii) ed attualmente risulta ufficialmente praticata solo presso la popolazione indigena Kaingang in Brasile, mentre anche per i Ciukci di Siberia e i Dieri d’Australia si dice che abbiano matrimoni di gruppo. 
I bambini in questo sistema sapevano chi era la loro madre, ma non il padre (infatti in certe isole dei Mari del Sud i primi missionari scoprirono che gli indigeni non avevano neanche una concezione di cosa fosse la «paternità»). La discendenza di un individuo passava quindi per la linea femminile. Quando le ragazze crescevano restavano in «famiglia», accoppiandosi con dei ragazzi che entravano da altre «famiglie», mentre i fratelli abbandonavano la «famiglia» di origine per andare a stabilirsi in altre «famiglie» accoppiandosi con le ragazze di esse. Molto simile è l’endogamia che si riferisce a matrimonio di persone appartenenti allo stesso gruppo o etnia e questa era la originaria «gens» (latino) o «genos» (greco) o «kin» (sassone) o «clan» (celtico), la cui esistenza può essere rintracciata alla radice di tutte le culture umane. In ogni caso, in quasi tutte le società il matrimonio tra fratelli e sorelle è vietato, con rare eccezioni nell’Antico Egitto, nella società Hawaiiana, e tra gli Inca. In tempi più moderni, alcuni matrimoni di gruppo avvennero occasionalmente in diverse comunità fondate tra il XIX e XX secolo, dove ogni uomo poteva avere sesso e procreare con qualunque donna del gruppo ed un esempio particolarmente longevo è stato quello della comunità Oneida fondata dal pastore congregazionalista John Humphrey Noyes nel 1848 e che si sviluppò nei pressi del lago Oneida, nello stato di New York.
 
 
Nella storia della cultura umana, comunque, sono presenti anche altre tipologie di unioni e tra queste: 
 
la famiglia consanguinea (famiglia estesa), in cui il matrimonio avveniva tra fratelli, sorelle cugini o parenti stretti (era diffusa nell’antichità in molte culture ma anche in Russia ed in Europa) probabilmente precursore della famiglia punalua. Nell’antico Egitto il re era considerato di sangue divino, figlio del dio e per mantenere intatta la purezza di tale discendenza egli sposava solitamente una sorella, una sorellastra o una parente stretta.
La famiglia sindiasmiana, nella quale le coppie nascevano e si scioglievano spontaneamente.
 
Sta di fatto che in passato il matrimonio ed i costumi sessuali erano molto diversi come lo sono ancora oggi in molte culture che noi chiamiamo “primitive”.
In un suo studio del 1949, Murdock  trovò solo 2 società poliandriche, 193 poliginiche e 43 monogamiche mentre nel 1951 Ford e Beach trovarono la monogamia solo nel 16% di 190 culture analizzate e solo nel 5% erano decisamente disapprovati i rapporti sessuali pre- ed extramatrimoniali.
Presso i Kuikuru, 160 persone che vivono lungo il Fiume Xingu in Amazzonia brasiliana, sia gli uomini che le donne dopo il matrimonio prendono con sé degli/delle amanti e le relazioni sono note a tutta la tribù compresi i bambini. Sempre in Amazzonia brasiliana, fino alla metà dello scorso secolo le donne Canela facevano sesso anche con 40 uomini durante rituali designati sia ad assicurare il concepimento che a confondere la paternità. Presso i Koyfar della Nigeria una donna che non è soddisfatta del marito ma non vuole il divorzio può prendere con sé un amante che vive apertamente con lei e lo stesso può fare l’uomo.
Presso i Tiwi che vivono sull’isola di Melville, a 25 Km dalla costa settentrionale dell’Australia, quando una ragazza aveva la sua prima mestruazione si faceva una festa in cui un amico di suo padre sposava tutte le figlie non ancora nate che la ragazza avrebbe avuto in seguito; il che aveva per conseguenza il fatto che molti uomini anziani avevano parecchie mogli molto più giovani, le quali naturalmente allacciavano rapporti sessuali extramatrimoniali con i membri più giovani della tribù; inoltre esse potevano prendere anche altri mariti più giovani. Tutto questo sistema fu poi abolito dai missionari Europei.
 

Presso i Na, un popolo di 30 mila anime che vive in Cina, tra le vette dell’Himalaya e l’altopiano dello Yunnan, già descritte da Marco Polo nel 1820, non esiste il matrimonio, le relazioni sessuali sono libere ed iniziano dal momento della pubertà; non esiste neanche il padre, perché sarebbe difficilmente identificabile. A Mangaia, un’isola del Pacifico a sud delle Isole Cook, le ragazze tra i tredici e i venti anni hanno tre o quattro amanti; i ragazzi anche dieci. I ragazzi e le ragazze vengono istruiti nell’arte del sesso, con sessioni pratiche condotte da una donna più anziana. I genitali dei bambini vengono stimolati dai membri della famiglia, anche con la lingua. Nella cultura polinesiana non c’è l’istituto del matrimonio e non esistono parole per “marito” e “moglie”; lo stile di vita sessuale promiscua è normalmente accettato.
 
D’altra parte, anche dove esiste ufficialmente la monogamia, tutto fa pensare che esistano numerose violazioni e che anche in Occidente il matrimonio fino a pochi secoli addietro non aveva nulla a che fare con l’amore.
 
 
IL MATRIMONOIO COME CONTRATTO, COMBINATO E FORZATO
L’utilizzo del termine matrimonio con riferimento all’unione nuziale si sviluppò solo con il diritto romano nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium. Il diritto romano obbligava alla monogamia, mentre ammetteva la prostituzione, il concubinato, il sesso extraconiugale, il sesso omosessuale e il sesso con gli schiavi. Il matrimonio rimaneva per i Romani un rapporto di fatto (cum affectione) non legato a formule giuridiche ma basato principalmente sulla volontà, sul consenso e sulla convivenza che davano luogo ad una sorte di “vincolo coniugale” (coniunctio maris et feminae). Documenti scritti riferentesi al matrimonio erano le Tabulae relative alla costituzione delle doti portate dai futuri coniugi. Non mancarono le dichiarazioni giurate o i contratti matrimoniali, già presenti nella cultura greca, con i quali i genitori davano in moglie le proprie figlie elencando i doni dotali.
Solo nel I sec. furono possibili matrimoni anche tra parenti di terzo grado (figlie di fratelli, cugini) ed in genere un ragazzo era considerato “adulto”, fertile ed in grado di sposarsi tra i 14 ed i 16 anni (anni della pubertà e a seguito alla inspectio corporis) che scendevano a 12-14 per le fanciulle le quali in genere, venivano maritate molto giovani per offrire al marito le primizie del loro corpo puro ed intatto e permettere di plasmarne il carattere, al fine di garantire poi, una solida e duratura convivenza maritale.  
 

 

Le cose andavano diversamente nella Grecia antica dove il matrimonio aveva principalmente lo scopo della procreazione e quindi possibile solo se entrambi i membri avevano realmente raggiunto lo sviluppo sessuale. Anche per questo i ragazzi in età pre-puberale venivano affidati agli anziani con lo scopo di educarli alla vita e con i quali trattenevano rapporti omosessuali, cosa che normalmente avveniva per i giovani anche durante gli isolamenti per la preparazione militare. 
Anche per i greci la verginità aveva valore e la donna aveva l’obbligo di rimanere sempre fedele al marito, mentre per gli ateniesi gli uomini potevano contare sulla compagnia di altre donne oltre, ovviamente, a quella della moglie con la quale avere figli legittimi:
le CONCUBINE "per la cura del corpo"; tra l’altro queste, dal punto di vista giuridico, non erano considerate molto differenti dalle mogli dovendo sottostare all’obbligo di fedeltà, ma soprattutto i loro figli godevano di diritti molto simili a quelli dei figli legittimi.
L’ETERA per il piacere e rapporti stabili e anche come compagnatrice;
la PROSTITUTA, che nella maggior parte dei casi era una donna che appena nata era stata esposta dal padre e destinata alla prostituzione da chi l’aveva raccolta.
La cristianizzazione dell’impero romano e le successive invasioni barbariche modificarono poi, molte di tali pratiche.
 
 
Il modello "un uomo-una donna" per il matrimonio cristiano fu difeso da Sant’Agostino e nel 534 l’imperatore romano Giustiniano condannò il sesso al di fuori di quello dei confini matrimoniali. Il Codice Giustiniano fu la base della giurisprudenza europea per un millennio. Il matrimonio divenne una cerimonia privata, che si svolgeva al domicilio della futura sposa, e dava luogo a dei ricongiungimenti familiari. Talvolta era impartita una benedizione, ma senza che essa avesse valore ufficiale. Il matrimonio era un mutuo contratto, scritto e firmato. Veniva sancito dalla reciproca promessa verbale della coppia che sarebbero stati sposati l’un l’altra; la presenza di un sacerdote o di altri testimoni non era necessaria. Questa promessa era conosciuta come il "verbum". In seguito, con il declino dell’impero romano, l’abitudine di firmare uno scritto scomparve progressivamente lasciando il posto a numerosi abusi: solo dei testimoni (della cerimonia, o della vita coniugale), ormai, potevano giustificare l’esistenza dell’unione. Allo stesso modo, i matrimoni «segreti», i «ratti» (senza il consenso dei genitori della ragazza) e i divorzi divennero più frequenti. Si conosce, ad esempio, il caso del rapimento di Matilde da parte di Guglielmo il Conquistatore, e le 5 spose e la mezza dozzina di concubine di Carlo Magno.
 
A partire dall’antichità e fino al Medioevo le nozze non erano decise dai figli ma dai genitori che sceglievano una persona “alla pari” (omogamia) ovvero dello stesso livello sociale, economico e culturale. Erano rari i casi in cui un genitore riusciva a far salire il figlio o la figlia, tramite un matrimonio, la scala sociale. Capitava a volte che la promessa di matrimonio veniva fatta quando la futura sposa era ancora in fasce! Il contratto di matrimonio era spesso un contratto economico stipulato dalle famiglie dove i futuri sposi a volte nemmeno si conoscevano, così come lo è ancora oggi in molte realtà dell’India. Il significato di queste unioni fatte a tavolino era, per l’aristocrazia in particolare, un modo per stabilire alleanze politiche ed accordi commerciali tra due diversi Stati. La storia è piena di simili e ben note unioni. Oltre che fare e disfare regni, tra la gente comune gli accordi matrimoniali servivano a volte a porre fine a vecchie rivalità o stringere nuove amicizie. Il maschio poteva a volte scegliere tra una rosa di ‘prescelte’ o in rari casi rifiutare – pena la privazione dei beni e di titoli – ma le figlie femmine non potevano in alcun modo disattendere la volontà dei padri. E’ ovvio che per i ceti più poveri la ‘dote’ era rappresentata da generi alimentari o di consumo e per “matrimonio d’amore” s’intendeva quello concluso velocemente ed in perfetta concordia tra le due famiglie. Anche se si potrebbe fare un distinguo tra matrimonio combinato e forzato, c’è da dire che in alcuni paesi paesi asiatici, africani e dell’India ancora oggi è molto diffuso il matrimonio forzato dove le donne sono obbligate a sposare il marito prescelto o addirittura vendute come merce di scambio.
 

 
Con il concilio Lateranense del 1215, la Chiesa cattolica regolamentò ufficialmente il matrimonio per la prima volta:
  • impose l’uso delle pubblicazioni (per evitare i matrimoni clandestini)
  • fu istituito il matrimonio come sacramento
  • per evitare i divorzi, il matrimonio fu legalmente reso indissolubile, salvo per morte di uno dei due coniugi
  • fu richiesto il consenso libero e pubblico degli sposi, da dichiarare a viva voce in un luogo aperto (contro i ratti e le unioni combinate)
  • fu imposta un’età minima per gli sposi (per evitare il matrimonio di bambini, e in particolare di ragazze molto giovani),
  • fu regolamentato l’annullamento del matrimonio in caso di violenze sulla persona, rapimento, non consumazione, matrimonio clandestino ecc.
  • fu necessario il battesimo, affinché il matrimonio fosse stato considerato "validum"
Tale concilio fissò delle regole largamente riprese in seguito nel matrimonio civile, istituito in Francia nel 1791 durante la rivoluzione francese.
Con la rivoluzione sociale del Novecento anche l’individuo e la libertà dei sentimenti acquistarono importanza e l’allentamento dei vincoli imposti dalla società aristocratica portò un nuovo modello di legame dove era l’amore a prevalere.
Eppure, benché oggi, dopo la rivoluzione sessuale degli anni ‘60 e l’emancipazione della donna, la scelta del compagno di vita non è più una decisione dei soli familiari, tra regnanti e dinastie imprenditoriali i matrimoni di interessa continuano ad essere una realtà. 
 
 
 
CURIOSITA’
In India lo sposo concludeva le nozze portando la sposa sulle spalle fino al suo villaggio.
In Portogallo il sacerdote legava insieme le mani degli sposi con un pezzo di stoffa, in Cina li legava con i capelli.
In Inghilterra gli sposi mettevano l’anello nuziale al pollice.
In Francia, durante il medioevo, la sposa baciava il piede del marito.
In Groenlandia lo sposo prendeva la sposa per i capelli e la trascinava nella capanna.
In Tibet, per risparmiare sulla dote, i fratelli condividevano la stessa moglie.
In Africa, prima di sposarsi, un uomo doveva andare a letto con la futura suocera.
Nelle Isole Gilbert, se un uomo era attratto da una ragazza doveva sposare anche le sue sorelle.
Il velo della sposa fu introdotto dagli antichi romani per proteggere la giovane donna dal "malocchio" di un corteggiatore deluso.
In Europa, nel 1500, le donne si fidanzavano a sette anni, si sposavano a 13!
L’anello matrimoniale (la vera), usato generalmente negli sposalizi cristiani fin dal secolo IX, risale in realtà agli antichi Egizi e veniva posto all’anulare della sposa perché si riteneva che per quel dito passasse una vena che andava direttamente al cuore. 
In Tasmania se una donna chiedeva ad un uomo una zappa lo invitava a fare sesso con lei.
In Cina, era vietato fare sesso per i tre anni successivi alla morte di un genitore.
In Africa, il sesso era proibito quando le vacche erano al pascolo.
Nell’isola della Nuova Irlanda, nel Pacifico, marito e moglie non potevano avere rapporti quando una delle loro scrofe era gravida.
Nei Caraibi gli sposi non potevano avere rapporti di notte: i bambini concepiti al buio sarebbero nati ciechi.
Il termine "luna di miele", il periodo in cui deve aver luogo la consumazione, deriva dal vecchio costume del nord Europa di bere vino misto con miele, come afrodisiaco, durante il primo mese di nozze.
 
 
 
 
 
Riferimenti:
 

http://books.google.it/books?id=FnzxmEeboRQC&pg=PA431&lpg=PA431&dq=spose+fanciulle&source=bl&ots=THVgiMe2Xr&sig=F-gHZYJhJzAMUpsEev_K3ctouI&hl=it&ei=4VHqSczsHsSP_Qbt2YHpAw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=3#PPA6,M1;-http://www.apriliasposa.it/curiosita.html;http://209.85.129.132/search?q=cache:TlcCRLpMj9kJ:www.carloconsiglio.it/amore_piu_partner.pdf+Kaingang+in+Brasile&cd=10&hl=it&ct=clnk&gl=it&lr=lang_it;-http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio

 

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