IL RITORNO DI GESU’ A GERUSALEMME

 
LA DOMENICA DELLE PALME
 
 
Di Gesù si conosce poco, in particolare modo per quanto concerne l’uomo e la Sua vita prima che diventasse il Messia.
Non essendo stato un re o un imperatore, non eresse palazzi o monumenti e quindi di Lui non rimangono tracce dirette se non quelle lasciate da altri o dai suoi seguaci.
Di sicuro è che il Suo vero nome era Joshua ben-Joseph e che nacque circa 6-7 anni prima di quanto credevamo e su cui è basato il nostro calendario (oggi dovremmo essere nel 2001 o 2002!)
Suo padre Giuseppe era un carpentiere (non un falegname) che aveva altri figli (2 femmine e 4 maschi) oltre Gesù, tra cui Giacomo, Simone, Giuda e Giuseppe. Nonostante questi siano citati sia dai Vangeli che da altri scritti del Nuovo Testamento, la Chiesa ha sempre contrastato tale fatto ipotizzando si trattasse di fratellastri o di parenti stretti, probabilmente anche per non creare dubbi sul dogma di fede relativo alla perpetua “verginità” di Maria. Dal momento che la famiglia di Gesù non era né povera né di “bassa” estrazione sociale (Giuseppe era discendente del re Davide mentre Maria aveva parenti autorevoli), probabilmente Gesù lasciò la propria casa solo per seguire gli istinti o per fare un “ritiro” tra gli Esseni, ascetica setta giudaica che aveva monasteri nel deserto e che difendeva i valori ebraici tradizionali contro gli influssi ellenistici e romani. Tale ipotesi trova concreti riscontri su alcuni riti e regole seguite da Gesù e anche dal suo maestro e cugino Giovanni Battista, che rientravano, appunto, tra quelle della comunità degli Esseni (battesimo, digiuno iniziatico, benedizione del pane e del vino, il silenzio in caso di interrogatori, ecc.)
Per qualcuno Joshua era un “eversivo” o un “ribelle” che ce l’aveva con Sadducei, Farisei, Romani e aristocratici così come lo erano i nostri giovani garibaldini, quelli del sessantotto o gli hippy che protestarono contro regole e istituzioni…. scusate il paragone!
 
[Jan Vermeer, Cristo in casa di Marta e Maria, Edimburgo, National Gallery of Scotland]
Sta di fatto che anche durante la Sua vita itinerante e di predicatore Egli utilizzò delle regole tutte Sue, per così dire “modernizzate “ ed innovative che erano diverse da quelle “integralistiche” degli Esseni, del mondo giudaico e dello stesso Giovanni. Joshua, infatti, non disdegnava fare banchetti, frequentare persone di indubbia fama, avere donne nel suo gruppo, far penitenza in modi diversi o porre attenzioni alla cura del corpo. D’altronde, furono proprio le donne ad aiutarLo spesso, anche economicamente nella sua missione.
 
Quando Egli ritornò in groppa ad un asino a Gerusalemme, di domenica, ebbe un accoglienza trionfale da parte del popolo e questo gli diede forza e l’input per esporsi di più e dire apertamente cosa pensasse dei Farisei, inimicandosi ancora di più l’establishment locale.
Per tale motivo, quella fu la Sua ultima domenica prima della crocefissione.
 
Con la “Domenica delle palme” la Chiesa ricorda proprio tale ritorno, quando la folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, agitandoli festosamente per renderGli onore.
La Domenica delle palme è celebrata la domenica precedente alla festività della Pasqua e con essa ha inizio la settimana santa, durante la quale, il giovedì, termina la Quaresima, iniziata 40 giorni prima.
Nella forma ordinaria del rito romano essa è detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore), mentre nella forma straordinaria tale domenica si celebra una settimana prima, perciò la Domenica delle Palme è detta anche Seconda Domenica di Passione.
 
[Battesimo di Gesù, mosaico del VI sec. Battistero Ariano, Ravenna]
 
Questa festività non è osservata solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti.
Nel vangelo di Giovanni (12,12-15) si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità e pare che i rami di ulivo siano stati introdotti successivamente nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa Settentrionale i rametti sono sostituiti, invece, da fiori e foglie intrecciate.
Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.
 
  
 BUONA PASQUA A TUTTI VOI
 
 
 
 
riferimenti: wikipedia
 
 
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