COSE DA MATTI

 
 
SANITA’ MENTALE
 
 
«Non c’è alcun grande genio senza un tocco di pazzia»
Seneca
 
 
Gli antichi Egizi ritenevano che tutte le malattie, indipendentemente dalle manifestazioni, avessero un’origine fisica e ponevano nel cuore la sede dei sintomi che oggi chiamiamo psichici: non vi era dunque alcuna distinzione tra malattia fisica e mentale.
Nella Grecia antica, invece, si supponeva che i pazzi fossero persone con la mente sconvolta dal destino, dal malocchio o dagli dei e venivano curati con il trattamento dell’ “incubazione onirica”. In questi casi il malato veniva portato nei templi dedicati ad Asclepio (dio della medicina), grotte dalle pareti coperte di raffigurazioni di miracoli e fatto adagiare su appositi divani (Kline). Lo scopo era quello di purificare il paziente per permettergli di avere in visione il dio e questo avveniva per mezzo di purghe e bagni che, con la complicità della suggestione, di droghe e della presenza di sacerdoti, gli permettevano di sentire voci, il soffio del vento oppure adi essere abbagliati da luce intensa. In questi casi la visita del dio era avvenuta e la guarigione assicurata.
 
Fu Ippocrate il primo a pensare che le affezioni del cervello e l’epilessia (il morbo sacro) in particolare, fossero delle comuni malattie curabili senza dover scomodare gli dei dell’olimpo. A quei tempi, il concetto di salute veniva associato a quello di equilibrio o crasi tra gli umori e venivano prese in considerazione quattro qualità (caldo, secco, freddo, umido) e quattro umori (sangue, flegma, bile gialla, bile nera). Si riteneva che l’organo specifico in cui risiedeva ciascun umore fosse il fegato per il sangue, il polmoni per il flegma, la cistifellea per la bile gialla e la milza per la bile nera. A monte di questo sistema stava la dottrina tradizionale dei "quattro elementi" o "radici" del mondo: fuoco, aria, terra, acqua, connessi alle quattro entità cosmiche, il Sole, il Cielo, Terra e Acqua. Sia Ippocrate che i suoi successori ritenevano, quindi, che anche per le malattie mentali si trattava di “squilibri umorali” dove bastava che la bile del fegato invadesse il cervello per scatenare manie; se invece era la bile della milza (quella nera) a travasare, si aveva depressione ed ansia. Si pensava, inoltre, che un eccesso di sangue dava un “temperamento sanguigno” mentre il flegma portava alla demenza. Così, in caso di squilibrio, occorreva ristabilire l’equilibrio ed eliminare l’umore in eccesso e per questo si ricorreva a bagni caldi o freddi, a salassi, a purghe e a somministrazione di droghe o infusi. La teoria di Ippocrate arrivò fino a Roma dove Galeno curava la depressione dell’imperatore con un miscuglio di vino, liquirizia, miele e oppio.
 
I quattro elementi fondamentali
 
Per quanto concerne i sintomi somatici senza danno fisico, ovvero le somatizzazioni, essi prendevano il nome di isteria, dal termine greco indicante l’utero: si riteneva, infatti, che tale organo si spostasse all’interno del corpo, entrando in contatto con cuore, fegato, testa, arti, che così influenzati dolevano. L’isteria fu vista per la prima volta come il frutto dell’insoddisfazione erotica, il che coincide sostanzialmente con la successiva interpretazione fornita dalla scuola psicoanalitica di Freud.
Nel V sec. il medico Aureliano consigliò di tenere liberi i malati di mente e di assisterli con la musico-terapia. Secondo il famoso trattato di farmacologia di Discoride Pedanio i disturbi mentali potevano essere trattati con estratto di testicoli di castoro di cui era nota la forte attività sessuale.
Nel 1600 alcuni ritenevano che i matti avessero una pietra in testa, poi nel corso del Medioevo la religione prese il sopravvento sulla medicina e si cominciò a ritenere i disturbi mentali (e non solo) come un castigo di Dio. I pazzi erano considerate persone indemoniate o possedute da spiriti maligni insinuatisi negli umori corporali. Così esorcisti, preti e monaci presero il posto dei medici curando a colpi di acqua santa, preghiere, olio santo e percosse.
Frequentemente le donne affette venivano accusate di stregoneria e condotte sul rogo. Per secoli i malati mentali furono considerati peccatori e persone svergognate rinchiuse e trattati come delinquenti e prostitute. In molte città tedesche i pazzi venivano imbarcati per essere allontanati dalle persone “normali” e nel 1579 perfino Torquato Tasso, che soffriva di manie di persecuzione, fu tenuto rinchiuso per sette anni. Solo verso la fine del ‘700 gli uomini di scienza cominciarono a guardare in modo differente a quei poveri malati.
Si deve al medico parigino Philippe Pinel l’apertura del primo manicomio con la liberazione dei malati incatenati nell’ospedale di Parigi agli inizi del 1800. Cominciò a diffondersi la teoria che la pazzia era curabile isolando il malato per sottoporlo ad un “trattamento morale”. Nacquero così i primi centri di cura specializzati in cui i malati venivano divisi per disturbo e sottoposti a traumi fisici, bagni gelati, camicie di forza, droghe, salassi, ecc.
 
Philippe Pinel
 
Anche in altre nazioni sorsero tali centri in zone lontane dalle città, praticamente, i “pazzi” furono liberati dalle prigioni e rinchiusi nei manicomi!
Solo grazie a Wihelm Griesinger, a metà del 1800, si cambiò direzione e con la nascita delle prime cliniche psichiatriche universitarie i malati cominciarono ad essere curati diversamente.
Ma il vero passo avanti lo si fece un centinaio d’anni dopo con la terapia dello shock e con la scoperta di alcuni farmaci (in verità di alcuni effetti collaterali di farmaci usati per altri scopi). Ladislas J. Meduna constatò che il Metrazol provocava attacchi epilettici che aiutavano a stare meglio chi soffriva di schizofrenia. Lo stesso avveniva con una dose massiccia di insulina che induceva convulsioni e coma. Successivamente il Metrazol fu sostituito dall’elettroshock che con l’elettricità dava gli stessi risultati ma con meno effetti collaterali. A mettere a punto tale terapia fu l’italiano Ugo Cerletti che negli anni ’30 studiava l’epilessia sugli animali. Con un sistema simile a quello usato nei mattatoi per stordire gli animali, Cerletti e Lucio Bini perfezionarono la tecnica trattando il loro primo paziente, uno schizofrenico paranoico, con 0,2 secondi di corrente a 80 volt. Nonostante l’elettroshock sia ritenuto una pratica al limite della tortura, è tutt’ora usata efficacemente per la cura di alcune patologie molto gravi e resistenti ai comuni trattamenti farmacologici. 
 
 Qualche anno dopo il medico portoghese Egas Moniz sviluppò una tecnica chirurgica mediante la quale si recidevano le fibre nervose che collegano la corteccia frontale con il talamo (la sede delle emozioni). Con la lobotomia egli ricevette il premio Nobel nel 1949 ma anche una pallottola sparatagli da un suo paziente, probabilmente insoddisfatto, che lo rese paralitico. Agli inizi degli anni ’50 in Francia furono sintetizzati i primi psicofarmaci per sostituire l’uso dell’insulina, dell’elettroshock e della lobotomia. Nel 1952 fu poi redatto il primo manuale diagnostico e statistico dei vari disturbi mentali che diventò uno degli strumenti più utilizzati al mondo e dove erano riportati ben 370 disturbi tra i quali era annoverata anche l’omosessualità che fu poi rimossa, ma solo nel 1974. Indubbiamente, l’uso della farmacologia modificò radicalmente la psichiatria dando un colpo di grazia ai precedenti metodi costrittivi.
Nel 1978 l’allora direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, Franco Battaglia, si fece promotore della famosa legge 180 con la quale si abolivano definitivamente i manicomi.
Per più di 50 anni i psicofarmaci sono stati usati in maniera, forse, troppo indiscriminata e massiccia e oggi se ne denuncia l’abuso e la pericolosità di alcuni gravi effetti collaterali. Sta di fatto che dietro ogni importante sostanza farmacologica vi sono interessi economici notevoli e di persone affette da lievi o gravi disturbi psichici e mentali ve ne sono milioni in tutto il mondo!
 
E di tali disturbi furono vittime anche personaggi famosi e tanto per citarne alcuni:
l’imperatore Caligola che fu definito matto da legare perchè amava follemente il suo cavallo e voleva prendere il posto di Giove; Tiberio era forse schizofrenico ed il suo successore Claudio un voyeur paranoico. Nerone sicuramente fu crudele e megalomane mentre Carlo VI di Francia, causa una probabile meningite, dava segni di squilibrio credendo di essere fragile come il vetro e per questo fu soprannominato “Carlo il folle”. Giorgio III era preda di gravi attacchi di collera e di ossessione tanto da essere ritenuto matto; Luigi II re di Baviera non sopportava di essere guardato in faccia e navigava in una barca a forma di cigno al suono di musiche di Wagner. Finì in una clinica psichiatrica dove fu trovato annegato. Nulla a confronto dell’ultimo dei Medici, Gian Gastone, che preso da una sindrome maniaco-depressiva, non si alzò più dal letto nemmeno per i bisogni corporali e per contrastare lo sgradevole odore pretendeva che il suo letto fosse quotidianamente circondato da centinaia di rose rosse. La sifilide rese pazzo Nietzsche mentre la follia portò Van Gogh al suicidio. Edvard Munch, famoso per le sue inquietanti opere, fu ricoverato per disturbi nervosi; Ligabue, i cui disturbi psicologici apparvero già dalla fanciullezza, fu ricoverato più volte e soffrì di disturbi mentali per tutta la vita.
L’incredibile storia di Rasputin, che con la sua follia mistica e perversa dominava la Zarina Alessandra e tutta la famiglia Romanov (VEDI POST: http://antveral.spaces.live.com/blog/cns!B82C8038190F5EA4!1093.entry?&_c02_owner=1). La vicenda di Elizabeth Bathory, nobildonna ungherese considerata la più famosa assassina seriale. Il suo è il vero caso storico a cui si ispira la leggenda di Dracula: per la sua brama di eterna giovinezza, la duchessa amava bagnarsi nel sangue delle sue ancelle (VEDI POST: http://antveral.spaces.live.com/blog/cns!B82C8038190F5EA4!873.entry?&_c02_owner=1).
 
 
 
«LA MALATTIA , LA FOLLIA E LA MORTE ERANO GLI ANGELI NERI CHE SI AFFACCIAVANO SULLA MIA CULLA …
SENZA PAURA E MALATTIA, LA MIA VITA SAREBBE STATA UN BARCA SENZA REMI»
EDVARD MUNCH
 
 
Carlotta del Belgio imperatrice del Messico, la schizofrenica che andò a letto col Papa, divenne completamente folle; le crisi maniaco-depressive di Ernest Hemingway; la pazzia di Hitler. William Blake sostenne di aver avuto visioni per tutta la vita e di ricevere personalmente istruzioni ed incoraggiamento dagli Arcangeli per creare le sue opere, che gli stessi poi leggevano e ammiravano. Isaac Newton, paranoico con crisi maniaco-depressive; Edgar Allan Poe, afflitto da depressione, paranoia e alcolismo; Franz Kafka, da anoressia e disturbi della personalità; John Nash, da schizofrenia; e…… l’elenco potrebbe continuare.
 
 
«Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto,
se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente,
da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale»
Edgar Allan Poe
 
 
 
 
Riferimenti: Wikipedia, Focus Storia
 
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