LA FESTA DEL RISVEGLIO

 
IMBOLC
CANDELORA
(Oimelc, Candlemas, Brigid’s Feast, Womeoluc, Groundhog’s Day)  
 
 
A Pasca Epifania
tutt’e ffeste vanno via.
Risponne ‘a Cannelora:
No, ce stongo io ancora
 
Nel neopaganesimo Imbolc è uno degli otto sabbat che si celebra il primo Febbraio.
Nelle tradizioni celtiche il 1° febbraio era dedicato alla suprema divinità del fuoco e delle guarigioni Brigit (Bride o Brigantia, la corrispondente Athena-Minerva per i Romani) signora del Fuoco Purificatore e sposa di Bres.
Il fuoco di Brigit e l’acqua (simbolismo esoterico dell’unione del Fuoco con l’Acqua) del dio delle Fonti e delle Sorgenti Elcmar (conosciuto anche come Nechtan sposo di Boinn, una delle due sorelle * di Bride) producono uniti la Sorgente della Giovinezza.
Nella cultura celtica, nei pressi di Segais, v’era una fonte di Elcmar capace di dare giovinezza e verginità a chi ne fosse degno.
 
                    
Raffigurazioni della trina Bride *
 
Per afferrare appieno l’importanza di Imbolc è necessario da ricordare la lotta di vita-e-morte rappresentata dall’inverno in tutte antiche società agrarie. La neve, il freddo ed il ghiaccio, in un mondo illuminato soltanto dal fuoco di questa stagione, tenevano la popolazione in una situazione di pericolo costante, che si scioglieva solo con l’arrivo della primavera. Anche se l’equinozio non arriva fino al 21 marzo e la primavera viene celebrata con Oestara e Beltane, Imbolc è il momento di svolta e l’indicazione che i tempi migliori stanno arrivando.
Imbolc (o anche Oimec) è l’antica festa irlandese del culmine dell’inverno, che cadeva tradizionalmente il 1° febbraio, sebbene la celebrazione iniziava al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno appunto dal tramonto del sole. Il termine Imbolc in irlandese significa "in grembo", in riferimento alla gravidanza delle pecore, così come Oimelc sta per "latte ovino", a indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte. In questo periodo venivano, infatti, alla luce gli agnellini e la festività celebrava la luce, che si rifletteva nell’allungamento della durata del giorno e nella speranza per l’arrivo della primavera. Era tradizione celebrare la festa accendendo fuchi e candele. In epoca cristiana la festa di Imbolc venne equiparata alla Candelora (Presentazione del Signore). La parola Candelora deriva dal latino festum candelarum e va messa in relazione con l’usanza di benedire le candele, prima di accenderle e portarle in processione.
 
Poiché la festa pagana era sotto gli auspici della dea Brígit ed essendo molto radicata ed importante, la chiesa cattolica, come solito, la trasformò nella ricorrenza di Santa Brigida (Santa Brigitta di Kildare).
Il nome celtico di Imbolc indica, pertanto, il risveglio della natura che l’avvicinarsi della Primavera naturalmente induce ed è evidente con la comparsa dei primi germogli, che escono dal ventre della Madre Terra, e con il risveglio degli animali.

Dal momento che l’Anno Magico segue i ritmi delle stagioni, è normale che tutti coloro che sono interessati possono preparasi al “risveglio” per scrollarsi di dosso le “impurità” dell’inverno. Il risveglio cui accenno riguarda, ovviamente, quello a livello spirituale che si ripercuote positivamente anche a livello fisico e mentale. Tale purificazione è presente nella tradizione orientale (il Brahama legato al prana), nei riti di iniziazione sciamanica (come i Sacri Inipi), oppure nei riti cerimoniali di molti ordini iniziatici (Golden Dawn, Massoneria, ecc.)
 
Col festival di Imbolc, purificarsi significa rimuovere il dolore associato ai ricordi o esperienze (senza necessariamente eliminarli) a livello inconscio (l’inconscio lunare) per cambiare gli schemi di comportamento che da esso sono dipesi. L’uomo tende ad essere ripetitivo a compiere nella propria vita sempre gli stessi errori. Come il primitivo che davanti al fuoco fugge senza imparare a maneggiarlo (ottenendone benefici), altrettanto l’uomo moderno di fronte a situazioni simili a quelle che gli hanno provocato un “dolore”, tende a mettere in gioco comportamenti egoistici o rinunciatari che limitano e condizionano il suo agire ed i suoi pensieri.
 
Per questo il simbolo esoterico di Imbolc è proprio la Fonte, ovvero l’acqua pura che sgorga dalle profondità della terra per riportare rinnovamento, purificazione e salute. Esso è rappresentato dal colore bianco e coincide con il grado zero dello zodiaco (Sole a 15° dall’Acquario).

Nella simbologia ermetica l’Inconscio è smpre contrapposto alla Coscienza dal momento che il primo è misterioso e complesso, mentre il secondo ci è noto e ci si identifica. Secondo la scienza esoterica bisogna conoscere se stessi perché l’evoluzione spirituale avviene proprio grazie alla capacità di conoscere e manipolare il proprio Inconscio. Come sappiamo l’inconscio ha duplice natura lunare e solare, pur costituendo un tutt’uno, che si sdoppia sia nella tradizione orientale, come vuole la filosofia Yoga, che in quella occidentale, come è rappresentato dai due serpenti gemelli che formano il Caduceo di Ermete. Come ogni aspetto della vita terrena (solo il divino è “trino” *), anche l’inconscio è dunque duale con una parte solare, maschile e attiva e l’altra femminile, lunare e passiva. Nell’iconografia ermetica l’ Inconscio lunare è rappresentato dal Serpente (senza ali) che si oppone all’Aquila (Inconscio solare) che rappresenta la ragione e la Coscienza. Il Serpente è il giaguaro che dorme nelle acque profonde e buie: è la notte, la luna o la parte sinistra di Kundalini. Invece, la componente maschile dell’Inconscio è solare, la parte razionale del nostro comportamento, è il serpente alare dell’iconografia o il Pingala di Kundalini. 
 

Durante la fase di nigredo (festival di Samahin e Yula) a livello alchemico, le acque assumono un aspetto torbido e nero sebbene più liquide. Sequendo il cammino esoterico, con Imbolc si è esattamente a metà strada tra il Solstizio di inverno e l’Equinozio di Primavera, periodo in cui la luce prende il sopravvento sul buio e le giornate diventano lunghe. Con Imbolc bisogna purificare l’Aura o il Corpo Astrale per arrivare a quella purezza richiesta dalla fase di albedo. Per tale purificazione occorre quindi, una discesa nel proprio io più profondo, lungo le spire di Kundalini, o nel VITRIOL come dicevano gli alchimisti di un tempo (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem).
 
 Antiche Tradizioni 
 
La celebrazione di Imbolc era per i Celti un festival femminile. Le donne celebravano la funzione di vergine della Dea Brigid. Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme e fabbricano un’immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget, le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e la depongono in una cesta, il "letto di Brid", con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte: "Brid è venuta, Brid è benvenuta!", indi lasciano bruciare torce e candele vicino al "letto" tutta la notte. Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile del Dio a unirsi a lei. In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit (Cros-Bride), a quattro braccia uguali (le quattro braccia dell’Ulster) racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora. Un usanza molto antica è quella di lasciare una striscia di stoffa (detta mantello di Brigit) fuori dalla finestra, al fine di fargli assorbire il potere della Dea. Questo piccolo manto potrà essere utilizzato per rituali di guarigione, rinnovando il suo potere di anno in anno.

La stessa antica festa della Candelora (con la luce che si diffonde) si celebrava tramite una processione che iniziava portando ceri spenti (che rappresenta il buio, il nero) e che poi, prima del ritorno in chiesa, venivano accesi attingendo da un unico cero presente all’ingresso. Così la luce sacra si diffondeva agli uomini e la sua presenza solo nel luogo di culto ricordava una “luce iniziatica” da non mostrare ai profani. La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù. Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’Epifania) mentre la denominazione di "Candelora", data popolarmente alla festa, deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, che si
faceva nei Lupercali
(antichissima festività della fertilità romana che si celebrava a metà febbraio). Durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), il patriarca di Roma Gelasio ottenne dal Senato l’abolizione dei Lupercali ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi. La Candelora, in alcuni luoghi viene chiamata "Giorno dell’orso" (il "giorno della marmotta" in America), infatti il 1° febbraio, in alcune località, si festeggia Sant’Orso, santo di origine celtica, come avviene ad Aosta dove è ancora presente, sotto la cappella costruita nel 1649, la cosiddetta fontana miracolosa. La Candelora, per la sua collocazione all’inizio del mese di febbraio, quando le giornate iniziano visibilmente ad allungarsi, è stata oggetto di detti e proverbi popolari di carattere meteorologico, quale, ad esempio l’antico proverbio popolare:
 
« Per la santa Candelora
se nevica o se plora
dell’inverno siamo fora;
ma se è sole o solicello
siamo sempre a mezzo inverno »


Oppure il detto napoletano:
A Cannelora
Vierno è fora!
Risponne San Biase:
Vierno mo’ trase!
dice a vecchia dint’ a tana:
nce vo’ ‘nata quarantana!
cant’ o monaco dint’ o refettorio:
tann’ è estate quann’ è Sant’Antonio! 
 

 
 PRATICHE  
 
Imbolc è il momento giusto per fare divinazioni riguardanti le stagioni che seguono. Potete festeggiare questo Sabbat e rendere omaggio al sole che verrà, mettendo, alla vigilia di Imbolc, una candela bianca accesa sulle finestre di casa e lasciarle bruciare fino all’alba.
 
  • Per la tavola usare una tovaglia marrone simbolo della terra e decorate con oggetti verdi o con fiori di stagione.
  • Ungere le candele bianche con olio di muschio e metterle in moccoli a spirale ricoperti di edera.
  • Versare del latte sulla Terra, per ringraziarla e onorarla.
  • Bruciare l’incenso di IMBOLC: una miscela di mirra, alloro, basilico e angelica.
  • Spazzando per terra con la scopa di saggina, prima di creare un cerchio rituale con sale grosso o semplicemente per spazzare via dalla casa la negatività, recitare: " Con la scopa e l’energia gelo e morte spazzo via. Da oggi presto l’inverno sarà un ricordo, spazzo spazzo tutto attorno e quel che è inutile tolgo di torno!".
  • E’ questo il giorno per benedire le candele che saranno usate durante l’anno.
  • Preparate un cestino riempito di rafia e decorato con edera e nastri bianchi. All’interno mettete una bambola di granturco vestita da sposa o se preferite legate assieme tre pannocchie con del raso bianco e avvolgetele in un centrino. Nel cesto mettere anche un pezzetto di cristallo di rocca. Questa è l’espressione simbolica dell’unione tra il Dio e la Dea.
  • Bruciate tutte le decorazioni conservate a YULE per propiziare la fortuna nel nuovo anno.
  • Con la paglia create dei fascetti legati con del nastro nero. Mentre fate questo date ad ogni fascetto una caratteristica del vostro carattere che volete eliminare e poi bruciateli tutti nel calderone.

Buon Candlemas a tutti Voi
 
 
 

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