Il pene al femminile

 
 IL CLITORIDE
 
Sebbene in passato nessun studioso ha mai rivendicato la scoperta del pene maschile, molti sono coloro che si sono, invece, attribuiti quella del clitoride femminile.
La prima testimonianza dell’esistenza di quest’organo risale ai Greci che volgarmente lo chiamarono “Kleitoris” che significa ‘pellicola somigliante a chiave’. Sta di fatto che tutti i grandi medici dell’antichità non davano importanza a questa piccola sporgenza presente nella vagina ed il primo a darne una sommaria descrizione fu il padre della ginecologia Sorano d’Efeso intorno al 120 a.C. col suo trattato di ginecologia intitolato Gynaecia. Il clitoride non destò grande interesse neanche nel Medioevo mentre il fondatore dell’anatomia moderna, Andrea Vesalio, si limitò a definirlo una ‘malformazione irrilevante e priva di funzioni presente in donne malate o negli ermafroditi’.  Il primo medico ad accamparne la scoperta fu Realdo Colombo nel 1559, intuendo che era la ‘sede preminente del piacere femminile’ e propose di chiamarlo il “piacere di Venere”. Successivamente fu il suo successore Gabriele Falloppio (scopritore delle omonime tube), anch’egli allievo di Vesalio, a pretenderne la paternità. Egli citò la descrizione dei greci e dei medici arabi Avicenna e Abulcasis che chiamarono il clitoride “al bathara” (sinonimo di klitoris) e ne fece una descrizione più accurata. Gli arabi, come i greci, dovevano avere molta familiarità con gli organi genitali femminili considerato che la circoncisione e l’asportazione del clitoride era una pratica molto comune in Egitto.
Fu, infatti, il primo a sottolineare la sua corrispondenza col pene sia per la sua costituzione spongiosa che per le sue capacità erettili. Difatti, da un punto di vista dello sviluppo embrionario il clitoride ha la stessa origine del pene, e come questo ha la stessa struttura e terminologia usata per descriverlo.

Poi quest’organo ricadde nell’oblio per altri cento anni fino a quando, nel 1651, il medico danese Thomas Bartolini lo riscoprì cercando di attribuirsene anche lui la scoperta. Ma la sua enunciazione praticamente non aggiunse niente di nuovo a quanto già detto da Colombo e da Falloppio.
Un passo avanti alla conoscenza del clitoride fu fatto dall’anatomista olandese Regnier De Graaf che nel 1672 ne fece una descrizione anatomica più specifica, accreditando definitivamente il termine clitoride e ribadendo che era una struttura normale presente in tutte le donne. Nel suo testo egli accenna anche all’eiaculazione femminile (squirting o gushing ). Comunque, l’anatomia dettagliata presente oggi nei libri di anatomia, in uso nelle università, è dovuta agli studi dell’anatomista tedesco Georg Ludwig Kobelt nel 1844 (The Male and Female Organs of Sexual Arousal in Man and some other Mammals).

Poi nessuna novità di rilievo fino al 2004 quando l’urologa australiana Helen O’Connell, affermando che la definizione del clitoride è ancora incompleta, presuppone che esso, oltre alle parti descritte da Kobert, dovrebbe comprendere anche i bulbi (che vengono considerati a parte) ed altri tessuti erettili coinvolti nell’orgasmo femminile. Se la tesi di O’Connell sarà esatta, questo controverso organo, dopo tanti padri, potrà finalmente avere anche una madre!
 

 
 
 
riferimenti:Focus Storia 03/2008
 

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