LA STORIA DEL BLU-JEANS

 

CHI HA INVENTATO I BLUE-JEANS?

In origine il tessuto da cui deriva quello con cui si crearono i primi pantaloni era il fustagno realizzato con lino e cotone e che, conosciuto sin dal medioevo, veniva importato dall’India dai mercanti veneziani.

Dal fustagno i francesi della cittadina di Nimes crearono un nuovo tipo di tessuto molto robusto detto “tela di Nimes” poi soprannominato “Denim” che veniva allora tinto in blu con la pianta guado (isathis tinctoria) o con l’indaco. Anche Chieri in Piemonte divenne nota per la produzione di tessuto Denim che veniva portato a Genova per confezionare sacchi e vele per le navi. Quando il cotone divenne un materiale più economico e disponibile in grandi quantità questo tipo di tessuto divenne materiale d’eccellenza per abiti da lavoro.

La primogenitura in fatto di fabbricazione dei blue-jeans viene ricondotta alla città di Genova in virtù della grande tradizione tessile che fin dall’antichità ha costituito una importante voce nelle esportazioni liguri di manufatti (come velluti di Zoagli e damaschi di Lorsica) e che cominciò a confezionare pantaloni col tessuto Denim per i propri marinai.

Il termine blue-jeans (utilizzato fin dal 1567) nasce nel XVI secolo quando dal porto genovese iniziò la grande esportazione di questo materiale verso le Americhe e si ritiene che il termine derivi direttamente dalla frase “bleu de Gênes” ovvero “blu di Genova in lingua francese.

Il vero business iniziò, invece, quando l’emigrante ebreo Levi Strauss che dalla Bavaria si era trasferito in California nel 1853, aprì a San Francisco l’omonima fabbrica che contribuì lentamente a rendere i “pantaloni da lavoro” noti in tutto il mondo. Egli con l’aiuto di Jacob Davis, un sarto del Nevada, che per primo abbinò al denim i celebri bottoni di metallo, mise a punto il più longevo dei pantaloni, resistente alle intemperie e alle mode.

Il primo personaggio noto ad indossare blue-jeans in Italia fu Giuseppe Garibaldi, ex marinaio, che durante lo sbarco dei mille a Marsala indossò, come molti dei suoi garibaldini, un paio di "genovesi", oggi conservati a Roma presso il Museo del Risorgimento. 

 

Oggi per i capi confezionati si utilizzo un tessuto leggermente diverso dal Denim originale tinto con coloranti chimici e per adeguarli alle richieste della moda del momento, sono sottoposti a trattamenti di "finissaggio" come il lavaggio in  acqua (effetto lavato), con pietra pomice (effetto stone washed), con cloro   (effetto delavé o blicet). Nel 1930 divennero simbolo del tempo libero e nel 1950 si diffusero tra i giovani grazie alle prime contestazioni giovanile (star ribelli  come James Dean e Elvis Presley ne aiutarono il successo) e all’avvento del rock ’n roll.  

 

 

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