EVOLUZIONE E RADIAZIONI

 
 
 
LA COSTELLAZIONE DEL CIGNO
 
 
La costellazione del Cigno
 
 
Col suo libro “The Cygnus Mistery” del 2007, lo scrittore e ricercatore Andrew Collins ha avanzato delle ipotesi su quale sia l’anello mancante nell’evoluzione umana che è sempre stato e rimane uno dei più grandi misteri della vita sulla Terra.
Nel suo libro, il ricercatore prende in considerazione le informazioni ricavate dagli studi archeologici e quelle di antiche credenze tutte legate al simbolo del Cigno, ovvero alla omonima costellazione settentrionale del cielo notturno la cui stella più luminosa – nel 17.000 a.C. – era considerata la Stella Polare (trovandosi sopra il Polo Nord definiva il polo nord celeste e considerato che sembrava ferma nel cielo, mentre tutte le altre stelle sembrano ruotarle attorno, diventava un ottimo punto di riferimento). Nel frattempo gli studi della NASA hanno dimostrato che i raggi cosmici provenienti da tale costellazione sono quelli con l’energia più elevata che abbiano mai raggiunto la Terra. Tale scoperta, sommata ai più recenti sviluppi sulla genetica evolutiva, conformerebbero quanto sostenuto da Collins. La sua teoria parte dall’allineamento (citato da molti archeoastronomi) di parecchi siti archeologici – di cui alcuni antichissimi – con la costellazione del Cigno. L’excursus di Collins parte dal sito di “Gobekli Tepe” in Turchia – considerato il più antico complesso templare del mondo – e prosegue con i siti di “Newgrange” e “Avebury” in Gran Bretagna, poi con “La Venta” e “Cuzco” in sud America; con i complessi di tumuli e terrapieni di Newark nel nord America, con alcuni siti megalitici del Mediterraneo per finire con alcune strutture rupestri trovate in profonde caverne in Europa e che rappresenterebbero proprio la costellazione del Cigno. Secondo Collins il motivo per cui il Cigno fosse così importante per gli antichi sarebbe da ricercare nel fatto che la sua stella più luminosa, “Deneb”, fosse considerata la Stella Polare. Inoltre tale costellazione divide in due la via Lattea creando una scura e torbida fessura (Great Rift) che per molte popolazioni e religioni rappresentava un elemento fondamentale nella nascita e nella morte dell’essere umano. Per i nativi Americani, per esempio, il Cigno rappresentava il varco tra il mondo terreno e quello celeste. Una simile ideologia era presente anche in India, Cina e nell’antico Egitto. Studi condotti dall’ingegnere inglese Rodney Hale sull’orientamento delle tre piramidi di Giza – in considerazione di come era il cielo nel 2450. a.C. data di costruzione delle piramidi- porterebbero a ritenere che esse siano orientate con le stelle del Cigno (Delta, Albireo, Deneb, Sadr e Glenah).
 
 
Collins aggiunge che la stessa Giza sembra essere stata costruita per riflettere il sorgere del Cigno. Inoltre, il Cigno è riprodotto sulla famosa pietra zodiacale di Dendera in Egitto mentre la dea egizia Nut – a cui era dovuta la nascita del dio sole Horus – personificava la Great Rift. In qualche modo gli antichi sembravano sapere che qualcosa proveniente da quella costellazione avesse un effetto diretto su di loro. Pertanto secondo Collins vi è una corrispondenza sorprendente tra il culto del Cigno e l’evoluzione umana.
 
Pietra zodiacale di Dendera
 
D’altronde già l’astronomo Carl Sagan aveva dichiarato che i raggi cosmici potrebbero aver dato il via all’evoluzione della vita (a livello cellulare).
Nel 1973 la NASA si concentrò sulle attività di Cygnus X-3, una stella invisibile posta al centro della costellazione del Cigno, che dal 1972 era stata la fonte di una potente esplosione di raggi X. Negli anni seguenti, con l’uso sofisticato di acceleratori di particelle, fu confermata questa attività anomala di raggi cosmici provenienti da Cigno che, nonostante la lontananza, arrivano sulla terra a velocità prossima a quella della luce e con una potenza (dei neutroni poi soprannominati Cygnet) tale da penetrare nella roccia terrestre. Ma la prova più sorprendente che confermerebbe la teoria di Collins viene dallo studio dei materiali prelevati dai ghiacciai in Groenlandia. Il carotaggio profondo del ghiaccio effettuato per identificare le condizioni del pianeta fino a 200 mila anni fa – tramite la misurazione dei livelli di Berillio-10 – ha messo in grado gli scienziati di stabilire anche i livelli di radiazioni e quindi l’attività dei raggi cosmici nel corso dei secoli. I picchi più importanti risalgono rispettivamente a 190.000, 140.000, 60.000, 40.000, 17.000, 13.000 e 5.000 anni fa. Il periodo di tempo che ha interessato l’evoluzione dell’uomo sulla terra va dai 200.000 ai 90.000 anni fa, quasi in corrispondenza dei picchi delle radiazioni cosmiche. Inoltre, circa 40.000 anni fa – si stima – sarebbe comparsa la prima arte rupestre poi fiorita ulteriormente insieme ad una maggiore evoluzione dell’uomo intorno a 170.000 anni fa. A 13.000 anni fa risalgono i primi siti templari ed abitativi mentre risalirebbe a 5.000 anni fa il periodo storico caratterizzato dallo sviluppo delle prime civiltà.
                Parte di sequenza di DNA     
 
Volendo andare più indietro nel tempo e per meglio comprendere l’evoluzione umana occorre parlare di cellule, di riproduzione e di DNA (i mattoni con i quali ogni cellula trasmette il proprio contenuto genetico alle altre cellule durante la riproduzione). E’ noto che nell’arco dei millenni tale DNA ha subito numerose trasformazioni che hanno poi portato all’attuale essere umano e che tali “mutazioni” avvengono sia spontaneamente, per adattamenti evolutivi, e sia per cause esterne come lo possono essere le radiazioni. Insieme al famoso progetto “Genoma umano” col quale è stato mappato l’intera sequenza del DNA umano, i genetisti hanno identificato il primo gene evolutivo, ovvero la prima mutazione occorsa alle cellule e verificatasi tra i 100.000 e 10.000 anni fa. La storia umana è di fatto segnata da una serie di inizi e di fini improvvise. Le mutazioni che riguardano, per esempio, solo un piccolo numero di soggetti, portava inesorabilmente alla loro estinzione. Grazie a Collins oggi è evidente che i raggi cosmici che colpiscono la Terra e specialmente quelli provenienti da Cigno, hanno una corrispondenza con i balzi nell’evoluzione della vita sulla Terra. Se quella di Collins rimane solo un ipotesi, diviene una brillante e sorprendente rivelazione, mentre se risulta corretta diventa allora la risposta ad una dei più grandi interrogativi che l’uomo si è mai posto.
 
Leonardo Da Vinci – “Leda e il Cigno” –
 
 
 
rif.: Focus storia 09/2007
 
 
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