SOGNI: REALTA’ E FANTASIA

 
 
Breve excursus tra mitologia e psicanalisi
 
Morfeo e Iride, Pierre-Narcisse Guérin (1811)
 
Da sempre l’uomo si è domandato che cosa rappresentano e da dove vengono i sogni e, nel dubbio, gli sono stati sempre attribuiti poteri speciali. Scavando nel passato, si ha testimonianza scritta dei sogni già su reperti del II e III millennio a.C.
I sogni degli antichi di cui si ha traccia, parlano sempre del futuro ed erano considerati profetici come d’altronde ancora oggi lo si fa. L’uso attuale della Smorfia ne è un esempio. Tale parola deriva dal nome del personaggio mitologico greco MORFEO legato al mondo dei sogni. I figli di di Ipno (Sonno) e di Notte erano appunto Morfeo, Phobetor (Fobetore) e Phantasos (Fantaso). Morfeo inviava i sogni popolati da forme umane (nelle sue apparizioni notturne, era li a prendere le forme delle persone o delle cose da far sognare), mentre gli altri due fratelli, invece, inviavano quelli con animali e con oggetti inanimati. Il suo messaggero era il veloce Hermes che faceva da tramite tra il suo Signore e i viandanti. Nell’Iliade e nell’Odissea troviamo, invece, un’altra divinità, Oniro, che riassume in sé la caratteristiche di tutte le altre. Iris (o Iride) è un’altra  figura della mitologia greca. Figlia di Taumante e di Elettra era la messaggera degli dei, in particolare di Giunone: scendeva sulla terra per portare i suoi messaggi camminando sull’arcobaleno, che segnava il suo percorso.
 
L’oracolo di Delphi     
 
Per i Greci i sogni erano, pertanto, messaggi divini dotati di vita propria, provenienti dall’esterno e quindi liberi di apparire a loro piacimento. Non sempre rappresentavano la realtà e potevano anche essere ingannevoli o bisognosi di una interpretati per avere un giusto responso. C’era poi la figura dell’Oracolo  (il termine indica il responso profetico della divinità, pronunciato tramite un intermediario, indovino o sacerdotessa, in modi diversi. Gli oracoli più famosi dell’antichità furono quello di Zeus a Dodóna e l’oracolo di Apollo a Delfi).Un aspetto caratteristico non solo della religione ma anche della società greca fu la grandissima diffusione degli oracoli, dei quali Delfi fu soltanto il più ricco e il più prestigioso. Santuari di consultazione oracolare sorgevano in ogni angolo del mondo greco, alcuni di importanza locale, altri noti e visitati da folle di pellegrini. Il fenomeno dunque fu durevole nel tempo: se talvolta un oracolo cadeva in rovina, altri nascevano, anche in epoca tarda. Oltre a Delfi, un importante e antichissimo oracolo fu quello di Dodona in Epiro, posto sotto la tutela del padre della famiglia divina, Zeus e collocato in un posto misterioso e arcano. A gestire questo oracolo erano dei sacerdoti chiamati Sellie sottoposti a varie forme di tabù (non potevano lavarsi i piedi dovevano dormire sulla terra senza alcuna forma di protezione contro gli insetti, come un telo o una stuoia). I responsi venivano trattati interpretando: lo stormire del vento nelle foglie di una quercia.
Lo stesso Giuseppe della Bibbia dovette la sua fortuna e la benevolenza del faraone per le sue capacità di spiegare i sogni. Per alcuni popoli indiani d’America e per i nomadi della Siberia, invece, i sogni erano un mezzo usato dagli spiriti per entrare in contatto con sciamani e guaritori. Nell’antichità i sogni non erano solo riferiti alla sfera religiosa ma spesso erano legati a cose materiali come sesso, salute e malattie. Per tale motivo i malati greci si recavano nei tempi di Asclepio (si diceva fosse stato istruito nella medicina da Chirone o che avesse ereditato tale proprietà dal padre Apollo). Qui essi si coricavano aspettando nel sonno una apparizione che li guarisse donando qualche buon consiglio.
 
      
Paziente nel tempio di Asclepio (Atene, Museo Archeologico Nazionale)
 
Comunque, presso gli antichi vi erano numerose persone che si occupavano di tradurre i sogni. I primi manuali per interpretarli risalgono perfino ai Mesopotamici nel IV sec. a.C. mentre in Grecia e a Roma esisteva ufficialmente il mestiere di interprete detto “oneirokrites” col quale si offriva a  pagamento la consulenza.
Platone, invece, era convinto che i sogni non avevano niente a che vedere con i messaggi divini, ma nascevano dall’animo umano. Se la persona non era un virtuoso sarebbe stato più facile per lui fare sogni legati ai bisogni primari, come quelli di violenza o a sfondo sessuale. E’ la prima volta che il sogno veniva considerato il prodotto tra l’interazione corpo-psiche.
Aristotele, da parte sua, considerando che nei sogni apparivano cose che nella realtà non esistevano, riteneva che i sogni non esistessero. Successivamente, con la venuta del cristianesimo i teologi del medioevo riprendendo la teoria di Platone ed in riferimento ai sogni erotici cominciarono a bandirli. Già nella mitologia greca si pensava che era il dio Egialte (gigante figlio di Poseidone e di Efimedea, ucciso da Apollo) a procurare sogni erotici e di violenza. Se nella Bibbia i sogni sono sempre di natura profetica, ora diventavano tentazioni demoniache anche perché solo a Dio era dato potere di prevedere il futuro.
 
Incisione di Agostino Carracci
 
Con il Rinascimento il sogno diventa poi, per gli artisti in particolare, un serbatoio di idee. L’esempio più concreto ci viene offerto dalle opere del pittore e poeta William Blake che trasformava in disegni ogni visione avuta. Con autori come Dostoevskij e Manzoni si comincia a parlare dei propri sogni liberamente quale espressione della propria personalità. Solo nel ‘900 i sogni diventano oggetto di studio grazie alla psicanalisi introdotta da Sigmund Freud. Nel suo libro “L’interpretazione dei sogni” del 1900 lo psicanalista considera i sogni come desideri inconsci, come le frustrazioni e le paure. Cosicché, interpretandoli correttamente, era possibile scoprire e rimuovere disturbi e nevrosi. Rispetto al passato, per Freud, i sogni non descrivevano quindi un futuro prossimo, ma solo il vissuto (presente). Negli ultimi tempi gli studi di neurofisiologia hanno dimostrato che i sogni sono importanti per la nostra saluta dal momento che si è visto che la privazione del “sonno profondo”, se prolungata, negli animali, provocava la loro morte. Gli psicologi moderni ritengono che sognando si attivano processi inconsci che aiutano a vivere meglio la realtà. Durante il sonno il corpo e la mente si riposano riacquistando energie anche se, nel frattempo, alcuni neuroni fantasticano e creano paesaggi e situazioni immaginarie che sono un mix del nostro vissuto (realtà), della nostra immaginazione, delle nostre fobie e dei nostri desideri più reconditi.

Quindi….. sogniamo pure quanto vogliamo, ma senza voler dare a tutti i costi un senso a quanto vissuto in sogno. 
 
 
Rifer. Focus maggio 2008
 

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