Arthur Charles Clarke

 
Un pezzo di storia che se ne va!
 
 
 
Pochi mesi fa, il 16 dicembre 2007, aveva festeggiato i 90 anni e tre giorni fa, il 19 marzo, lo scrittore inglese Arthur Charles Clarke è morto nella sua casa a Colombo nello Sri Lanka.
Cordoglio mondiale per un famoso scrittore, divulgatore e inventore appassionato di fantascienza.  Insieme a Robert A. Heinlein (scomparso ad 80 anni nel 1988) ed Isaac Asimov (scomparso nel 1992 a 72 anni) è stato uno dei tre grandi autori della fantascienza moderna. Scrittore molto prolifico, considerato autore di fantascienza hard o "classica" (perchè le caratteristiche salienti dei suoi romanzi sono l’interesse per il dettaglio e l’accuratezza scientifica), tra i suoi racconti più importanti vanno citati  "2001: odissea nello spazio", "Le guide del tramonto", "Incontro con Rama", "Terra imperiale", "Le fontane del paradiso" e "I nove miliardi di nomi di Dio".
Clarke aveva di recente completato, in collaborazione con l’autore americano Frederick Pohl, un ulteriore romanzo, dal titolo "L’ultimo teorema", che dovrebbe arrivare sugli scaffali a fine anno.
Credo che questi suoi tre pensieri diventeranno massime a futura memoria:
 
  • – Quando un vecchio e famoso scienziato afferma che qualcosa è possibile, ha quasi sicuramente ragione: quando afferma che è impossibile, ha  molto probabilmente torto. –
  • – L’unico modo per scoprire i limiti del possibile è quello di avventurarsi un po’ al di là di essi, nell’impossibile. –
  • – Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. –  
In occasione del suo ultimo compleanno (di novanta orbite intorno al Sole, come lui li definì) venne registrato un piccolo video, giusto un saluto-ringraziamento (pubblicato – QUI – su Youtube), la cui traduzione in italiano ve la riporto in calce a questo post.
Sono convinto che tantissime persone, come me, ricorderanno Arthur C. Clarke per il racconto "2001: Odissea nello spazio" da cui il regista Stanley Kubrick ne fece in, contemporanea, l’omonimo film uscito nelle sale nel 1968. Se non ricordo male, ebbi modo di vedere il film un pò di tempo dopo e ne rimasi letteralmente affascinato. Il film l’ho rivisto molte altre volte, oltre a leggere il libro ed il suo successore "2010: Odissea due" e, nonostante il passare degli anni, la storia è sempre piacevole e mai sorpassata, come tutti i capolavori!
  
 
 
Ho appreso con grande tristezza la notizia della sua morte e mi viene spontaneo salutarlo ora con un grande
GRAZIE!!
   
 
Traduzione italiana del video on YouTube at: http://www.youtube.com/watch?v=3qLdeEjdbWE
Sir Arthur C Clarke: riflessioni del novantesimo compleanno (registrate il 5 dicembre 2007)
Salve! Sono Arthur Clarke e vi parlo dalla mia casa a Colombo, Sri Lanka.
Mentre mi avvicino al mio novantesimo compleanno, i miei amici mi chiedono come ci si sente ad aver completato 90 orbite intorno al Sole.
Be’, a dire il vero mi sento esattamente come se ne avessi 89!
Naturalmente alcune cose mi ricordano che in effetti ho maturato lo status di anziano. Come disse Bob Hope, "sai che stai diventando vecchio quando le candeline costano più della torta!"
Sono ora assolutamente contento di farmi da parte e stare a guardare come si evolveranno le cose. Ma c’è anche un aspetto triste nel vivere così a lungo: la maggior parte dei miei contemporanei e dei vecchi amici se n’è già andata. Ma ha lasciato molti ricordi che rievoco con affetto.
Ormai passo buona parte della mia giornata a sognare dei tempi passati, presenti e futuri. Mentre tento di sopravvivere dormendo 15 ore al giorno, ho tempo in abbondanza per godermi sogni molto lucidi. Essere completamente bloccato su una sedia a rotelle non impedisce alla mia mente di vagare per l’universo: anzi, semmai è vero il contrario!
Nel corso della mia vita ho avuto la grande fortuna di vedersi avverare molti dei miei sogni! Crescendo negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, non mi sarei mai aspettato di veder accadere così tante cose nell’arco di pochi decenni. Noi "cadetti spaziali" della British Interplanetary Society trascorrevamo tutto il nostro tempo libero a parlare di viaggi spaziali, ma non immaginavamo che ci attendeva nel nostro futuro prossimo…
Ancor oggi faccio fatica a credere che abbiamo appena celebrato il cinquantesimo anniversario dell’Era Spaziale! Abbiamo ottenuto grandissimi risultati nel corso di quel periodo, ma l’"Epoca d’oro dello spazio" è soltanto all’inizio. Dopo mezzo secolo di sforzi finanziati dai governi, stiamo ora assistendo all’emergere del volo spaziale commerciale.
Nel corso dei prossimi cinquant’anni, migliaia di persone viaggeranno fino all’orbita terrestre, e da lì fino alla Luna e oltre. I viaggi spaziali e il turismo spaziale un giorno diverranno quasi comuni come volare verso località esotiche del nostro pianeta.
Le cose stanno cambiando rapidamente anche in molti altri settori della scienza e della tecnologia. Per fare soltanto un esempio, la copertura mondiale dei telefoni cellulari ha da poco superato il 50%: vale a dire 3,3 miliardi di abbonamenti. Questo traguardo è stato raggiunto in poco più di un quarto di secolo da quando fu attivata la prima rete cellulare. Il telefonino ha rivoluzionato le comunicazioni umane e sta trasformando l’umanità in una famiglia globale che chiacchiera ininterrottamente!
Che cosa comporta tutto questo per noi, come specie?
Le tecnologie di comunicazione sono necessarie, ma non sufficienti, affinché noi umani possiamo andare d’accordo l’uno con l’altro. E’ per questo che abbiamo tuttora tante dispute e tanti conflitti nel mondo. Gli strumenti della tecnologia ci aiutano a raccogliere e disseminare informazioni, ma ci servono anche qualità come la tolleranza e la compassione per raggiungere una maggiore comprensione fra popoli e fra nazioni.
Ho fede nell’ottimismo come principio guida, se non altro perché ci offre l’occasione di creare una profezia che si autoavvera. Per cui spero che abbiamo imparato qualcosa dal secolo più barbaro della storia: il ventesimo. Vorrei vederci superare le nostre divisioni tribali e cominciare a pensare ed agire come se fossimo un’unica famiglia. Quella sarebbe vera globalizzazione…
Nel completare 90 orbite, non ho rimpianti e non ho più ambizioni personali. Ma se mi fossero consentiti tre soli desideri, sarebbero questi.
Prima di tutto, vorrei vedere qualche prova di vita extraterrestre. Ho sempre pensato che non siamo soli nell’universo. Ma stiamo ancora aspettando che gli E.T. ci chiamino o ci diano qualche segno. Non abbiamo modo di indovinare quando questo potrebbe succedere: spero avvenga presto piuttosto che tardi!
In secondo luogo, vorrei vederci rinunciare alla nostra attuale dipendenza patologica dal petrolio e adottare fonti d’energia pulita. Da oltre un decennio seguo vari esperimenti sulle nuove energie, ma non hanno ancora prodotto risultati su scala commerciale. Il cambiamento del clima ha ora aggiunto una nuova sensazione d’urgenza. La nostra civiltà dipende dall’energia, ma non possiamo permettere al petrolio e al carbone di arrostire lentamente il nostro pianeta…
Il terzo desiderio è più vicino a casa mia. Vivo nello Sri Lanka da cinquant’anni, e per metà di quel periodo sono stato triste testimone di un conflitto amaro che divide il mio paese d’adozione.
Desidero fortemente di vedere lo stabilirsi di una pace duratura nello Sri Lanka il più presto possibile. Ma sono consapevole che la pace non può essere semplicemente desiderata: richiede tanto lavoro duro, coraggio e tenacia.
A volte mi chiedono come vorrei essere ricordato. Ho avuto una carriera molto varia come scrittore, esploratore subacqueo, promotore dello spazio e divulgatore scientifico. Di tutti questi ruoli, vorrei essere ricordato maggiormente come scrittore: come qualcuno che ha intrattenuto i propri lettori e, spero, ha anche ampliato i confini della loro immaginazione.
Trovo che un altro autore inglese, che per coincidenza ha trascorso come me la maggior parte della propria vita in Oriente, ha espresso molto bene questo concetto. Per cui permettetemi di concludere con queste parole di Rudyard Kipling:
Se vi ho dato diletto
con alcuna cosa che ho fatto,
lasciatemi giacere silente nella notte
che presto sarà solo vostra;
E per quel breve, breve tempo
per il quale i morti sono tenuti nel ricordo,
non cercate d’interrogarvi su altro
che i libri che lascio dietro di me.
Qui è Arthur Clarke, che vi dice grazie e arrivederci da Colombo!
 
 
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