A FRANCESCO…

 
…per te una novella estemporanea.
 
Leggerezza o lentezza dell’essere?!
 
 
 

Poi, su quel forte ramo, il fiore si tramutò in frutto…..
Piccolo ed acerbo cominciò lentamente a crescere ed assimilare.
Più maturarva e più i dubbi e le perplessità riempivano la sua mente.
Come uno spettatore non partecipante temporeggiava, rimandava e si adagiava.
Era forse troppo presto per capire che il tempo inesorabile non si ripropone?
Poteva ei forse essere insoddisfatto di quanto la Natura gli aveva offerto fin’allora?
E di che poi, se molti dei frutti che gli stavano accanto non erano altrettanto rigogliosi?
Quel grande frutto laggiù agognava essere la farfalla che leggera gli volava spesso intorno,
quell’altro, invece, alcuni rami più in là, minuto e striminzito da sempre sognava di essere albero.
Gli unici a non sognare più eran quelli che, avanti tempo, erano, ahimé, caduti avvizziti dai rami.
Ora, morenti nel terreno, erano consci che l’esistenza era solo un miscuglio di situazioni,
di momenti buoni o cattivi, belli o brutti, voluti o indesiderati, comunque da vivere.
Il buono che da la forza per andare avanti ed il brutto quella per migliorar le cose.
Ma, sebbene consapevole, ei lasciava il tempo scorrergli addosso come acqua su un sasso.
Sasso che poteva aspirare a diventar pietra o montagna e affrontar, così, l’esistenza con decisione.
Ora che ne aveva tempo e sostanza, capacità e mezzi, ora che era proprio il momento giusto!
Invece il frutto aspettava e dubitava, voleva e non voleva in una grassa immotivata oziosità. 
Il frutto stava maturando e spesso si mostrava al sole sano e forte, allegro e socievole;
come solito, il mondo intorno cambiava, correva, cresceva e s’affannava in una continua sfida.
I sogni dei frutti più lungimiranti e tenaci spesso si realizzano e in giro vi sono tanti alberi e farfalle.
Se ti volti il presente è già passato e realizzi che ogni cosa ha il suo tempo per essere ed avere senso.
Tempo passò ed il frutto fu poi maturo al punto giusto, pieno e sostanzioso come un buon frutto dev’essere.
Ora era traballante sul ramo e si rese conto che da un momento all’altro poteva essere colto o cadere giù.
<Dannazione> disse, <non ho ancora deciso cosa diventare, né dove e perché, aspettate vi prego….>
Troppo tardi, mentre dondolava, il primo vento di un autunno disgraziato lo scaraventò giù.
Il vecchio ramo triste e debole non potè far niente per trattenerlo oltre, era tempo che ciò avvenisse.
Tutti sanno che deve accadere, il tempo non aspetta e non concede proroghe, quel che è fatto è fatto.
 
(AV alias Tony)
 
 
 
 
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