Adulterio

 

La focosa Elisabeth Rondanini
 
 
La nobildonna irlandese Elizabeth Kenneis (1764 – 1796), conosciuta anche come Kenny o Elisabeth Rondanini, era la moglie del vecchio marchese Giuseppe Rondanini (1725-1801).

 
A Roma la famiglia Rondanini di cui Giuseppe era l’ultimo marchese ancora in circolazione a quei tempi, era d’origini romagnole (di Faenza) e tra le più potenti della capitale, con un gran palazzo in via del Corso ed un posto di rilievo alla corte pontificia. La giovane marchesa era nota per la sua bellezza e faceva “girare la testa” a tutti gli uomini che incontrava.

I suoi amori non passarono inosservati agli occhi dei pettegoli e dei frequentatori dei salotti dell’epoca ed era consuetudine, per qualunque viaggiatore di passaggio nella zona, trascorrere la notte in casa Rondanini. Com’era costume nel Settecento, oltre a titolati spasimanti, la dama mantenne per anni un intenso rapporto con il giovane cavaliere Camillo Zacchia, ammesso da tempo a palazzo.

In seguito fece quasi scandolo la sua relazione con il giovane romagnolo (di Cesenate) Luigi Braschi-Oresti (1745 – 1806), nipote del papa Pio VI, promesso sposo della contessa Costanza Falconieri. 

 
 
 
Nell’agosto del 1790 la Kenny trascorse 15 gioni a Rimini per
 fare bagni di sole & mare.  A quei tempi solo una persona di cultura nordica poteva conoscere i benefici dell’aria e dell’acqua di mare, mentre per tutto il Medioevo l’acqua fu considerata veicolo di infezioni.  Raggiungere la spiaggia costituiva un’impresa quasi avventurosa e temeraria, con lunghe camminate o cavalcate fuori dalla città, tra coltivazioni, acquitrini, dune e sterpaglie, in una terra ancora di nessuno, e non sorvegliata. Anche per questo si può pensare che il vero motivo di un tale prolungato soggiorno, fosse l’incontro, con l’amante Luigi, sulla desolata spiaggia.
 
 
 
 
 
 
 
Bernardino Nocchi
Ritratto equestre di L. Braschi
 
A questo punto, fautore del concetto che le cose dette “per il sentito dire”, le “dicerie” o “vox populi” possono essere molto più “forti” o “soft” di quello che si conosce, confesso che nelleggere questa storia, ne ho tratto, a fior di pelle, delle considerazioni del tutto personali, ovviamente, molto più “hot” di quanto si possa sottointendere.
 

All’epoca del matrimonio il marchese Rondanini aveva già 60 anni, un’età considerevole per quei tempi e non era un segreto il fatto che si era sposato dopo una vita trascorsa a sistemare controversie patrimoniali contro alcuni fratelli illegittimi ed a raccogliere opere d’arte per ornare il suo magnifico palazzo romano, sperando forse di trovare uno splendido bastone per la vecchiaia e degli stimoli per perpetuare la sua nobile discendenza.
 
 
Invece, niente bastone per la vecchiaia e, soprattutto, niente eredi. Probabilmente lui o la stessa Elisabeth non erano fertili, fatto che poteva solo mortificare la già “morente” mascolinità di lui o fortificare la nascente “sfacciataggine” di lei. 
Nel 1796, quando a soli 32 anni la sfortunata marchesa morì per una improvvisa.ed incurabile malattia, il vecchio marchese, pur di avere un erede, concesse poi, al giovane Camillo Zacchia Rondanini, il privilegio di fregiarsi del suo cognome e di ereditare parte del patrimonio.  Probabilmente perché il giovane era cresciuto a palazzo (era entrato nelle grazie del marchese e della consorte in giovanissima età), e, oltre ad aver prestato servigi al marchese, probabilmente era anche diventato un comodo e sempre disponibile oggetto sessuale per Elisabeth.
Giuseppe morì nella sua proprietà di Castelbolognese nel 1801, a 76 anni, un’età molto avanzata per quel periodo.
 

Il fatto che all’epoca del matrimonio la rossa e bell’irlandese aveva solo 20 anni, 1ascia supporre che fu un’unione preparata a tavolino e che l’esuberante ragazza, lontana dal suo paese, fu contenta di dar finalmente sfogo alla sua sessualità, in un ambiente molto più “caldo” e disponibile di quello d’origine. 

 
 
Consumate le ultime “cartucce”, solo coll’intento d’ingravidare la giovanissima consorte, il povero Giuseppe doveva essere consapevole che essendo givane, la moglie non poteva di certo fare il voto di castità. Posso supporre che per eviatare che la “focosa” irlandese si appartasse con qualunque uomo l’attirasse,  Giuseppe preferì contare su una persona giovane e di fiducia per il prosieguo del preventivato adulterio. 
 
E forse, chi meglio del giovanissimo Camillo poteva servire allo scopo?
 
 Sebbene grazie all’età potesse essere spesso “disponibile”, Camillo non poteva, forse, tener testa alla nobildonna per mancanza d’esperienza e  ogni nobile di passaggio a Roma, passava almeno una notte in casa Rondanini.  Tra i tanti, un giorno passò anche il ventiquattrenne Luigi Braschi che divenne, infatti, il suo amante, nonostante fidanzato e di lì a poco sposo.
Chi vi scrive ha immaginato quegli incontri sulla riviera romagnola come l’occasione, per la focosa marchesa, di dare sfogo, in assoluta libertà, alla sua sfrenata libidine!!

 
 

Lo stesso intervento lo si trova anche su:- http://www.tony_.ilcannocchiale.it/ – (in versione non "censurata" )

 

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