Vampiro o Eroe

 
 
DRACULA, L’EROE
 
 
Il matematico irlandese Bram Stoker, prima di pubblicare il suo famoso romanzo "Dracula il vampiro dei Carpazi" nel 1897, si documentò per molti anni sul folclore medioevale dei Balcani, interessato alle locali superstizioni sui vampiri. In un primo momento il romanzo doveva intitolarsi " Wampyr" poi, probabilmente, il titolo cambiò quando venne a conoscenza delle gesta e della nomea del cavaliere Vlad III Draculea del principato di Valacchia (la zona Sud dell’attuale Romania). Figlio del sovrano Vlad II Dracul (= dragone), era nato nel 1431 in Transilvania e da giovane veniva chiamato semplicemente "Draculea" (figlio del dragone). La parola deriva dal latino draco=drago/serpente, e, nel caso specifico, col significato di "ordine del dragone" (ordine cavalleresco segreto) conferito alla famiglia Vlad dall’imperatore cattolico-tedesco Sigismondo di Lussemburgo nel 1408. Evidentemente Bram giocò sulla parola rumena derivata "drac" che significa diavolo, da cui Dracula (da Draculea) "figlio del diavolo".
 
 
Ma, forse, anche sul fatto che, sebbene Draculea fosse stato un eroe, nel 400 la propaganda nemica ne fece un mostro assetato di sangue che gli valse il soprannome "Tepes" ovvero "l’impalatore". A quei tempi il padre era il governatore della Valacchia, territorio considerato strategico per i Turchi che avevano già occupato la Serbia e la Bulgaria e si apprestavano ad invadere la Grecia. Per questo il sultano Murad II aveva preso in ostaggio Draculea ed il fratellastro Radu il Bello. Quando Dracul morì, il trono passò di mano da un principe all’altro, poi cadendo nell’anarchia. Draculea, ormai diciottenne, convinse il sultano ottomano ad aiutarlo nella conquista del trono paterno e nel 1456, grazie anche alla fedeltà verso il re d’Ungheria Ladislao il Postumo, fu finalmente acclamato sovrano di Valacchia. Alla morte del sultano, il successore Maometto II chiese a Draculea un esoso tributo in ducati e un nuovo giuramento di fedeltà. Vlad chiese inutilmente aiuto al re d’Ungheria ed ai Sassoni suoi protetti, non sapendo che, invece, questi tramavano per destituirlo. La risposta del giovane Vlad fu la distruzione di tutti i villaggi in Valacchia abitati dai Sassoni e la formazione di un esercito di 5 mila uomini per combattere le orde ottomane di stazza nella vicina Serbia, su cui ebbe la meglio. Inoltre, Draculea non avendo avuto l’aiuto dei nobili e dei signori del paese (Boiardi), i quali erano stati i responsabili della morte del padre nonché delle pessime condizioni in cui versava la Valacchia, a Pasqua del 1489 li invitò ad un pranzo nel suo castello di "Târgoviste" (la capitale) e poi fuori le mura del castello fece impalare i più vecchi  insieme alle rispettive mogli ed ai servi, mentre gli altri furono costretti a raggiungere a piedi la cittadina di Plenari dove dovettero far costruire una fortezza. Se da un lato il valoroso Vlad s’era conquistato le simpatie del Papa perché sempre pronto a combattere gli infedeli mussulmani, il suo temperamento "caldo" e litigioso non era ben visto da Mattia Corvino (Matthias Corvinus), il successore di Ladislao. Nel frattempo gli ottomani tentarono di catturare Vlad e quando successivamente il loro grande esercito (60 mila uomini) invase la Romania egli fu costretto ad indietreggiare. La battaglia fu dura e da entrambe le parti vi furono migliaia di vittime. Il principe Draculea aveva dato ordini di non fare ostaggi, ma di uccidere qualunque nemico, e, come era usanza del tempo, questi venivano impalati. L’avanzata dei turchi ebbe un piccolo arresto solo quando nelle foreste si trovarono di fronte ad una scena raccapricciante, 20 mila mussulmani impalati sulle rive del Danubio! Draculea scappò in Ungheria e poi sui monti intorno, dove visse in latitanza per molti anni, mentre al suo posto Corvino, d’accordo col sultano, pose il fascinoso fratellastro Radu. Mattia Corvino, costretto ad un segreto patto di non belligeranza con la mezzaluna, si schierò contro Vlad che nel Natale 1462 fu condotto in catene a Buda. Per dodici anni, dal 1462 al 1474, restò prigioniero, ma fu una prigionia confacente al suo rango, vivendo in una villa sulle rive del Danubio vicino Pest, donatagli dal re e sposando in seconde nozze Ilona Szilagy, figlia di un barone, da cui ebbe due figli e si riconvertì alla religione ortodossa della sua infanzia. Bisogna dire che Vlad era un prigioniero prezioso: sebbene la fama delle sue gesta destasse raccapriccio, restava sempre il grande guerriero che aveva difeso la Croce dal pericolo della Mezzaluna, e Sisto IV in persona aveva a cuore la sua sorte!
 
Ed è in questo periodo che l’eroico principe Vlad III diventa, all’improvviso, un tiranno folle e violento. Corvino, per giustificare agli occhi del Papa l’arresto del principe e la sua sostituzione col mussulmano- simpatizzante Radu, cominciò ad ingigantire le sue azioni di guerra, propagandandole come atroci mostruosità.
Quando più tardi i turchi cominciarono a minacciare con più vigore i territori della Valdacchia, il papa indisse l’ennesima crociata, a capo della quale servivano guerrieri esperti e coraggiosi e così furono scelti Vlad e il serbo Vuk Brankovic. Il principe della Moldavia, Stefano IV, conoscendo l’indole vendicativa del cugino Vlad e cercando di riparare al suo tradimento di qualche anno prima, s’affrettò a far detronizzare Radu per preparargli e il posto. Così agli inizi del 1476 Draculea poté riavere titoli e possedimenti. Ma da questo momento la storia si confonde con la leggenda e di certezze sulle sorti del principe non ve ne sono più. L’epilogo più probabile è che durante lo scontro contro i turchi, nell’estate del 1476, Vlad III cadde eroicamente in battaglia. Qualcuno asserisce che sarebbe stato colpito dai suoi stessi soldati che l’avevano scambiato per un turco, poiché indossava un copricapo simile a quello che portavano gli infedeli. Altri che durante lo scontro e dopo la sua uccisione, gli Otomani lo decapitarono  per portare la sua testa in dono a Maometto II, che poi l’espose in pubblico a Costantinopoli (oggi Istanbul). Qualcun altro ritiene che sia stata assassinato, invece, per opera del suo successore Laiota Basarab III. Oltre alle circostanze poco chiare sulla sua uccisione, rimane poi, anche il mistero sulla sorte delle sue spoglie. C’è chi afferma che il suo corpo sia stato sepolto, con gli onori attribuiti ad un voivoda (un nobile feudatario) nel monastero che sorge sull’isola del lago di Snagov, vicino Bucarest.
 
[Nel secolo scorso furono condotte anche alcune indagini in questo luogo, dall’aspetto alquanto sinistro e in una tomba furono rinvenute ossa umane con resti di tessuto color rosso, bottoni d’argento ed alcuni emblemi, che farebbero ricordare il ritratto di Vlad III conservato nel castello di Ambras. C’è chi sostiene che tra gli oggetti portati al Museo di Bucarest e poi spariti, ci fosse anche un anello con inciso il simbolo del Drago].
 
Altri, invece, ritengono che il suo corpo fu lasciato tra i tanti sul campo di battaglia, o chi, infine, che i turchi lo fecero a pezzi preservandone solo il capo.
Tra le varie proprietà o residenze di Draculea si annoverano la casa natia a Sighisoara, oggi un albergo.
 
la residenza ufficiale o palazzo di Tirgoviste, oggi in rovina.
 
la fortezza di Poienari
 
e l’ulteriore residenza, il castello di Bran vicino Braşov
 
Infine il monastero di Snagov dove si troverebbe la sua tomba.
      (la tomba)
 
Storia del voivoda Dracula
La fama di crudeltà e scelleratezza del principe viaggiò pari passo al suo coraggio e alla sua astuzia, grazie anche alla pubblicazione nel 1463, in tedesco, della "Storia del voivoda Dracula" che, come un antesignano dei libri di orrore, elencava le violenze vere o presunte da lui praticate. Più che un crociato che aveva combattuto per il suo paese Draculea passò alla storia come un tiranno "impalatore", colui che
 
 
organizzava fastosi banchetti a cui invitava le persone di cui sbarazzarsi, e, allestito lunga file di pali acuminati, dall’alto della torre detta di Chindia, contemplava poi con soddisfazione il martirio dei nemici che venivano impalati. Le vittime cui venivano tagliate le mani e piedi venivano stesi ed infilzati ad un palo dal retto. Si dice che fece giustiziare, sempre col metodo del palo, gli emissari del suo ex amico Maometto II, pregandolo poi di non inviargli più gente così stupida. In un altra circostanza egli conficcò dei chiodi sui copricapo di alcuni  ambasciatori perchè non se l’erano tolti in sua presenza. In un giorno d’estate del 1462 durante lo scontro con i mussulmani, il piano di Vlad fu di attirare i turchi all’interno del territorio, fino alle foreste dei Carpazi, territori a lui congeniali, con una finta ritirata. Poi, mentre indietreggiava, bruciò tutti i villaggi con persone, animali e riserve alimentari, avvelenò pozzi e corsi d’acqua gettandovi carogne d’animali, lasciando, praticamente, dietro di sé solo morte e desolazione, operando la tecnica della ‘terra bruciata’ per cui l’esercito invasore si sarebbe trovato di fronte all’impossibilità di mantenersi attraverso razzie e saccheggi. Alla porte della capitale Târgoviste fece poi trovare una spaventosa distesa di  infedeli impalati. In una delle sue invasioni della vicina Transilvania profanò la chiesa di un paese e ne impalò la gran parte degli abitanti. Per non lasciare futuri nemici in giro, quando si accanì contro i Sassoni, nel bruciare i villaggi faceva uccidere senza pietà anche donne e bambini. Ossessionato dal rispetto di una moralità incondizionata, senza compromessi, a farne le spese furono soprattutto i mercanti, (i sassoni dei balcani) per lui truffatori per eccellenza, ma anche i ladri, i bugiardi, i fedifraghi, gli indolenti,  i semplici mendicanti o perfino le donne che dedicavano poca alla cura alla famiglia. Sebbene a quei tempi i ladri abbondavano dovunque, era detto comune che se in Valacchia una coppa d’oro veniva lasciata nei pressi di una fontana nessuno l’avrebbe presa (per paura di essere impalati). Uno dei pretendenti Sassone al trono di Valacchia era Dan III e si narra che fu costretto da Vlad a scavarsi la fossa e a gettarsi dentro per essere poi sotterrato vivo. Vlad squartò con un coltello una amante che aveva più volte affermato, falsamente, di essere di lui incinta. Dracula catturava spesso uccelli per torturarli e mutilarli, altri decapitarli o impalarli in spiedini. Si dice che lo stesso Vlad in persona teneva la contabilità dei massacri e con l’agghiacciante precisione tipica del suo carattere, faceva scrivere il numero preciso delle sue vittime e l tipo di supplizi inflitti.
 
DRACULA, IL VAMPIRO
 

 
Si dice che i vampiri siano morti che tornano per succhiare l’essenza vitale ai viventi (preferibilmente il sangue). Il termine vampiro ha origine slava riconducibile alla radice -pi= mago/stregone, e al verbo lituano wempti= bere/succhiare. Chiamati vampir in Croazia e Serbia, wampyr in Bulgaria, upiór in Polonia e upir in Russia, si distinguono non solo per i nomi, ma anche per caratteristiche e modus operandi e, per lungo tempo, non sono stati considerati solo un parto fantastico di leggende perse nel tempo. Infatti, il mito del vampiro è forse vecchio quanto il mondo e le leggende sui "succhiasangue" o sui "morti viventi", in generale, sono antiche e terribili, spesso alimentate da superstizione e ignoranza. Non per niente il romanzo di Stoker fu ambientato nei Balcani una regione ricchissima di superstizioni, mentre è grazie ad esso che il nome Dracula diventa sinonimo di vampiro. Almeno in letteratura, il tema del vampirismo era già stato affrontato da Goethe nel 1797, nella sua ballata "Die Braut von Korinth" (La Sposa di Corinto). Successivamente, nel 1819, su un periodico inglese "The New Monthly Magazine" venne pubblicato un racconto intitolato "The Vampire", recante la firma di George Gordon Byron. In molte necropoli preistoriche sono stati rinvenuti resti con pietre piantate sul corpo probabilmente per impedire al morto di tornare dall’aldilà. Il più antico testo vampirico di cui si è a conoscenza è una tavoletta babilonese conservata al British Museum su cui è incisa una formula magica che serve a proteggere dai demoni succhia sangue, chiamati "etimmé". Nella tradizione ebraica antica è presente l’aluka (succhiasangue), un essere che assaliva i viandanti nel deserto, mentre non a caso tra i precetti della Torah c’è anche il divieto di bere il sangue, l’essenza vitale degli esseri viventi, probabilmente in ricordo di antiche paure vampiriche. La prima e malvagia moglie di Adamo, Lilith è ritenuta nella tradizione ebraica la madre di tutti i vampiri (un demone spettrale) golosa di sperma. Anche greci e romani avevano una loro mitologia vampirica, perlopiù rappresentata da vampiri di sesso femminile, come la lamia, un demone o strega che appariva sotto forma di bella fanciulla, ma anche come vecchia donna o a volte come un serpente con la testa di donna, per adescare giovani e bambini.
 
Da citare, poi, anche la stix, diretta antenata degli strigoi rumeni o delle strie italiane, raffigurate da un d’uccello rapace assetato di sangue che beveva con un lungo e affilato becco. All’elenco possiamo aggiungerci anche le mormos, donne vampire al servizio di Ecate, dea della notte, della magia nera e protettrice delle streghe.
Rimedi ritenuti validi da più culture contro i vampiri, sono l’uso di armi di argento taglienti e perforanti, l’uso di un paletto di legno di frassino da conficcare nel loro cuore, l’aglio come blanda misura precauzionale e ultima ma non per importanza la fede religiosa e/o una profonda rettitudine morale e di pensiero. Essendo dei non-morti, cioè degli esseri non completamente vivi, sono immuni a danni normali come possono essere quelli causati da un incidente automobilistico o simili, ma tale resistenza fisica non li rende necessariamente abili in tutto: li si può immobilizzare semplicemente con corde o simili, non sono immuni alle normali leggi fisiche nonostante tutto. Inoltre allontanandosi dal vampiro fisicamente ci si allontana anche mentalmente e non se ne subisce più l’influenza.
Di casi di vampirismo o di epidemie, la storia ne è piena, specialmente provenienti dall’Europa orientale ed inoltre era facile ipotizzare che dopo una morte violenta, ci fossero dei buoni motivi per il defunto (ri-) tornare per vendicarsi. Inoltre, chi non avrebbe paura della ritorno di personaggi come la contessa ungherese Elizabeth Bathory (soprannominata la contessa dracula), di una delle famiglie più potenti della Transilvania, appartenente, come Vlad III all’Ordine del Drago, che, a cavallo del 1600 uccise centinaia di ragazze per bagnarsi nel loro sangue alla ricerca dell’eterna giovinezza?
Non è insolito leggere di tombe riaperte per controllarne il cadavere e che spesso questo veniva ritrovato intatto oppure caldo con unghia, denti e capelli cresciuti e che emetteva sangue. In molti casi il corpo veniva decapitato, trafitto da pali o incenerito, per porre fine alla sua esistenza vampirica. Nel 1732, quando a Parigi la paura dei vampiri tornò prepotentemente alla ribalta, i soldati riaprirono molte tombe del cimitero, tagliarono tutte le teste e le ri-seppellirono lontane dai loro corpi. Pochi anni dopo, nel 1740, Papa Benedetto XIV scrisse addirittura un trattato per negare l’esistenza dei vampiri, negando quindi la loro associazione con il diavolo, così come avevano creduto i suoi predecessori. 
Nel tener presente il periodo storico in cui tali avvenimenti sono accaduti, la scienza risponde che trattasi dei classici segni della decomposizione dove la crescita di capelli, unghie e denti è dovuta al ritiro dei tessuti; il fluido rosso,scambiato per sangue, è solo il classico prodotto provocato dalla decomposizione degli organi interni e che durante il processo post-mortem  viene prodotto calore. Esiste poi, il morbo di Gunther che provoca una grave anemia ed una estrema sensibilità alla luce ed  essendo sconosciuto in passato, le persone che ne erano affette le si ritenevano dei vampiri.  Lo stesso dicasi per la pellagra, la grave carenza vitaminica che porta ad avere un alito pestilenziale, ad uno strano colorito della pelle e alla formazione di scaglie e di eritema se esposta al sole. Malattia molto frequente in passato, in alcune aree, per un’errata alimentazione prevalentemente a base di grano saraceno e di farina di mais, ma priva di vegetali. C’è chi ha visto nelle caratteristiche fisiche e comportamentali dei vampiri i sintomi di altre malattie come la Porfiria e la catalessi, mentre l’epidemia di vampirismo, infine, poteva essere dovuta ai frequenti casi di rabbia. La paura o il fascino dei vampiri, comunque, non accenna a diminuire neanche ai giorni nostri e negli Stati Uniti è nato un vero e proprio centro di ricerca sui vampiri, che avrebbe trovato molti casi di vampirismo in Canada negli USA e nel resto del mondo.

 

 
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