P2P nel mondo

 
ANCORA NOTIZIE SUL DOWNLOAD ILLEGALE
 

 
A chi farebbe piacere ricevere una lettera dall’università frequentata dal proprio figlio e per cui avete già pagate le tasse, con la quale, sebbene in termini di aiuto, viene chiesto di pagare circa 3000 €. per evitare che l’università venga denunciata dalla società discografica per i diritti di autore (RIAA in USA, SIAE in Italia) per abusivo download di canzoni, avvenuto tramite i computers dell’universtità da parte delle matricole.
Infatti, la RIAA dagli indirizzi IP (ISP) può identificare il computer, mentre solo la scuola può, eventualmente, identificare poi l’utente (ovvero lo studente). Questo è quanto sta accadendo in USA attualmente.
La RIAA, infatti, avrebbe verificato che negli ultimi anni, su 18.000 utenti che hanno scaricato illegalmente e che sono già stati citati, circa 1000 downloads sono avvenuti tramite computers dislocati in 130 università americane e cos’ì, fin’ora, più di 50 colleges hanno già ricevuto ingiunzioni di pagamento in tal senso. Per questo motivo, i singoli Rettori hanno poi chiesto aiuto alle famiglie di tutti gli iscritti.
Molte università, anche note, hanno vietato l’uso di programmi P2P sui loro computers, in altre l’uso è limitato solo a scambio di materiale non-illegale ed in altre ancora, invece, non ne vien fatta parola. In generale tutte le università si dichiarano contro l’illegalità, ma, comunque, a favore degli utili programmi peer-to-peer in rete.
 
• L’università del Michigan a Dicembre 2006 ha ricevuto dalla RIAA circa 800 denuncie. Ora gli studenti che vengono colti due volte in flagrante, possono usare il computer solo con un apposito DVD anticopia&antipiratismo (prodotto dalla RIAA). 
Poi, se sorpresi una terza volta, vi è la sospensione dalla scuola.
• Nell’university del Massachusetts in Amherst, gli studenti sono avvisati una sola volta e alla seconda vengono direttamente denunciati per “illegal downloads”. Alla terza, l’università vieta allo studente l’uso di Internet mentre al rettore vien dato mandato per ulteriori punizioni.
• Situazione differente e più garantista alla Purdue University nell’Indiana che, nonostante le 1068 denunce ricevute, non investe gli studenti del fatto. Infatti, gli amministratori sono concordi nel considerare il college non responsabile delle azioni effettuate sui computers della scuola che già rimette tempo e risorse. (Concordo!)
 
La recente campagna negativa contro i diritti digitali (DRM, Digital Rights Management), le limitazioni poco pratiche sull’uso di musica digitale comprata on line, la lotta contro il file sharing  e la litigiosità della RIAA, stanno distruggendo quel poco di benevolenza che la restante l’industria discografica americana stava tentando di (ri-)guadagnare nei confronti dei clienti. In America, da un lato servizi online tipo Napster e Ruckus permettono lo scarico gratuito di musica e dall’altro il fenomeno illegale è in aumento nei “campus”. 
Evidentemente le limitazioni imposte da tali servizi free,  (per esempio, vi è un limite al numero di download possibili e gli mp3  possono essere copiati dal computer su altre periferiche solo a pagamento), nati proprio per gli studenti, li irritano maggiormente.
Sta di fatto che con i DRM le industrie video-musicali hanno peggiorato la situazione.
Ma qual’è la strada da seguire?
Che il metodo usato dal sito Amazon, che vende canzoni senza restizioni ad un euro, sia quello vincente?!
 
[free arrangement by Yahoo article & Associated Press Writer]

     

Il mio pensiero, da anni, è duplice, il primo è che il file sharing (il mezzo) ed i providers (la via) non hanno niente a che vedere con l’uso illegale che se ne fà (è come se si chiudessero i negozi d’armi perché le persone uccidono i propri simili con le pistole o con i fucili!).
Poi, come già stava facendo l’industria cinematografica, i prezzi della musica devono scendere e di tanto!
Non è possibile che un Cd (singolo) possa costare dai 20 ai 30 euro, che per i ragazzi sono cifre assurde!
La maggior parte del guadagno và proprio nelle tasche delle associazioni tipo RIAA o SIAE e sono gli stessi artisti a dire che questa strada 
è possibile. Da che mondo è mondo, certe legalità non sono mai state conquistate con divieti e proibizioni e l’alcool e la droga sono stati un esempio! E, infine, come spesso accade, prima di intraprendere iniziative legali o commerciali che coivolgono la libertà o la tasca dei cittadini, non si sente mai la categoria interessata e i loro pareri in primis (mi riferisco in questo caso ai maggiori fruitori di musica, ovvero ai giovani).
 
  
 
 
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