Verità nascoste?

 
 
Il Vangelo di Giuda Escariota
 

La conferenza tenuta dalla National Geographic Society ad Aprile nella sede di Washington, che arriva poco dopo lo scandalo-successo del “Codice Da Vinci”, e che rende pubblici i cinque anni di lavoro, tenuti da esperti sugli antichi manoscritti acquistati nel 2001 dalla Fondazione Maecenas di Basilea in Svizzera, apre nuovi orizzonti sulla storia della religione cristiana.
L’equipe d’esperti, formati da papirologi, linguisti e studiosi di religione, ha finalmente completato la sistemazione e la traduzione di quello che può essere definito ora come il vero  “Vangelo di Giuda Escariota”.
 
 Pagina finale dove lo scritto termina con le parole "Vangelo di Giuda l’Escariota"

Sebbene si tratta di un testo apocrifo, secondo gli studiosi l’autenticità deriva da diversi fattori.
Si tratta di un supporto formato da 66 papiri originali la cui datazione col Carbonio 14 porta al II secolo, in un arco temporale compreso tra il 220 – 340 d.C.  (probabile il 300). La qualità ed il tipo d’inchiostro sarebbe quello dell’epoca così come l’alfabeto coptico usato ed infine ciò che vi è scritto è lo stesso di quello citato nei Codici di Nag Hammadi trovati appunto nel 1945 nei pressi di Nag Hammadi in Egitto. Questi 13 papiri, anch’essi tradotti dal greco in lingua copta, furono tradotti da Sant’Ireneo di Lione, lo studioso di gnosticismo che, oltre a dare valore storico al “Vangelo apocrifo di Tommaso” (che faceva parte di quei codici), bollò invece, come eretico quello di Giuda.

Ma andiamo in ordine.
Questo eccezionale reperto archeologico fu trovato negli anni ’70 in alcune grotte in una località desertica vicino El Minya (Egitto).
 
 
Si è cercato di risalire alla storia di tali documenti e si suppone che siano stati ritrovati da alcuni contadini in una caverna di sepoltura in un posto denominato Kararra, sul versante orientale del Nilo. Essi sono poi passati per le mani di alcuni “commercianti d’arte” e, agli inizi degli anni ’80 arrivati sui “mercati di antichità” del Cairo, furono messi in vendita per 3 milioni di dollari. Tale valore alto lascia supporre che gli stessi commercianti avevano intuito il valore del reperto, sebbene fino al 2000 nessuno avesse capito di cosa realmente si trattava. Tempo dopo il prezioso reperto lasciò l’Egitto per giungere prima in Europa e poi negli Stati Uniti dove rimase in una cassetta di sicurezza a Long Island, proprietà di una banca a New York, per ben 16 anni. Venne poi acquistato dall’antiquaria di Zurigo Frieda Nussberger-Tchacos nel 2000 che, mostrandolo ad un ricercatore dell’università di Yale, capì che si poteva trattare del vangelo di Giuda.
Sul libro ‘The Lost Gospel’ di Herb Krosney, il primo sull’argomento, leggiamo che come la National Geographic venne in possesso del manoscritto, preparò uno studio vicino Ginevra dove filmare gli esperti mentre lo esaminavano.
 
 
Dalla traduzione e dall’interpretazione, viene fuori che Giuda e Gesù s’incontrarono in qualche posto dopo la Resurrezione, sebbene non c’è alcun cenno alla crocifissione nè alla resurrezione. Egli doveva essere il migliore amico di Gesù e nel documento –  fin dalla prima scena – Gesù ride dei suoi discepoli che pregano il loro Dio, il "dio minore" del Vecchio Testamento che ha creato il mondo. Li esorta a guardarlo e a comprendere cosa egli sia davvero, ma questi non lo fanno e non capiscono. Il passaggio fondamentale arriva quando Gesù dice a Giuda: "… tu supererai tutti loro. Perché tu farai sì che venga sacrificato l’uomo entro cui io sono". Aiutando Gesù a liberarsi del suo corpo terreno, Giuda lo aiuterà a liberare la sua entità spirituale, la sua essenza divina.
Quindi non più un Giuda traditore e disamorato, ma l’apostolo prferito, parte di un piano preparato da Gesù stesso per permettere alla storia di andare in quella direzione.

Vicende, queste, che apportano delle novità alla storia tradizionale, quella che si legge nei Vangeli ufficiali  (Luca, Marco, Matteo e Giovanni) e l’unica  codificata dai dogmi della Chiesa cattolica.
Le 66 pagine del manoscritto non contengono solo il Vangelo di Giuda ma anche un testo intitolato "Giacomo" (noto anche come la "Prima Apocalisse di Giacomo"), una lettera di Pietro a Filippo e un frammento di un quarto testo che gli studiosi hanno deciso di chiamare provvisoriamente Allogeni (Book of Allogenes).
Non si può nemmeno affermare con certezza che questo sia il vero resoconto dettato dallo stesso Giuda, ma si sa solo che qualcuno lo scrisse nel secondo secolo per tramandarlo. 
 
Alla fine, il reperto, sebbene di proprietà della Fondazione Maecenas di Basilea, sarà donato al Coptic Museum del Cairo.

 

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