Soccer

 
Il Calcio e gli Americani
 

 

Che il calcio non sia uno dei principali sport seguiti dagli americani (USA) è fatto risaputo.
Solo recentemente il gioco del calcio ha preso piede negli USA e questo anche grazie ai vari campionati mondiali.
Sappiamo che lì, lo sport che ha lo stesso seguito come il calcio per noi, è il football, seguito da baseball e basket.
La cosa che colpisce di più, da tempo oggetto di personale curiosità, è il perché tale sport, famosissimo in moltissime nazioni e seguito in quasi tutto il mondo, è invece snobbato e poco attraente per gli americani. Perfino nei vicini paesi del sud America (Messico, Brasile, Argentina, Uruguay) il calcio è sempre stato lo sport principe così come in tutta Europa e, recentemente, grazie ai paesi africani, alla Corea e a qualche altro paese asiatico, è uno sport che sta trovando spazio anche nell’est. Negli States, invece, i soli che conoscono le regole e seguono il calcio sono i pochi collegiali che si trovano a passare qualche anno in Europa, o alcuni immigrati.
Per gli altri il calcio è uno sport senza seguito le cui regole restano sconosciute.
Leggendo in giro, so che uno dei pochi americano che segue una partita di calcio, passa più tempo a ridere e divertirsi che altro.
Già lo immagino, seduto con birra e popcorn sul divano a divertirsi per ogni fuori-gioco, a ridere per i tiri a vuoto o per i battibecchi tra giocatori e a sbarbicarsi poi dalle risate ad ogni fallo o situazione strana. Sì, perché per gli americani lo sport dev’essere prima di tutto show e divertimento poi competizione e forza fisica. Se confrontiamo il calcio col football, vediamo che ciò che li differenzia maggiormente è il gioco di squadra per il primo e le abilità individuali nel secondo. Col calcio, che richiede continua attenzione da parte dello spettatore per capirne l’andamento e il football che è fatto, invece, di singole azioni, di molte pause e di molti re-play.
Evidentemente lo spettatore d’oltreoceano è poco incline a star seduto in ansia per 90 min. per seguire con attenzione l’evento sportivo.
Non fa per lui che tra chiacchiere, bagno, telefono, bibite e snacks non può proprio seguire le partite di calcio!
Ma forse oltre questo c’è anche altro dietro, sicuramente!
Mi viene in mente business e mancanza di una unità nazionale per prima cosa. Ma può esserci altro.
Gironzolando scopro poi un pezzo di Eric Weinberger sul “Boston news” intitolato "Soccer sociology"    
[ http://www.boston.com/news/globe/ideas/articles/2004/06/27/soccer_sociology?pg=full ]
dove l’autore si chiede se il calcio può spiegare il mondo o almeno quelle nazioni in cui esso è un fenomeno di massa (vedi il recente scandalo calcio in Italia, o il fenomeno degli Hooligans per esempio).
Perchè l’America non ci riesce invece?
Così, per capire il mondo e relativa cultura si può discutere dello sport più popolare del mondo, non per studiarne le regole, ma le intere popolazioni che lo seguono e cosa il gioco ci dice in merito alle loro vite.
Può il calcio spiegare tutto: – le guerre, la felicità domestica, il carattere nazionale, gli affari internazionali?
 

Approfondimenti si trovano in questo libro “How Soccer Explains the World: An Unlikely Theory of Globalization” dove l’autore Franklin Foer si pone prorpio questa domanda. Egli addita il calcio come lo sport che divide i cattolici e protestanti nelle squadre rivali in Scozia. Sport che è un simbolo di orgoglio nel Brasile a causa della magica carriera di Pele, o che porta i tifosi a diventare violenti in un paese come la Iugoslavia. Foer inoltre discute l’espansione dei giocatori nei paesi stranieri. I numerosi giocatori Africani che giocano in squadre Europee hanno migliorato di molto il proprio tenore di vita. In Italia, una grossa azienda (la Fiat) controlla una squadra di calcio e si spendono milioni di euro per il calcio mentre si generano pericolose rivalità tra le squadre. In Iran è proibito alle donne seguire il calcio in TV o entrare negli stadi. Dal passato ad oggi, Foer analizza gli effetti del gioco calcio nel mondo intero, una globalizzazione che stranamente non ha ancora interessato gli USA, dove per il momento il pallone è calciato solo da alcuni bambini nei vicoli dei sobborghi, ma dove le cose potrebbero cambiare in un prossimo futuro.
 
 

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