Esami di Stato 2006

 Esame di Stato

MATURITA’ 2005-2006

 

 

 

E’ iniziata oggi la prima prova scritta.
Sono 485.296 i ragazzi che hanno affrontato stamattina in tutta Italia lo scritto di italiano, uguale per tutti gli indirizzi. Un appuntamento che coinvolge 24.000 commissioni, interamente formate da membri interni, ad eccezione del presidente.
Ecco in integrale cosa il Ministero dell’Istruzione ha preparato:
 

 

P000 – ESAMI DI STATO CONCLUSIVI DEI CORSI DI STUDIO DI ISTRUZIONE

SECONDARIA SUPERIORE

 

Pag. 1/9 Sessione ordinaria 2006

Prima prova scritta

PROVA DI ITALIANO

(per tutti gli indirizzi: di ordinamento e sperimentali)

Svolgi la prova, scegliendo una delle quattro tipologie qui proposte.

TIPOLOGIA A – ANALISI DEL TESTO

Giuseppe Ungaretti, L’isola (da Sentimento del tempo, 1919-1935, e in Vita d’un uomo, Mondadori, 1992)

1 A una proda ove sera era perenne L’ombra negli occhi s’addensava

Di anziane selve assorte, scese, 15 Delle vergini3 come

E s’inoltrò Sera appiè degli ulivi;

E lo richiamò rumore di penne Distillavano i rami

5 Ch’erasi sciolto1 dallo stridulo Una pioggia pigra di dardi,

Batticuore dell’acqua torrida, Qua pecore s’erano appisolate

E una larva (languiva 20 Sotto il liscio tepore,

E rifioriva) vide; Altre brucavano

Ritornato a salire vide La coltre luminosa;

10 Ch’era una ninfa e dormiva Le mani del pastore erano un vetro

Ritta abbracciata ad un olmo. Levigato da fioca febbre.

In sé da simulacro a fiamma vera

Errando2, giunse a un prato ove

1 – erasi sciolto: si era staccato, sollevato

2 – In sé…Errando: vagando col pensiero da una visione larvata ad una sensazione più forte

3 – L’ombradelle vergini: negli occhi delle ninfe si addensava l’ombra (del sonno, ma anche della zona boscosa).

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 1888 – Milano, 1970) di famiglia lucchese, dall’Egitto si trasferì in Europa, desideroso di fare nuove esperienze di vita e di cultura. Ebbe contatti a Parigi con la poesia simbolista e postsimbolista e con la filosofia di Bergson. Nella Prima Guerra Mondiale combatté in Italia, sul Carso. Visse a lungo a Roma. Sue principali raccolte poetiche: L’Allegria, 1919; Sentimento del tempo, 1933; Il Dolore, 1947; Terra promessa, 1950 (tutte con successive edizioni ampliate). – La lirica L’isola (del 1925, poi rielaborata) rievoca, come un sogno, una visita che Ungaretti, da Roma, aveva compiuto nella campagna intorno a Tivoli: non si tratta di una vera isola, ma di un paesaggio campestre, arcadico, in cui il poeta si era isolato e immerso, trasfigurando presenze reali in immagini mitiche.

1. Comprensione del testo

Partendo dalla presentazione che trovi nelle righe precedenti, dopo aver riletto alcune volte l’intera lirica, riassumine il

contenuto informativo (movimenti del poeta nei luoghi; altre presenze reali; figure immaginarie).

2. Analisi del testo

2.1. A quale personaggio si riferiscono i verbi scese, s’inoltrò, vide (due volte), giunse (nei versi 2, 3, 8 ,9 e 13)?

Che tempi del verbo sono?

2.2. Cerca le forme dei verbi all’imperfetto. A quali elementi e aspetti della scena si riferiscono? Quale contrasto creano questi verbi all’imperfetto con quelli indicati nella domanda precedente?

2.3. Molte parole indicano l’ombra, la sera, il sonno: è davvero sera o si tratta di un contrasto tra zone del

paesaggio? Nota e commenta le espressioni ove sera era perenne (v. 1), acqua torrida (v. 6), la coltre

luminosa (v. 22).

2.4. Spiega, anche con l’aiuto del dizionario, le parole proda (v. 1), larva (v. 7) e simulacro (v. 12).

Pag. 2/9 Sessione ordinaria 2006

Prima prova scritta

2.5. Quale scena descrivono i versi 4-6? Metti insieme le sensazioni che ricavi dalle espressioni rumore di penne,

stridulo batticuore, acqua torrida e dal verbo erasi sciolto.

2.6. Al v. 18 i dardi sono i raggi del sole che scendono attraverso i rami. Commenta l’espressione pioggia pigra

di dardi, in cui un carattere umano, la pigrizia, è attribuito ad un elemento naturale.

2.7. Commenta i due versi finali, rendendo con parole tue l’aspetto delle mani del pastore. (Ricorda che non

lontano da Tivoli, nella campagna romana, a quel tempo era ancora diffusa la febbre malarica).

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti

Riflettendo su questa lirica, e utilizzando le tue conoscenze di altre poesie di Ungaretti, commenta nell’insieme questo

testo, per metterne in evidenza la libertà metrica e l’intreccio di richiami simbolici, che sfuggono a una ricostruzione

logica ordinaria. Riferisciti anche al quadro generale delle tendenze poetiche, artistiche e culturali del primo

Novecento in Italia e in Europa.

 

TIPOLOGIA B – REDAZIONE DI UN “SAGGIO BREVE” O DI UN “ARTICOLO DI GIORNALE”

(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i datiche lo corredano. Se scegli la forma del “saggio breve”, interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi,argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro).

Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo. Se scegli la forma dell’ “articolo di giornale”, individua nei documenti e nei dati forniti uno o più elementi che tisembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo ‘pezzo’.

Da’ all’articolo un titolo appropriato ed indica il tipo di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano,rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).

Per attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).

Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

1. AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO

ARGOMENTO: Il distacco nell’esperienza ricorrente dell’esistenza umana: senso di perdita e di straniamento,

fruttuoso percorso di crescita personale.

DOCUMENTI

Dopo aver traversato terre e mari, Ma ora, così come sono, accetta queste offerte

eccomi, con queste povere offerte agli dèi sotterranei, bagnate di molto pianto fraterno:

estremo dono di morte per te, fratello, le porto seguendo l’antica usanza degli avi,

a dire vane parole alle tue ceneri mute, come dolente dono agli dèi sotterranei.

perché te, proprio te, la sorte m’ ha portato via, E ti saluto per sempre, fratello, addio!

infelice fratello, strappato a me così crudelmente. CATULLO, Dopo aver traversato terre e mari,

trad. S. Quasimodo, Milano 1968

Pag. 3/9 Sessione ordinaria 2006

Prima prova scritta

Da’ colli Euganei, 11 Ottobre 1797.

«Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so: ma vuoi tu ch’io per salvarmi da chi m’opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo; quanti sono dunque gli sventurati? E noi, purtroppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani nel sangue degl’italiani. Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra le braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da’ pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de’ miei padri»

U. FOSCOLO, Ultime lettere di Jacopo Ortis, 1802

«Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!…Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la

gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.»

A. MANZONI, I Promessi Sposi, cap. VIII, 1840

«Era il primo squarcio nella santità del babbo, la prima crepa nei pilastri che avevano sorretto la mia vita infantile e che ogni uomo deve abbattere prima di diventare se stesso. La linea essenziale del nostro destino è fatta di queste esperienze che nessuno vede. Quello squarcio e quella crepa si richiudono, si rimarginano e vengono dimenticati, ma in fondo al cuore continuano a vivere e a sanguinare.

Io stesso ebbi subito orrore di quel nuovo sentimento e avrei voluto buttarmi ai piedi di mio padre per farmelo perdonare. Ma non si può farsi perdonare le cose essenziali: lo sente e lo sa il bambino con la stessa profondità dell’uomo saggio.

Sentivo il bisogno di riflettere e di trovare una via d’uscita per l’indomani, ma non vi riuscii. Tutta la sera fui occupato ad assuefarmi alla mutata atmosfera del nostro salotto. La pendola e la tavola, la Bibbia e lo specchio, lo scaffale e i quadri alla parete prendevano commiato da me, e col cuore sempre più freddo ero costretto a veder sprofondare nel passato e staccarsi da me il mio mondo e la mia bella vita felice. Ero costretto a sentire le mie nuove radici che affondavano nel buio e succhiavano un mondo estraneo. Per la prima volta assaggiai la morte che ha un sapore amaro perché è nascita, angoscia e paura di un tremendo rinnovamento»

H. HESSE: Demian,1919, trad. it Mondadori, 1961

«Ero partita per il Nord immaginando che la pena dell’addio si sarebbe consumata al momento dei saluti. In mezzo a un mondo ricco di novità eccitanti – un mondo che aspettava solo me -, la mia nostalgia era destinata a sbiadire rapidamente.

Così fantasticavo, e le mie fantasie di adolescente sconfinavano spesso nell’esaltazione.

Ma l’impatto fu atroce. Quando, con un gesto deciso, si lacera un pezzo di stoffa, ci restano tra le mani due brandelli malinconicamente sfrangiati, e occorre lavorare con minuzia e pazienza per rimediare.

Le sfilacciature rimaste dopo lo strappo dalle nostre consuetudini meridionali erano tante, e ci vollero anni perché io e la mia famiglia potessimo restaurare i lembi delle nostre identità lacerate.

L’ansia suscitata in noi da modi di vita che ci erano estranei si manifestava sotto forma di diffidenza. E poi c’era la nostalgia, che non voleva sbiadire. E la retorica, che la sobillava.»

G. SCHELOTTO, Distacchi e altri addii, Mondadori, 2003

Pag. 4/9 Sessione ordinaria 2006

Prima prova scritta

«Siamo tutti migranti. Stiamo permanentemente abbandonando una terra per trasferirci altrove. Siamo migranti quando lasciamo i vecchi schemi e le vecchie abitudini per aprirci a nuove circostanze di vita. Un matrimonio, una separazione, la morte di una persona cara, un viaggio non da turisti, persino la lettura di un libro sono delle migrazioni interiori. Poi c’è la migrazione di chi lascia la madre terra per vivere altrove: una volta gli uccelli, oggi gli uomini. Ogni migrazione esteriore a poco a poco diventa anche interiore. Gli ostacoli possono trasformarsi in occasione di crescita. E’ un processo lungo e doloroso. Chi sono? Sono tutti i miei personaggi ("Madame Bovary c’est moi!" diceva Flaubert). Tutte le mie storie hanno qualcosa di me e nascono probabilmente dai miei conflitti interni. Le mie origini sono portoghesi, da parte della famiglia di mio padre, e tedesche (prussiane) da parte di mia madre. Ho vissuto l’infanzia in Brasile, la mia vera patria; penso che il mio italiano sarà sempre un po’ lusofonico. Se sono arrivata a destinazione? Fortunatamente no. Solo nel momento della mia morte potrò dire di esserci arrivata. E anche allora penso che inizierò un nuovo viaggio. Una nuova migrazione.»

Da un’intervista di C. Collina alla scrittrice brasiliana Christiana de CALDAS BRITO,

in “Leggere-Donna”, n. 98, Ferrara, 2002

«Quando uno parte, si sa, dev’essere pronto a tornare o a non tornare affatto. È una porta che lui apre all’interno di una stanza buia, e che a volte si rinchiude da sola alle sue spalle.

Già emigrare – partire con un’idea chiara del non ritorno – è la radicalizzazione di questa esperienza. È rinunciare a un certo “se stesso” (e quindi accettare il lutto di vederlo prima atrofizzarsi e poi perire per totale assenza di contiguità con i personaggi del passato), per scommettere su un futuro “se stesso” totalmente ipotetico: un rischio assoluto. Quando la scimmia lascia il ramo dov’è appesa, per aggrapparsi a un altro che ha intravisto tra il fogliame, può sembrare a chi l’osserva che voglia spiccare il volo senza ali di sorta. Ma per istinto la scimmia sa benissimo che non precipiterà nel vuoto. Allo stesso modo, qualcosa dentro al migrante sa dove si trova esattamente il ramo che lo aspetta, che aspetta le sue mani sicure, ed è questo qualcosa che lo spinge al salto»

Da un’intervista allo scrittore brasiliano Julio MONTEIRO MARTINS, a cura della redazione

di “Voci dal silenzio – Culture e letteratura della migrazione”, Ferrara – Lucca, dicembre 2003

   

«La partenza [per De Chirico] è un distacco traumatico, con riferimenti

biografici (da Volos, cioè dalla sua città natale, partirono gli Argonauti

alla ricerca del vello d’oro), ma anche con un destino di viaggi e

delusioni, avventure e depressioni, fino ad una probabile

conquista…Un nuovo arrivo e subito dopo una nuova partenza: resta

quello di Odisseo il mito centrale per De Chirico, l’uomo che ricerca se

stesso attraverso la peregrinazione e la perdita di tutto, tranne che della

memoria»

M. FAGIOLO DELL’ARCO, Pensare per immagini, in “I classici dell’arte – il

Novecento – De Chirico”, Rizzoli 2004

G. DE CHIRICO, L’angoscia della partenza, 1913

2. AMBITO SOCIO – ECONOMICO

ARGOMENTO: Città e periferie: paradigmi della vita associata, fattori di promozione della identità personale e collettiva.

DOCUMENTI

[I PARTE]

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2 risposte a Esami di Stato 2006

  1. marika ha detto:

    Devo fare un saggio breve proprio sull’argomento: Il distacco nell’esperienza ricorrente dell’esistenza umana: senso di perdita e di straniamento, fruttuoso percorso di crescita personale. AIUTATEMI NON SO COME FARE!!!HELP

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  2. tony ha detto:

    Cara Marika,non capisco perché hai scelto me per tale richiesta. L’argomento è interessante e vorrei tanto poterti esserti utile, ma dovrei partire da zero così come devi fare tu e, sinceramente, non ho il tempo ora. Mi spiace ma credo che aiutandoti con qualche semplice ricerca in internet tu possa da sola riuscire a scrivere qualcosa. Auguri.

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