Calendario Celtico (Solstizio d’Estate)

 
CALENDARIO  CELTICO 
 
  
 
 Ingiallisce la scintilla arrossiscono le braci! Noi andremo ai nostri antichi dei.
(Goethe) 
 
Per le popolazioni celtiche (nel III sec. in tutta l’Europa centro settentrionale a.C, ma anche in molte altre antiche tradizioni nel mondo) l’anno era diviso in due grandi semestri naturali, invernale ed estivo. All’interno di questi due periodi (porte), seguendo il ciclo della Natura, quattro date segnavano il passaggio delle stagioni (energie) e venivano celebrate con 4 grandi festività: Samhain, Imbolc, Beltane  e Lughnasadh. Praticamente esse segnavano i due solstizi (inverno-estate) e i due equinozi (primavera-autunno) in funzione delle fasi lunari. Nell’Antica Tradizione le due festività maggiori erano quelle che segnavano rispettivamente l’inizio dell’estate (Beltaine) e l’inizio dell’inverno (Samhain) ed esistevano solamente due stagioni, non quattro: la metà oscura e la metà luminosa dell’anno. Inoltre, per i Celti, il giorno iniziava al tramonto del sole.
 
Samhain = tra il 30 ottobre e il 1° novembre. Capodanno Celtico e apertura della porta per l’Aldilà.
Imbolc = tra il 31 gennaio e il 1° febbraio. In onore della dea Brigit (Brighid), corrisponde praticamente alla festività cristiana della Purificazione della Vergine che segna la vigilia della Candelora.
Beltane = nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio. Corrisponde alla Calendimaggio.
Lughnasadh = nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto. Lammas, festa del pane o del grano.
Pertanto Samhain rappresentava l’inizio del primo semestre, l’inizio dell’anno, quello del rinnovamento, del buio o dell’inverno e Beltane il suo opposto.  
Il tempo intermedio tra due feste (equinozio-solstizio) era segnato da nuove feste della natura (Sabbath) governate dal sole (quattro Albans) e già note ad altre civiltà:
Arthuan o Yule – solstizio d’inverno: 21 dicembre.
Eiler od Ostara – equinozio di primavera: 21 marzo.
Heruin o Litha – solstizio d’estate: 21 giugno.
Elved o Mabon – equinozio d’autunno: 21 settembre.
 
Considerato che il sabbath più vicino è quello di Litha (Solstizio d’Estate), eccovi una spiegazione sui suoi antichi significati.  
 

 
 
Solstizio d’Estate
MIDSUMMER’s EVE, Festa di San Giovanni (St.John’s Eve)
  
E’ il momento dell’anno (21-24 giugno) in cui il predominio lunare (segno del Cancro) si fa più forte di quello solare.
Quest’ultimo, invece, raggiungerà il suo culmine a Lughnasadh. Il solstizio d’estate è quindi un punto di massima espressione delle facoltà lunari, forze di natura femminile a cui si sono ispirate tutte le maghe del mondo. A livello iniziatico il giorno di mezza estate rappresenta un passaggio importante, quasi un traguardo, nonostante che per gli alchimisti non si è ancora arrivati all’oro filosofale. Una tappa spirituale questa, rappresentata dal 5° Chakra della filosofia indiana. Lo chakra della Luna piena, rappresentato da un triangolo giallo con un cerchio bianco inscritto (Vishuddha ovvero purificazione) che simboleggia il dominio dell’elemento acqua, mentre i suoi frutti d’argento tendono a solarizzare (maturare) in frutti d’oro. L’antica Alchimia associava l’acquisizione dei primi poteri alla "Pietra di Luna" o "Elixir al Bianco".  Simbolicamente questo è l’inizio della prima manifestazione della materia e indica il dominio sulla sfera materiale (equivalente al numero 16, interezza e perfezione). Esotericamente, il solstizio d’estate rappresenta l’apertura di una porta (crescita spirituale) verso una forma di conoscenza superiore (dal 5° al 6° Chakra), rappresentata dal terzo occhio sulla fronte. Infatti, la vera Via della Conoscenza non può essere dominata solo dalla Luna (irrazionalità e superstizione) o dal Sole (materialismo e integralismo) ovvero, non appartiene né a Jachin né a Boaz (le colonne del Tempio di Salomone) ma deve passare per l’unione dei contrari (Sentiero di mezzo). 
 
 
Nell’antica Roma i due solstizi erano consacrati a Giano bifronte (ianus, porta), il dio guardiano delle soglie e dei passaggi (Omero cita le due porte Aquilon (nord) e Noto (sud), sull’isola di Itaca, come passaggi per il modo degli dei). Nel ciclo giornaliero attraverso la Porta del Cielo di Oriente entra il Sole per dare inizio al giorno, attraverso quella di Occidente il Sole esce al tramonto.
Nel ciclo annuale Giano apre e chiude le Porte Solstiziali, attraversando le quali il Sole inizio alle due metà, ascendente e discendente, del percorso annuale.
I due volti, quello maturo e barbuto, simbolo del passato, e quello giovane e gioioso, simbolo del futuro, guardando contemporaneamente indietro e avanti mostrano il potere del Dio sul tempo. A volte Giano ha un volto virile, anziano e barbuto, altre un volto femmineo, giovane e bello, in relazione al primitivo significato di simbolo del Sole e della Luna espresso dalla coppia Janus-Jana o Diano-Diana, con senso analogo a quello della coppia divina di Giove e Giunone. E’ il dramma cosmico della morte e della rinascita del Sole, che segna nel corso dell’anno l’avvicendarsi delle stagioni e del ciclo della vegetazione. La tradizione assegna alla Porta del Capricorno un significato positivo in quanto apre la fase dell’anno in cui il Sole cresce e alla Porta del Cancro un significato negativo in quanto dà inizio al semestre oscuro. La Porta Invernale è detta Porta degli Dei, perchè attraversandola le anime ascendono al divino e le influenze superiori discendono sulla terra.
La Porta Estiva è detta Porta degli Uomini o degli Antenati perché destinata alla discesa delle anime sulla terra ed al perpetuarsi del ciclo delle esistenze materiali. 
 
Stranamente, nella religione cristiana troviamo i due Giovanni (Battista ed Evangelista) posti presso i due solstizi (21 giugno – 27 dicembre) come le facce di Giano. Il nome di Giovanni Battista e Giano avrebbero la stessa radice ebraica Joni (giorno), come a ribadire il significato solare del termine. Altri sostengono che Giovanni derivi dall’ebraico hanan, che significa misericordia e lode, pertanto, dal momento che la misericordia scende da Dio sugli uomini, mentre la lode sale verso la divinità, il nome corrisponderebbe alla direzione discendente e ascendente delle due metà del ciclo annuale. Inoltre, in molte altre definizioni emerge l’aspetto solare del Battista.
Le feste del Solstizio Estivo, assegnano al Santo il ruolo di protettore dalle influenze malefiche, in quanto garante della rinascita della Luce nel momento in cui inizia la fase oscura del cielo annuale e più pressanti si fanno le minacce delle forze malefiche e tenebrose, in riferimento al senso negativo della seconda metà dell’anno ed al concetto della discesa delle anime nel mondo attraverso la Porta del Cancro.
Essere il discepolo prediletto da Gesù conferisce, invece, a Giovanni Evangelista una posizione, quasi di identificazione e di successione in rapporto al Sole nascente. Non a caso Cristo gli affida la Madre, simbolo della Materia Prima e del Principio femminile, ricettacolo e riflesso della Luce solare.
L’iconografia sacra presenta la Vergine e S. Giovanni ai piedi della Croce, l’una sulla sinistra (rispetto all’osservatore, ovvero a destra della Croce) e l’altro a destra: alle loro figure corrispondono il Sole e la Luna posti ai lati della Croce, in alto. In ogni caso, il simbolismo di Giovanni Evangelista (rivelazione e mistero) riconduce alla Porta degli Dei del Solstizio d’Inverno, dedicata sia all’ascesa delle anime che alla volontaria discesa dello Spirito.
 
 
 
La saggezza popolare sapeva cogliere la magia e il gran mistero della Notte di San Giovanni.
Il solstizio d’estate è il momento per venerare la potenza della luce, il maschile, la cima della montagna, la lama della spada, l’esteriore e l’assertivo. 
Questo periodo, quando il giorno diventa il più lungo dell’anno (con le ore della notte uguali a quelle del giorno), perchè il sole è allo zenith (punto più alto della volta celeste) era considerato carico di grandi energie e pertanto ricco di molte tradizioni ed usanze, alcune delle quali eseguite ancora oggi. L’acqua ed il Fuoco sono per antonomasia i simboli solstiziali (Giovanni battezza con l’acqua e Dio purifica col Fuoco) che si ritrovano in molte feste popolari. Da sempre, con il fuoco si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Intorno ai fuochi dunque si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi: le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell’aria scura promesse d’amore e di fortuna. La leggenda vuole che durante questo periodo le streghe di Benevento si radunassero sotto il grande Noce (l’albero delle streghe) e la notte di San Giovanni era associata con le forze lunari, con la rugiada e con le erbe che, raccolte questa notte, hanno maggior potere. Il grande Noce simbolicamente potrebbe rappresentate l’Albero Cosmico o dei Filosofi.
 
 
Erbe di San Giovanni
Erico scacciadiavoli, anti malocchio. I suoi petali rossi erano ritenuti pregni del sangue del santo).
Aglio pianta che protegge dalle creature malefiche. Il nome sanscrito dell’aglio significa infatti "uccisore di mostri".
Artemisia assenzio volgare consacrata a Diana-Artemide.
Verbena simbolo di pace e prosperità.
Ruta detta anche "erba allegra", perché è un’efficace talismano contro il maligno.
E’ la notte quando il sole (fuoco) si sposa con la Luna (acqua).
Il nocino è il liquore che si prepara dalle noci raccolte in questo giorno. La noce che secondo l’alfabeto Ogham (dei Celti) era in relazione col numero 9 (numero lunare). Si dice che la dea greca Caria (Carmen, la dea italica della divinazione)  amata da Dioniso morta improvvisamente, fu trasformata dal dio in albero di Noce mentre nove fanciulle vi danzavano intorno ( le nove ninfe Cariatidi). 
 
"… unguento unguento
mandame alla noce de Benevento
supra acqua et supra vento
et supra omne maltempo "
 
 
I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori anche purificatori e l’usanza di accenderli si riscontra in  moltissime regioni europee e persino nell’africa del nord. Secondo antiche tradizioni chi salta il fuoco è sicuro di non dover soffrire il mal di reni per tutto l’anno. Gettando erbe particolari (come la verbena) nel fuoco del falò si allontana la malasorte. In Sardegna si ritiene che il sole all’alba saltelli tre volte prima di innalzarsi in cielo, come fece la testa di Giovanni Battista quando fu decapitato.
La mattina del 24 Giugno le persone girano tre volte intorno alla cenere lasciata dal falò e se la passano sui capelli o sul corpo, per scacciare i mali.
La rugiada raccolta aveva il potere di curare, di purificare e di fecondare.
Recarsi all’alba sulla riva del mare o del fiume a bagnarsi preservava dai dolori reumatici.
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno si usa bruciare le vecchie erbe nei falò e mettere in atto diversi tipi di pratiche per conoscere il futuro perchè, come dice il detto, " San Giovanni non vuole inganni".
La notte di San Giovanni, a Roma, fino al 1872 (anno in cui la festa fu soppressa dal governo italiano), dopo l’Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone che dava inizio ai festeggiamenti. Quella sera poi, ci si trovava nelle osterie per mangiare tutti insieme le lumache, in modo da scongiurare futuri litigi ed appianare insieme vecchie scaramucce. Le lumache infatti, in quanto animaletti cornuti, se mangiate in abbondanza, scongiuravano anche il pericolo di essere traditi dai propri amati.
A san Giovanni ogni mosto è vino, quasi a significare il completamento e l’acquisizione dei poteri di questo periodo del calendario celtico.
 
Tradizioni.
  • Si accendono i fuochi dei falò la vigilia del 24. Il fuoco è considerato purificatore come la rugiada. E’ bene augurale saltare sul fuoco avendo ben chiare le cose che vorremmo veder cambiare nella nostra vita. Più intenso e puro sarà il desiderio espresso mentalmente al momento del salto e più esso avrà ottime possibilità di realizzarsi.
  • Sotto il guanciale vengono messe le "erbe di San Giovanni", legate in mazzetto in numero di nove compreso l’iperico, per avere dei sogni premonitori.
  • Il giorno di San Giovanni se si compera l’aglio si avrà un anno prospero.
  • A mezzanotte si deve cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa per aumentare i propri guadagni.
  • Si mangiano le cosiddette " lumache di San Giovanni " con tutte le corna che assumono il significato di discordie e preoccupazioni. Mangiarle significa distruggerle le avversità.
  • Si raccolgono le noci ancora immature per preparare il "nocino" un liquore corposo da bere gradualmente in futuro per riacquistare le forze nei momenti del bisogno.
  • portare l’iperico all’occhiello nella notte della festa, protegge dalle streghe. 
 
 

 
 
 Buon Solstizio d’Estate a tutti voi!
 

 
 
Riferimenti: 
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Una risposta a Calendario Celtico (Solstizio d’Estate)

  1. Lili ha detto:

    mi piacciono molto questi tuoi articoli. Io seguo le pratiche wicca e rispetto tutte le feste. se ti va ne possiamo parlare.

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